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''C'era una volta il manicomio''. Ma San Salvi c'è ancora!
[ 29-03-2016 ]

Mercoledì 24 marzo 2016 si è svolta la replica n°551 della passeggiata “C’era una volta il manicomio”. Ma il manicomio c’è ancora ed è proprio dentro la cittadina di San Salvi che si è svolto lo spettacolo interattivo e itinerante di e con Claudio Ascoli fondatore della compagnia teatrale “Chille de la balanza”.
La compagnia è nata a Napoli nel 1973 dove si è formata, riprendendo in modo molto rigoroso le tradizioni napoletane. Gli attori della compagnia, affascinati dalle avanguardie del XX secolo, hanno collaborato con artisti francesi e nello stesso periodo si sono avvicinati al teatro di Strada, che, dopo uno studio attento, hanno fatto proprio e proposto in tutta Europa.
Sono arrivati in Toscana a metà anni 80, a San Salvi nel 1998 con un progetto denominato prima San Salvi la città negata, poi San Salvi la città ri-nata e ora San Salvi Città Aperta con tante iniziative per l’Estate Fiorentina.
Il manicomio di San Salvi, costruito nel 1890 da Giacomo Roster, esteso 32 ettari e contenente 20 padiglioni, è una città nella città. Anche se forse di città non si può parlare quando manca la dignità da una parte e regna l’indifferenza dall’altra. Confinati ma confinanti, i matti urlavano mentre Firenze, sorda, proseguiva fra le primavere e gli inverni, con le sue lotte operaie e contadine del biennio rosso, con quelle partigiane  della seconda guerra mondiale e le lotte sessantottine dell’autunno caldo.
“Un giorno del 1920 i matti si ribellano e incatenano gli infermieri. Immaginatevi l’assurdità di una situazione completamente ribaltata dove il personale è inerme e i matti in libertà” ha raccontato Ascoli. Il pubblico in sala ha riso, un po’ timido. Claudio ha continuato: “E cosa scrivono i matti sulla porta? Anarchici!”.  A quel punto nel pubblico è scoppiata una risata. “E cosa si scoprì dopo anni? Che erano stati rinchiusi proprio perché anarchici!”, ha concluso secco Claudio. Non ha riso più nessuno mentre i personaggi uno dopo l’altro cominciavano a prendere vita e ad urlare di nuovo in quelle stesse mura.
I “Chille de la balanza” hanno aderito alla campagna nazionale “E tu slegalo subito”, promossa dal Forum Salute Mentale, per l’abolizione della contenzione, che in Italia, in tanti servizi psichiatrici ospedalieri di diagnosi e cura, è una pratica ancora oggi molto diffusa.
Claudio Ascoli mette in scena le fragilità di chi la vita la vive come un peso, di chi vive una condizione di perturbazione mentale, di chi ha un diverso orientamento sessuale, di chi è indifeso perché è semplicemente un bambino o un vecchio o una donna, di chi viene contenuto con le fasce per  “impedire che possa nuocere a sé o agli altri” con il dolore della sua solitudine.
San Salvi è un luogo che parla con i segni e con le scritte lasciate sui muri da chi c’ha vissuto e da chi credeva di essere di passaggio ma non se n’è andato più.
Dalla legge 180 dello psichiatra  Basaglia che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il Trattamento Sanitario Obbligatorio, il manicomio di San Salvi ha impiegato 20 anni per chiudersi. Nel frattempo gli infermieri non volevano rinunciare al loro ruolo e continuava la sopraffazione dell’uomo sull’uomo.
Claudio Ascoli è riuscito a dare voce a chi ha avuto la bocca imbavagliata ma soprattutto è riuscito a suscitare tante risate negli spettatori/partecipanti per poi lasciarli, a un tratto, inermi, increduli, responsabili, consapevoli.
“Cosa si festeggia il 25 aprile?” ha chiesto Ascoli ai ragazzi.
“Si festeggia la fine della seconda guerra mondiale”, ha risposto una ragazza. “La liberazione dal nazismo”, ha detto un ragazzo. “Dal fascismo”, ha risposto un altro.
“Vedete com’è facile confondersi e dimenticare? Il 25 Aprile si festeggia la liberazione dal fascismo. In un momento storico in cui in Italia erano tutti ex qualcosa (ex fascisti, ex partigiani, ex monarchici), Basaglia si è domandato come si possa festeggiare il fatto di liberarsi da se stessi”,  ha proseguito Ascoli.
“Ma quando in molti hanno pensato di dare al 25 aprile il nome di ‘Festa della libertà’, Basaglia ha detto: diffidate di chi parla sempre di libertà, senza chiarezza. È necessario parlare di liberazione perché c’è coscienza della libertà e da cosa ci si libera”, ha concluso Ascoli.
Nella passeggiata proposta da Claudio rimbombavano le parole di Basaglia, l’alienazione di chi è stato rinchiuso, i passi dei “matti”, le scritte di chi non si arrendeva alla vita e il vuoto graffiante di chi ormai si lasciava vivere.
“C’era una volta il manicomio” è un percorso che scava nelle vite degli altri e nelle coscienze di tutti, affinchè non accada più che le persone vengano ridotte ad un numero d’archivio, confinate in quattro mura, mentre fuori si combatte per chissà quale libertà.

Erika Greco

 

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