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mercoledì 22 maggio 2019

Il racconto dell'ottava ''Florence Tattoo Convention''

12-10-2015
Si è chiusa l'ottava edizione di Florence Tattoo Convention, l'adrenalinica kermesse che per tre giorni ha portato alla Fortezza da Basso i maggiori tatuatori della scena mondiale.
Andrò controcorrente, ma non intendo parlare di tatuaggi – e tatuatori – in senso stretto, e il motivo è semplice: è superfluo elogiare la bravura delle eccellenze chiamate a partecipare a questa convention fiorentina. Voglio invece raccontarvi due aspetti che vengono spesso messi in secondo piano, se non addirittura ignorati, quando si parla di questi eventi.

Performance. Esibizione caratterizzata da particolari qualità spettacolari o drammatiche e soprattutto da una certa imprevedibilità che ne faccia in qualche modo un evento irripetibile.
Definizione questa che descrive al meglio le performance, organizzate da Leela Huma e dal suo Huma Show Entertainment, che per tre giorni hanno intrattenuto i visitatori della Florence Tattoo Convention. Numerosi artisti in costume hanno portato alla Fortezza da Basso un "teatro dell'effimero" itinerante in cui gli spettatori casuali sono stati assorbiti, diventando così parte integrante dello spettacolo.
Altri eventi irripetibili che, come nelle passate edizioni, hanno tenuto gli spettatori con il fiato sospeso sono state le performances di body modification realizzate da Alexandre Fuser. Brasiliano di nascita ma fiorentino d'adozione, Fuser è un vero maestro nell'ambito dei piercing: con un sangue freddo comune a pochi, riesce nel difficile compito di trasformare una pratica chirurgica in una vera e propria performance artistica.

Cultura. In etnologia, sociologia e antropologia culturale, l'insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale.
Senza ombra di dubbio, cultura è il termine adatto per definire la mostra fotografica di Ajarn Matt, all'anagrafe Matthieu Duquenois, rappresentate europeo del Sak Yan. Dal thailandese sak "toccare, pugnalare" e yan "disegno sacro", l'arte del tatuaggio in Thailandia è una parte fondamentale della religione; i maestri tatuatori, gli ajarns, custodiscono la continuità di queste tradizioni decorando i loro apprendisti e i devoti seguaci con patterns magici, detti yantra. Il Sak Yan elude la percezione moderna del tatuaggio: gli yantra incorporano una magia potente che penetra nel corpo e trasforma la vita del destinatario. Secondo europeo ad essere onorato con il titolo di Arjan, Matthieu Duquenois era presente alla convention con uno stand dedicato ai tradizionali tatuaggi thai, realizzati con una bacchetta di bamboo con l'estremità appuntita (sak mai) o in alternativa una punta di metallo (sak khem).
Cultura – seppure in una forma completamente diversa – è anche la mostra di Mirco "Is Dead" Campioni, giovane artista bolognese che riesce a spaziare tra diverse forme d'arte in modo totalmente naturale. Alla Florence Tattoo Convention erano presenti alcuni esempi della sua pittura fortemente iperrealista, influenzata tanto dai grandi maestri rinascimentali quanto dalla Pop Art di Wharrol e Man Ray. Esempio lampante è "Wonder Lisa", olio su tela in cui Wonder Woman veste i panni della celebre Gioconda di Leonardo, ma ad un occhio allenato non è potuto sfuggire il chiaro rimando a "La morte di Marat" di Jacques-Louis David ne "La morte del saggio", protagonista il maestro Yoda di Guerre Stellari.
Voglio parlarvi infine dei tatuatori "old timer", i maestri che hanno costruito il mondo del tatuaggio così come lo conosciamo oggi. Forse non tutti saranno d'accordo nel considerarla cultura, ma in fin dei conti questi artisti rappresentano le radici della "vecchia scuola", lo stile che mai come oggi contribuisce a creare una sorta di grande gruppo sociale. Tattoo Portraits Exhibition. Watercolors by Pepe, questo il nome della mostra organizzata dall'artista viareggino per "rendere omaggio a tutti quei pionieri che hanno combattuto i pregiudizi della società con lacrime e sangue". Una serie di acquerelli che, usando le parole di Hanky Panky, tatuatore di personaggi del calibro di Kurt Cobain e Lemmy dei Motorhead, celebra sessanta "leggende del tatuaggio, icone dello stesso, un insieme di dolci e teneri vecchietti, figli di puttana, bastardi senza gloria, gangster, playboys, artisti, buoni e cattivi provenienti dalla storia del tatuaggio mondiale".

di Elettra Rizzotti