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I Bardi: dagli archivi tutti i segreti di una grande famiglia
[ 06-02-2018 ]

È un immenso affresco familiare quello che emerge da un lungo e approfondito lavoro, durato quasi vent’anni, condotto sui fondi archivistici del potentissimo casato dei Bardi. Un affresco, pieno di affascinanti e curiosi particolari, che si intreccia con la storia di Firenze e della Toscana. L’attività di ricerca è stata illustrata, nel Cenacolo del complesso monumentale di Santa Croce, dal professor Alessandro Magini, presidente dell’Accademia Bardi, con Diana Toccafondi, soprintendente archivistica regionale. Irene Sanesi e Giuseppe De Micheli, presidente e segretario generale dell’Opera di Santa Croce, hanno messo in evidenza il legame profondo che unisce i Bardi a Santa Croce, dove ben 4 sono le cappelle che fanno riferimento alla famiglia (Cappella Bardi, Bardi di Vernio, Bardi di Mangona e Bardi della Libertà).

Giovanni Morganti e Maria Lucarini, sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Vernio hanno invece evidenziato il rapporto profondo che la comunità locale mantiene con i Bardi anche attraverso la rievocazione storica che si celebra ogni anno nella prima domenica di Quaresima, quest’anno il 18 febbraio.

“Questo progetto costituisce uno dei primi esempi di ricomposizione di un arcipelago di archivi, che vanno dalla cultura, alla politica fino alla musica e al teatro – ha sottolineato Diana Toccafondi, Sovrintendente Archivistica della Toscana – È un patrimonio per il futuro, da raccontare alle generazioni che verranno”.

“Valorizzare gli archivi custoditi a Firenze, a Prato e a Vernio. Con questa parola d’ordine l’Accademia Bardi (fino al 2010 Centro Bardi) si è impegnata, anche attraverso il finanziamento di una serie di borse di studio, per esaminare e inventariare i fondi familiari custoditi presso l’Archivio di Stato di Firenze (Bardi-Serzelli, Bardi-I Serie), quello di Prato (Bardi pre-unitario) e della Compagnia di San Niccolò di Bari a Vernio”, ha aggiunto Alessandro Magini. Il progetto è stato reso possibile grazie alla stretta collaborazione con la Soprintendenza archivistica e al contributo del Comune di Vernio, della Fondazione Cassa di risparmio di Prato e della Provincia di Prato.

Dopo lunghi anni di lavoro emergono i risultati di questo vasto intervento di ricerca e valorizzazione, ora che giunge a conclusione anche il lavoro svolto nell’archivio pratese, dopo la pubblicazione degli inventari dei fondi fiorentini e di quello di Vernio. L’attività ha visto impegnate le studiose Ilaria Marcelli, Andreina Minaglia, Veronica Vestri e Orsola Gori.

Dalla Crusca al calcio, dalla holding alla musica - I documenti confermano e amplificano la straordinarietà del casato e dei personaggi che in secoli diversi ne sono espressione. Nel grande affresco familiare, anche alla luce degli interventi di valorizzazione degli archivi, ci sono alcuni personaggi che assumono un particolare rilievo, come Contessina Bardi, moglie di Cosimo il Vecchio e quindi nonna di Lorenzo il Magnifico.

Giovanni Maria Bardi (1534-1612) -  Se di eclettismo vogliamo parlare Giovanni Maria Bardi ne è modello. Accademico, letterato, musicista, mecenate politico e militare. Si tratta di una figura di grande interesse nella cultura tardo rinascimentale e nella storia del teatro per musica, in quanto promotore del rivoluzionario tentativo, messo in atto dalla Camerata dei Bardi, di rappresentare la tragedia greca utilizzando la lingua volgare e la musica. Fu ideatore e artefice di alcuni dei più grandiosi spettacoli della corte medicea, i suoi Intermedi del 1589 possono essere definiti a buon diritto il più grande spettacolo multimediale del Rinascimento. Con i figli, Pietro e Cosimo, si rivelò uno dei più attivi componenti dell’Accademia della Crusca (sono ben 14 i Bardi che hanno fatto parte della prestigiosa Accademia) e nel 1580 fu proprio il Conte Giovanni a scrivere le regole del gioco del calcio fiorentino. Le illustra come se fossero le parti di una tragedia e il regolamento di 33 articoli (capitoli) costituisce tutt’oggi la base del gioco moderno. Fu anche luogotenente della guardia pontificia, cameriere segreto al servizio di Clemente VIII.

Il figlio Pietro Bardi, conte di Vernio (1564-1643) nella sua qualità di arciconsolo dell’Accademia della Crusca, sovrintende i lavori per la pubblicazione del primo vocabolario del 1612. Passa qualche decennio e troviamo la figura del cardinale Girolamo Bardi conte di Vernio (1685-1761). Nel 1756 è camerlengo del Sacro Collegio dei cardinali, ma non dimentica le sorti della sua Contea, visto che fonda “uno spedale per gli infermi nella terra di Mercatale”. L’Accademia Bardi ha pubblicato la sua originalissima Lezione sul cioccolato, dotta dissertazione in risposta al quesito riguardante il consumo della nuova sostanza importata dalle Americhe e l’interruzione del digiuno.

Recentissima la monografia dedicata dall’Accademia a Girolamo Bardi, conte di Vernio (1777-1829), a cura di Maria Enrica Vadalà.  E’ lui l’ultimo reggente della contea di Vernio. Docente universitario e membro dell’Accademia dei Georgofili, va ricordato anche per aver fondato la Specola e il Pio istituto dei Bardi, l’innovativa scuola di mutuo insegnamento per i figli degli artigiani che riprende il contemporaneo modello pedagogico inglese.

Da Santa Croce all’Europa - Ci troviamo di fronte a una famiglia ricca e potente, che fonda e gestisce una delle holding bancarie più vaste d’Europa, e che segna in modo indelebile le vicende artistiche, culturali e sociali di Firenze e di vasti territori della Toscana: dal cuore di Santa Croce alla contea di Vernio, dove dal XIV secolo e fino all’arrivo delle truppe napoleoniche amministra un territorio ampio e strategico, perché al confine tra Granducato e Stato pontificio. Santa Croce con i suoi spazi e le sue opere e il vicino palazzo di via de’ Benci resta punto di riferimento indiscutibile delle vicende bardiane. Per mantenere vivo e approfondire il patrimonio storico e culturale dei Bardi, nel 2013 l’Accademia Bardi, con l’Opera di Santa Croce e il Centro ricerche Studium Faesulanum, ha promosso la rete dei comuni bardiani di cui fanno parte Vernio, Greve in Chianti, San Casciano Val di Pesa, Fiesole, Bagno a Ripoli, Montespertoli, Prato.

La Festa della Polenta, tra memoria e leggenda - Il legame con la Val di Bisenzio si mantiene solido per secoli e lascia segni tangibili. Ancora oggi, tra memoria popolare e leggenda, la prima domenica di Quaresima (celebrata quest’anno il 18 febbraio), si tiene la Festa della Polenta, organizzata dalla Società della Miseria. La storia rimanda al 1512 e al terribile Sacco di Prato a opera degli Spagnoli, in guerra con i Medici: la carestia imperversava e si racconta che furono proprio i conti Bardi a salvare la popolazione di Vernio distribuendo polenta di castagne, aringhe e baccalà.

 

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