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Leggere per non dimenticare: ''L'amore che cura'' di Giovanni Stanghellini alle Oblate
[ 16-05-2018 ]

Che cosa significa scoprirsi vulnerabili? Che cosa vuol dire attraversare l’esperienza della malattia? È questa la zona d’ombra della medicina, che richiede di essere esplorata per ciascun paziente, ogni volta. Il riconoscimento della persona e della sua unicità non è solo un’opzione etica, ma un vero e proprio vincolo epistemologico per la buona prassi della cura.
Mercoledì 16 maggio 2018, alle ore 17.30, in programma l'ultimo appuntamento di "Leggere per non dimenticare", il ciclo di incontri a cura di Anna Benedetti, alla Biblioteca delle Oblate (via dell’Oriuolo, 26). L'iniziativa propone la presentazione del libro "L'amore che cura" di Giovanni Stanghellini, edito da Feltrinelli.
Introducono: Sara Funaro, Sergio Givone, Alessandro Pagnini.

Il progresso della medicina, come quello di ogni altro campo del sapere attinente all’uomo, sembra affidato allo sviluppo tecnologico. La diagnostica per immagini rende visibile il dettaglio e in chirurgia le conquiste della robotica permettono di intervenire in modo sempre più selettivo. La conoscenza dell’individualità del paziente sarebbe quindi più precisa grazie alla capacità di cogliere aspetti sempre più fini e caratterizzanti.
Tuttavia, spiega Giovanni Stanghellini, l’indagine sul paziente nelle sue componenti più minute non ha lo scopo di personalizzare la diagnosi e la cura, ma piuttosto di ridurre ciò che è personale a una categoria generale e dunque astratta. Psichiatra e psicoterapeuta, Stanghellini sa bene che ciascuna persona, con le sue risorse particolari e le sue fragilità, configura la malattia in maniera assolutamente individuale. E dimostra che la medicina ha bisogno di uno
sguardo esterno e laico che sappia cogliere la sua idolatria per il cono di luce del proprio sapere. Uno sguardo disposto ad affrontare l’inquietudine di chi rinuncia alla sicurezza dell’astrazione e della classificazione disciplinare per comprendere ogni sofferenza rispettandone la singolarità.
Che cosa significa scoprirsi vulnerabili? Che cosa vuol dire attraversare l’esperienza della malattia? È questa la zona d’ombra della medicina, che richiede di essere esplorata per ciascun paziente, ogni volta. Il riconoscimento della
persona e della sua unicità non è solo un’opzione etica, ma un vero e proprio vincolo epistemologico per la buona prassi della cura.

Giovanni Stanghellini, psichiatra e psicoterapeuta, insegna Psicologia dinamica all’Università di Chieti-Pescara e dirige la Scuola di Psicoterapia fenomenologicodinamica di Firenze. Tra i suoi libri, Psicopatologia del senso comune (Cortina, 2008), Psicologia del patologico. Una prospettiva fenomenologico-dinamica (con M. Rossi Monti; Cortina, 2009) e Noi siamo un dialogo (Cortina, 2017).

L'incontro conclude la ventitreesima stagione di Leggere per non dimenticare che riprenderà mercoledì 10 ottobre 2018.

Info: www.leggerepernondimenticare.it

 

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