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Separatore grafico
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''Le labirintiche geometrie di una biblioteca'' di Giovanni Breschi all'Institut français Firenze
[ 03-05-2018 ]

La Biblioteca è una sfera il cui vero centro è un esagono qualunque e la cui circonferenza è inaccessibile”. La quaestio accademica accesa in Finzioni da Borges circa la forma della Biblioteca di Babele giova perfettamente all’architetto console in Firenze Isabelle Mallez per presentare "Le labirintiche geometrie di una biblioteca", l’esoterica mostra-installazione di Giovanni Breschi, ospite dal 3 al 10 maggio dell’Institut français Firenze (Piazza Ognissanti 2) da lei diretto (inaugurazione ore 19).

Fotografo, grafico e bibliofilo con un’antica e appassionata esperienza nell’editoria, Breschi ha scoperto un’inedita magia dei libri nella loro dimensione fisica e nella disposizione  bibliotecaria. Un’intuizione nata dall’amore evidente per la carta stampata, per gli odori e sapori che promana, la colla, gli inchiostri, la rilegatura, a volte il cuoio, perfino l’oro zecchino e ovviamente la polvere.

Detto altrimenti, Breschi è un fotografo di biblioteche, per l’esattezza di costole librarie, coi loro materiali, titoli e colori, in mille modi allineate per dimensioni, autore, edizione, anno ecc., secondo visione del mondo. Immagini che l’artista scompone e ricompone al computer rimodellando forme, tinte e caratteri in infinite, poetiche, labirintiche geometrie.

Il risultato è uno spartito assai diverso dallo schema originale: la comune, polverosa, lineare sequenza di libri diventa un dipanarsi di note colorate che seguono nuovi ritmi e alchimie, inseguono nuovi orizzonti, creano un percorso musicale che è insieme razionale e imprevedibile come appunto la sfera di Borges la cui circonferenza è inaccessibile.

In anni recenti Breschi presentò per la prima volta e con bel successo queste sue sorprendenti caleidoscopìe dedicate alla Magliabechiana, la biblioteca degli Uffizi. Stavolta ha esercitato sui volumi dell’Istituto Francese una sua maturata fantasia, scampoli di patafisica che l’occhio segue arrampicandosi su per ardite architetture immaginarie.

“Sono tracce”, scrive nella presentazione il designer Andrea Rauch, “che suggeriscono un diverso livello di comprensione. Possiamo cercare di penetrare questo piano del racconto e capire di più. Breschi ci indica una strada possibile. Ma a volte basta solo un accenno e uno sguardo per godere di un'immagine. Perché, come dice un altro artista: Non è necessario spiegare tutto. E nemmeno spiegarselo."

Info: http://institutfrancais.it/firenze

 

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