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One-man show di Mikhail Baryshnikov sui versi di Joseph Brodsky al Teatro del Maggio
[ 03-07-2018 ]

Uno dei ballerini più amati e celebrati del panorama contemporaneo mondiale: Mikhail Baryshnikov arriva al Teatro del Maggio martedì 3 luglio (repliche mercoledì 4 e giovedì 5 alle 20) con lo spettacolo Brodsky/Baryshnikov, one-man show basato sulle poesie del poeta russo premio Nobel Joseph Brodsky. Ma prima di calcare il palcoscenico del teatro il danzatore lettone sarà insignito – lunedì 2 luglio alle ore 11.00 nell'Aula Magna dell'Università di Firenze (piazza San Marco, 4) – della laurea magistrale ad honorem in Scienze dello Spettacolo, che gli verrà conferita dal rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei “per la sua lunga e ancora attiva carriera creativa nelle diverse declinazioni delle arti performative, dalla danza, al cinema, al teatro, alla musica”.

Brodsky/Baryshnikov, creato e diretto da Alvis Hermanis, noto regista lettone del New Riga Theatre, è un viaggio emotivo profondo nelle composizioni viscerali e complesse di Joseph Brodsky. Esibendosi in russo, la lingua madre del poeta, Baryshnikov interpreta con la sua danza una selezione delle commoventi opere del suo amico di lunga data. La sua sottile fisicità trasporta il pubblico nell’immaginazione di Hermanis e nel mondo interiore di Brodsky.

Lo spettacolo, proposto in russo con sovratitoli in italiano, è un percorso intimo nel rapporto di profonda amicizia che ha legato il danzatore e il poeta per tutta la vita. Una sorta di affinità elettiva che li portava a continui scambi e confronti, ad una condivisione quasi quotidiana del loro vivere.

“È di vitale importanza per me il non aver fatto neppure, per calcolo, il più piccolo tentativo di descrivere Joseph in Brodsky/Baryshnikov e il non essermi limitato a recitare a voce alta i suoi versi – spiega Mikhail Baryshnikov raccontando lo spettacolo -. I suoi poemi sono insieme intellettuali e istintivi, e molto dell’immaginario di cui constano può essere traslato nei modi del linguaggio corporeo. Io ho provato ad esprimerne il significato non solo con le parole, ma anche cineticamente. A questo fine, con lo splendido regista lituano Alvis Hermanis, ci siamo rivolti al teatro Kabuki e al flamenco, agli stilemi del teatro danza giapponese Butoh e all’estetica dell’antica scultura greca... Non abbiamo fatto un uso diretto delle tecniche “native” di queste espressioni artistiche: ci siamo semplicemente ispirati a esse. In questo spettacolo, ho cercato di esprimere attraverso il movimento ciò che Joseph ha espresso con tanta precisione con le parole. Infine, come ha detto Martha Graham, “il corpo non può mentire”.

Per maggiori informazioni: www.operadifirenze.it

 

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