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Una nuova concezione religiosa ad opera di Vito Mancuso: ''Obbedienza e libertà''
[ 27-03-2013 ]

Nuovo appuntamento con "Leggere per non dimenticare", rassegna a cura di Anna Benedetti. Ospite del giorno alla Biblioteca delle Oblate è Vito Mancuso, teologo e docente di Teologia moderna e contemporanea presso il San Raffaele di Milano, giunto a presentare la sua ultima fatica dal titolo: "Obbedienza e libertà - Critica e rinnovamento della coscienza cristiana".

A causa di quest'opera l'autore si è conquistato aspre polemiche ed antipatie da parte della comunità ecclesiastica, colpa di una presunta incompatibilità di alcune sue tesi con il nucleo teologico-dogmatico tradizionale della fede cristiana.
Al centro del suo lavoro, infatti, sta la costruzione di una "teologia laica, nel senso di un rigoroso discorso su Dio, tale da poter sussistere di fronte alla filosofia e alla scienza".

"Che cosa è più importante nella vita di un essere umano, l'obbedienza o la libertà?": questa è la domanda che l'autore si pone e che da l'incipit per un testo intenso e coraggioso, che affronta il "tragico paradosso della coscienza cristiana", oggi divisa tra queste due polarità apparentemente opposte. L'autore propone un "discorso sul metodo", fondato non più sul principio di autorità, ma sul più complesso principio di autenticità. Alla luce del delicato rapporto con il potere ecclesiastico, i grandi temi della riflessione umana vengono presentati in modo inedito e coinvolgente, con estrema chiarezza. La verità e il potere a partire dalla teologia politica del Grande Inquisitore (fondamentale capitolo de "I fratelli Karamàzov" di Dostoevskij), la religione "contaminata", l'identità umana tra anima e coscienza per concludere con il quasi utopico tema del dialogo tra le grandi religioni mondiali.

La posta in gioco è particolarmente alta: una fede all'altezza dei tempi, una concezione evolutiva e dinamica della verità. Vero manifesto della teologia di Vito Mancuso, "Obbedienza e libertà" lancia un messaggio forte e chiaro: da un lato la Chiesa deve liberarsi della superata visione del mondo propria della sua dottrina, dall'altro il mondo laico deve tornare a interrogarsi sui grandi orizzonti della ricerca spirituale, "perché la spiritualità", come afferma Mancuso, "è una particolare gestione della libertà".


di Simone Piccinni

 

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