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Calcio Integrato: “Lo sport come veicolo di integrazione e crescita sociale” a Coverciano
[ 24-06-2018 ]

Ci possono essere innumerevoli esempi di quanto lo sport riesce ad essere veicolo di integrazione. A tutti i livelli di competizione, in ogni disciplina, la pratica sportiva è capace di unire come pochissime altre attività umane. Un bell’esempio di questa capacità è il progetto di calcio integrato, portato avanti dal Quartiere 4 di Firenze, dalla UPD Isolotto e dalla Fondazione Artemio Franchi ONLUS dal titolo “Un goal per l’inclusione sociale”. Il calcio integrato prevede che una squadra di otto ragazzi con disabilità intellettiva si integri con una di quindici ragazzi normodotati, che si alternano tra di loro. Questi ultimi erano inizialmente volontari, poi è stato scelto un anno della scuola calcio e i ragazzi di quell’anno, a turno, vengono invitati a giocare nella squadra del calcio integrato assieme ai volontari. Il prossimo anno oltre ai volontari ci saranno ragazzi di due anni della scuola calcio. Il progetto è seguito da figure professionali che rendano il gioco e, soprattutto, l’inserimento reciproco il più facile e leggero possibile. Tre psicologi, un psicofisiomotricista, un neuro psicomotricità e due allenatori FIGC aiutano e supportano la squadra di calcio integrato in ogni sua attività, sul campo da gioco, durante gli allenamenti e non solo. Per comprendere meglio il progetto, le difficoltà nella realizzazione e la soddisfazione per il suo crescente successo, abbiamo intervistato tre dei suoi “promotori”, tre persone grazie alle quali è stato possibile non solo partire ma anche fare del calcio integrato una realtà bellissima e dal respiro cittadino. Barbara Felleca, presidente della Commissione Sport del Quartiere 4, Gino Fantechi Materni, Vicepresidente dell’UPD Isolotto e Rossella Capecchi, una psicologa che segue la squadra.

Cominciando da una donna: Barbara, da cosa è partita l’idea del calcio sociale?
Barbara Felleca: “L’idea del calcio integrato nasce da una maratona d’ascolto in cui un genitore di bimbo con sindrome di Down mi ha detto che suo figlio avrebbe voluto giocare a calcio insieme ai suoi compagni di scuola. Lo sport per me è un femorale ed unico strumento di integrazione e allora mi sono chiesta perché non provare a far allenare bimbi speciali con bimbi normodotati. Lo sport del calcio rende possibile tutto ciò”.

L’input è stato notevole, e l’intuizione non da poco, ma come ti sei mossa per rendere possibile il progetto nella pratica?
Barbara Felleca: “Siamo partiti da quello che esisteva già a Roma, la Totti Soccer School. Per capire come funzionasse abbiamo parlato con psicologi ed allenatori, e poi abbiamo costruito un progetto su misura per noi. Firenze è una città grande e accogliente, e adesso un modello di integrazione che sta contagiando altri sport. C’è stata c’è tanta voglia di mettersi in ascolto delle esigenze, di cercare di rispondere ad un bisogno con umiltà ma con tanto coraggio. Niente è meglio del calcio: è un mondo di supereroi, e nel calcio integrato tutti sono supereroi”.

A Gino Fantechi Materni, che si occupa dell’aspetto strettamente “sportivo” del progetto, in quanto vicepresidente dell’UPD Isolotto:

Come si è messa a disposizione l’UPD Isolotto per il progetto? Con quali atleti e con quali strutture?
Gino Fantechi: “La collaborazione con il Quartiere e con il genitore che lanciò l’idea è partita subito, vista la possibilità e la bellezza del progetto: non si trattava di arrivare sulla luna, ma di un qualcosa di possibile. Il nocciolo della questione sta soprattutto nella seconda domanda: voglio sottolineare che è rivoluzionario che una società sportiva “classica”, dedita al calcio, si prendesse in carico con gioia una ulteriore squadra dedita all’integrazione di ragazzi con disabilità. Fare calcio dove tutti fanno calcio è la questione più importante, senza separare i ragazzi disabili dagli altri. Gli atleti sono quelli della Scuola Calcio, e la struttura è quella calcistica per antonomasia: i nostri campi di calcio”.

