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Giornata della Memoria: ''Le mani sulla città'' di Francesco Rosi
[ 23-03-2016 ]

In occasione della XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera e Avviso Pubblico, presso l'Auditorium Stensen di Firenze, si è tenuta la proiezione del film "Le mani sulla città" di Francesco Rosi, vincitore del Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia 1963.

A distanza di 53 anni, è un film drammaticamente attuale.
Siamo nell’Italia del boom economico e dell’urbanizzazione: il Nord passa da una condizione rurale ad uno scenario industrializzato, il Sud invece si affaccia verso una realtà edile.
Gli italiani stanno prendendo consapevolezza, le piazze nei comizi sono piene, la politica pullula di partiti e i cartelloni elettorali di nomi più o meno noti.
C’è una scena in cui l’occhio del regista si allontana dal palco del comizio e si ferma sui cartelloni, su uno di questi si legge il nome di Achille Lauro, eletto sindaco di Napoli nel 1952. Questo a sottolineare quanto il racconto di Rosi fosse non tanto simbolico quanto reale e studiato a lungo” ha spiegato Don Andrea Bigalli.
Rosi prima di girare il film, aveva per mesi osservato il contesto, prendendo appunti nei comizi e facendo poi recitare agli attori quei discorsi, quelle facce, quelle vecchie teste che annuiscono tutte uguali nei cappotti e facendo agitare in aria quelle mani che tutti dichiarano “pulite”, chiedendo addirittura a qualcuno di recitare se stesso.

Sullo sfondo c’è Napoli e la speculazione edilizia, in primo piano la scena del crollo di un vecchio palazzo. Così si apre il film: con una scena reale, non realistica. Il regista, infatti, aveva fatto sistemare, dietro ai materiali della vecchia struttura, del polistirolo e una ‘macchina leonardesca’ che, al “via”, avrebbe fatto crollare tutto. La cittadinanza non era stata avvisata; la smobilitazione dei vicoli, le urla delle donne e i pianti dei bambini sono autentici. “Mentre l’Italia si sta urbanizzando e gli italiani prendono consapevolezza, Rosi, posizionando 7 cineprese in 7 diverse angolature, fa realmente crollare un vecchio edificio in una periferia di Napoli, senza che nessuna autorità se ne accorga o intervenga. Anche questo fa riflettere”, ha continuato Bigalli.

A seguito del crollo, Eduardo Nottola, costruttore del palazzo e consigliere comunale di un partito di destra, viene denunciato. Coinvolto nell’inchiesta e politicamente compromesso, Nottola non esita a far incarcerare il figlio, per salvaguardare quello per cui da sempre si batteva: il potere.

De Vita, consigliere socialista nel film, interpretato da Carlo Fermariello, che è stato sindaco ed esponente del Pc nella vita reale, si batte affinché l’inchiesta venga approfondita e Nottola inchiodato. Attraverso De Vita, Rosi, che era politicamente schierato a sinistra, vuole rimandare un messaggio positivo proprio di quella politica che crede ancora nei valori e negli ideali, non al comando di interessi economici.

È un film sul potere e sui compromessi che, nell’ascesa, spesso si raggiungono. Per la prima volta un regista parla di quello che succede all’interno dei Consigli Comunali. È immediata l’analogia con il film ‘Suburra’, che però, a mio avviso, non ha la capacità di andare fino infondo”, ha concluso Bigalli.

Michele Crocchiola dello Stensen ha sottolineato: “Il film pone l’accento sul senso della discesa in campo che spesso avviene quando gli interessi privati si sovrappongono alla cosa pubblica e troppo spesso vede come soluzione -diventare cosa pubblica”.

Quello di Rosi è un grande esempio di cinema civile. Oggi, in un momento storico dove “Mafia Capitale” non fa più neanche notizia, “Le mani sulla città” sembra porsi un obiettivo quasi utopico: smuovere le coscienze per cambiare le cose.

di Erika Greco

 

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