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Oriana Fallaci e Firenze: la sua città le intitola un piazzale nel decennale della scomparsa
[ 16-09-2016 ]

"Mi ritengo una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All'estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa". Così scriveva Oriana Fallaci di sè. L'Oriana giornalista. L'Oriana 'scrittore'. Ma soprattutto l'Oriana donna, che amava Firenze in modo viscerale, difendendola anche quando il suo sentimento non sembrava ricambiato, anche quando si sentiva "esule" in terra straniera durante i lunghi anni vissuti a New York.

Oggi, però, nel decennale della sua scomparsa, Firenze ha voluto dimostrarle che sì, il suo amore è ricambiato: da oggi, 15 settembre 2016, il piazzale presso il giardino della Fortezza da Basso, vicino alla vasca dei Cigni, è intitolato a lei. Ad Oriana Fallaci. Un gesto atteso a lungo da molti fiorentini che hanno affollato il giardino durante la cerimonia di intitolazione, alla quale hanno presenziato il sindaco di Firenze Dario Nardella, assessori, consiglieri comunali e regionali; oltre alle istituzioni, presenti anche il nipote della scrittrice Edoardo Perazzi, Ferruccio De Bortoli, Giangiacomo Schiavi e l'attrice Maria Rosaria Omaggio che, spesso impegnata nel ricordo della Fallaci durante la sua carriera, ne ha letto alcuni brani e articoli.

"Oggi Firenze vuole legare per sempre un pezzo di sè a una grande donna - ha dichiarato il sindaco Nardella nel corso della cerimonia - Questo vuole essere un segno di gratitudine nei suoi confronti e non un gesto riparatore, perché lei amava in modo assoluto e incondizionato Firenze, difendendola sempre contro tutto e tutti".
Oriana Fallaci era questo. Era passionalità, coraggio, attaccamento ai propri ideali, a quella libertà per la quale tenacemente lottava, tanto nel lavoro quanto nella vita privata. Una libertà di spirito e pensiero che cercava (e trovava) anche quando intervistava i "potenti della Terra". Quelli che appena la vedevano entrare, così minuta con il suo 1.56m e soli 42 kg di peso, pensavano "Tutto qui?" E lei prontamente rispondeva: "Sì, tutto qui. Ma a volte l'apparenza inganna".
Eccome se inganna. In quel 1.56m c'era tutto: ostinazione, rigore, indefessa dedizione al lavoro, sguardo attento e capace di mettere a nudo la personalità di chiunque, di cogliere le sfumature invisibili ai più, quello meno superficiali. A lei non sfuggiva niente. Penna acuminata, spietata, brutalmente sincera nel delineare i ritratti dei suoi intervistati, ma anche tanta femminilità, dolcezza, emozioni, ironia. "Lei era una donna complessa, straordinaria, unica - ha ricordato Nardella - non si atteggiava a grande persona e non ambiva ad esserlo: lei lo era. Le scuole e le università dovrebbero riprendere in mano tutta la sua opera, per stupirsi ancora di fronte alla sua ricchezza di emozioni e riflessioni. Perché la Fallaci aveva una spontanea attitudine a tenere sempre insieme cuore e mente, ad esprimere solo pensieri animati da forti passioni".

Il suo lascito è immenso. E si fa sentire fortissimo, ancora oggi: "Oriana Fallaci ci invita tuttora a riflettere sull'identità e sulla crisi di valori - ha detto Nardella - non possiamo fare un vero dialogo con chi è diverso da noi, se prima non abbiamo una forte consapevolezza della nostra identità. La vera crisi che attraversa il Paese e l'Europa è culturale: questo ci avrebbe detto oggi Oriana Fallaci". E lo avrebbe detto, lo avrebbe scritto con quella sua penna tagliente e spesso scomoda, che tanto ha diviso, suscitato polemiche, reazioni indignate. "Un ostracismo ottuso - ha sottolineato Ferruccio De Bortoli - in un Paese generoso di riconoscimenti a tanti, ma spesso ingiusto nei confronti di una grande giornalista e scrittrice, anzi 'scrittore' come preferiva definirsi, perché la parità di genere se l'era conquistata sul campo. Noi tutti - ha affermato - dovremmo chiederle scusa". Fu proprio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera nel 2001, a recarsi a New York per chiedere alla Fallaci di tornare a scrivere un articolo dopo anni di silenzio. E da lì nacque "La rabbia e l'orgoglio". Mostrando nuovamente la sua libertà, il coraggio delle sue idee, quello sguardo che indaga e va oltre la superficie spesso ingannevole delle cose. "Lei è stata la passione, l'emozione, l'invito a puntare alla Luna, a non fermarsi mai all'ovvio, all'andare a vedere per poter poi raccontare - ha ricordato Giangiacomo Schiavi - Bisogna leggere le persone e i fatti. Senza un pensiero, una morale, non si racconta niente".

Per questo Oriana Fallaci sapeva raccontare.
Perché lei sapeva osservare gli altri e ciò che la circondava, sapeva pensare liberamente senza sottostare a regole scritte e non scritte, sapeva scavare a fondo delle cose con voracità di conoscenza. Sapeva amare con passione e lottare, instancabilmente. In fondo, come recitano le sue stesse parole interpretate dall'intensa Maria Rosaria Omaggio in chiusura di cerimonia, "La vita ha quattro sensi: amare, soffrire, lottare, vincere. Chi ama soffre, chi soffre lotta, chi lotta vince. Ama molto. Soffri poco. Lotta tanto. Vinci sempre".

di Alessandra Toni

 

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