Che tornei avete organizzato e quali sono in ponte? Il progetto andrà avanti?
Gino Fantechi: “Il fiore all’occhiello dei nostri tornei è stato il primo che abbiamo organizzato, per il 14 di Maggio dell’anno scorso al Centro di Coverciano. Ci tengo a sottolineare che non è stato un “torneo” nella più stretta accezione del termine ma una manifestazione relativa al calcio integrato a Firenze. Han partecipato 10 squadre, da Firenze, dalla Toscana e dalle Marche. Naturalmente adesso l’attenzione è rivolta alla seconda manifestazione del 24 Maggio, sempre a Coverciano: non vuole essere un torneo, una prova di agonismo, ma un qualcosa che diffonda questo tipo di attività, che comunque è presente e sempre in crescita nel nostro tessuto sociale. Abbiamo tutta l’intenzione di mandare il progetto ancora oltre: l’anno scorso partimmo con 7 ragazzi, che poi sono diventati 9 e che quest’anno sono 12, e l’integrazione, la sensibilità dell’ambiente sono aumentate. Noi crediamo in quello che facciamo e lo facciamo naturalmente in modo professionale. Difatti, oltre al gioco in sé c’è uno staff di supporto ai ragazzi per le possibile problematiche personali e di inserimento in squadra. La nostra cartina di tornasole è la soddisfazione dei ragazzi, che vengon sempre volentieri ad allenarsi e a partecipare alle varie iniziative, e la soddisfazione anche delle famiglie”.

Proprio per andare a fondo nella questione della professionalità, abbiamo sentito la Dottoressa Rossella Capecchi, una psicologa che segue il progetto del calcio integrato.

Quali sono gli aspetti migliori e le difficoltà di questo tipo di integrazione?
Rossella Capecchi: “L’obiettivo del progetto è l’inclusione sociale, che fa da sfondo a tutto. L’allenamento, la partita di calcio integrato devono esser momenti ludico-motori. I punti di forza del progetto sono sicuramente il divertimento e il fatto che la passione per il calcio aiuta a divertirsi e a star insieme. La difficoltà forse sta in un punto soprattutto: per i normodotati è in un certo senso esperienza di responsabilizzazione, non di assistenza, è cercare di giocare insieme e divertirsi insieme. Mi viene in mente un episodio: durante una riunione coi soli ragazzi normodotati un ragazzo ha detto di esserci rimasto male perché avevan sgridato un suo compagno, disabile. Gli abbiamo chiarito che, pur essendo disabile, in quel momento il giocatore era da sgridare né più né meno come fosse stato un qualsiasi ragazzo normodotato. Fondamentale è anche l’importanza dell’adeguarsi alle rispettive capacità, come in tutte le squadre. Capire chi si ha accanto, quali sono le sue capacità e come relazionarsi con lui”.

Come psicologa, in che modo aiuti i ragazzi nel percorso del calcio integrato?
Rossella Capecchi: “Noi psicologi ci dividiamo in due “branche”, a seconda dell’attività che seguiamo. C’è un aspetto di lavoro in spogliatoio, in cui noi lavoriamo sul rafforzamento dell’autonomia; e c’è un aspetto di lavoro su campo: lì siamo mediatori, coordinatori, tra allenatore e ragazzi, interveniamo cercando di capire eventuali problematiche e di dare gli input necessari a risolverle, a costruire un senso di appartenenza alla squadra. La questione della facilitazione dell’integrazione si rivolge soprattutto verso i normodotati: dobbiamo capire i dubbi e le perplessità e invogliarli all’integrazione. Se partono con idea di aiuto verso il compagno disabile, finiscono con il divertimento per tutti. I ragazzi disabili portano a casa un’ottica, una prova di inclusione: giocano il pomeriggio col compagno di classe normodotato col quale son stati a scuola la mattina. Io in particolare sono il riferimento per i genitori e le famiglie, cerco di capire cosa riportano sul campo del vissuto e cerco di chiarire diversi quegli aspetti dei figli che i genitori magari notano come particolari nei loro figli”.

Appuntamento quindi a domenica 24 Giugno 2018 al Centro Tecnico Federale FIGC di Coverciano (viale Palazzeschi 20). Dalle 9.00 alle 16.00 partite di calcio integrato nella manifestazione dal titolo “Lo sport come veicolo di integrazione e crescita sociale”, organizzato dall’UPD Isolotto col Patrocinio della Fondazione Artemio Franchi ONLUS, e con la collaborazione del Quartiere 4, della Lega Nazionale Dilettanti, di Trisomia 21 ONLUS e della FIGC. Buon calcio e buon divertimento!

Per informazioni: www.fondazioneartemiofranchi.org


di Guido Calosi

 

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