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lunedì 20 maggio 2019

''Provando...dobbiamo parlare'': alla Pergola si ride e riflette sulle dinamiche di coppia

26-11-2015
Non esistono parole tanto minacciose, tanto capaci di delineare veri e propri quadri apocalittici all'interno di una coppia come "Dobbiamo parlare". Una frase che avvia il motore delle congetture mentali in ognuno di noi, perché le parole, spesso, possono essere pericolose. Possono squarciare quell'opaco e rassicurante velo del "non detto", per puntare una luce su tutto ciò che non funziona e che forse stavamo nascondendo solo per quieto vivere o chissà, per opportunismo.

Sono proprio queste due parole e queste riflessioni ad essere al centro del nuovo spettacolo di Sergio Rubini, "Provando...dobbiamo parlare" in scena al Teatro della Pergola fino a domenica 29 novembre. Una commedia brillante, dove si ride moltissimo, ma allo stesso tempo amara e capace di far riflettere sulle complicate e spesso imprevedibili dinamiche di coppia. Dinamiche che riguardano tutti noi, nessuno escluso. A dar loro vita sul palcoscenico, un cast di altissimo livello: uno strepitoso Rubini, un irresistibile Fabrizio Bentivoglio e due impeccabili protagoniste femminili, Maria Pia Calzone e Isabella Ragonese.
Ciò che rende ancora più unico lo spettacolo di Rubini è il percorso che lo ha portato fino a qui: contemporaneamente alla rappresentazione al Teatro della Pergola, infatti, è in programma anche nelle sale italiane nella sua versione cinematografica "Dobbiamo Parlare". È proprio Rubini a raccontarne la nascita direttamente agli spettatori della Pergola, irrompendo sulla scena prima dell'inizio dello spettacolo per rispondere a una domanda che il pubblico si sarà certamente posto, ovvero "È nato prima il film o lo spettacolo teatrale?". Come già capitato con la sua prima pellicola "La stazione", "testata" in teatro prima di fare il salto sul grande schermo, anche qui Rubini ha ripetuto il percorso teatro-cinema-teatro. Punto di partenza è stata la sceneggiatura per il film, messa in scena in alcune prove aperte davanti al pubblico per approfondire meglio i personaggi e creare un rapporto solido tra gli attori; poi è avvenuto il passaggio al cinema e ora, nuovamente, il ritorno in teatro. Quel "Provando..." del titolo, inoltre, è un'aperta dichiarazione della dimensione metateatrale che caratterizza lo spettacolo: ciò a cui assisteremo, dice Rubini al pubblico, è infatti il backstage della realizzazione del film, ne metterà a nudo la sua "impalcatura". Vedremo così l'aiuto regista sbucare da dietro le quinte oppure Rubini dare indicazioni su come posizionare le luci e su come girare una specifica scena, decidere se ripeterne una, suggerire come far muovere gli attori sul palco.
Su quel palco che di lì a poco affronterà amore, amicizia, famiglia, successo, frustrazioni, scelte di vita: il tutto giocato sui binari paralleli delle dicotomie più classiche, quelle che contrappongono destra e sinistra, matrimonio e convivenza, borghesia e intellettuali. Ma anche soldi e amore. Ipocrisia e sincerità.
Contrapposizioni che prendono voce, volto e corpo nelle due coppie di amici protagoniste, apparentemente così distanti da rendere difficile l'idea di un rapporto autentico tra loro.
Da una parte abbiamo Vanni (Rubini), uno scrittore cinquantenne che nonostante i successi riscossi nel passato è oggi pieno di frustrazioni e Linda (Ragonese), la sua compagna di vent'anni più giovane, nonché ghost writer che vive all'ombra dell'amato "maestro". I due, veri e propri bohémienne, vivono in affitto in un attico nel centro di Roma, dove lavorano circondati di parole, di libri: niente figli, niente fede al dito, solo amore. E a loro basta così, forse.
Dall'altra abbiamo la coppia benestante, un ritratto esilarante della borghesia catturata nei suoi vizi e difetti: Alfredo, detto "il Prof" (Bentivoglio) è un cardiochirurgo egocentrico e millantatore, che si vanta dei successi in sala operatoria, del suo tenore di vita e della sua personale condotta morale riassunta in frasi come "Imparate a dire bugie!" o "Io sono contro la sincerità"; sua moglie Costanza, dermatologa, agitata, energica, quasi isterica, concepisce l'amore con il Prof come un quotidiano prelievo al bancomat dal quale "succhiare" insieme alla figlia avuta dal precedente matrimonio. In fondo, la loro vita è questo: un'ostentazione continua di ricchezze, divisa tra conti in banca, barche, villa al mare, figli, avvocati e sotterfugi.

Tutta la vicenda si svolge nell'attico di Vanni e Linda, in una sola notte, fino allo spuntare delle prime luci del mattino. Una vicenda che prende il via dall'arrivo trafelato di Costanza che, spiando alcune chat di Whatsapp, ha scoperto di essere stata tradita dal marito. Da qui avrà inizio una vera e propria battaglia a colpi di parole, di risentimenti e accuse, di "non detto" finalmente portati alla luce e scaraventati in scena. Capiremo come nella coppia "Prof e Costy" ci sia l'ipocrisia a fare da benaccetto terzo incomodo, una macchia che si allarga a ogni forma di rapporto, compresa l'amicizia con Vanni e Linda: quando Costanza svela che suo marito li ha sempre considerati "con la puzza sotto il naso", il Prof reagisce stizzito, puntualizzando "Io questa cosa la dico alle spalle!", quasi a rivendicare il diritto legittimo al possesso di una maschera pubblica. Un incontro agguerrito, insomma, dove un round succede l'altro ininterrottamente. E fuori dal ring, intanto, assistono Vanni e Linda: a tratti coinvolti, a tratti insofferenti e passivi, finchè non vengono trascinati dentro. Il velo dell'ipocrisia, infatti, cadrà giù con un tonfo: è il rumore della bottiglia gettata a terra da una Linda che sta cambiando, minuto dopo minuto. Perché lei vuole altro, lei cerca altro e lo farà coraggiosamente, strappando via il cerotto da una ferita dentro sè e la sua coppia che non riesce proprio a rimarginare. Tutto, da qui, cambia: la pacata Linda esplode, confessa il suo bisogno di uscire dall'ombra di Vanni per conquistarsi un meritato posto al sole, dichiara la sua insofferenza verso il Prof e verso Costy urlando "Io non sono come voi!" e rivela la storia clandestina che l'amica porta avanti da due anni. 
Per qualche istante nessuno oserà muoversi. Il non detto è ora cristallino, la sincerità si è impossessata della scena, il velo è caduto. Sul ring, adesso, non ci sono più il Prof e Costy, ma Vanni e Linda che, un gancio dopo l'altro, si rinfacciano figli non avuti, separazioni mai richieste (quella di Vanni dalla precedente moglie), libri scritti di nascosto (quello di Linda, all'insaputa del compagno), presunzione, frustrazioni, voglia di indipendenza.
Tutto sgorga fuori, è un fiume in piena. Il confine tra convivenza pacifica e ipocrisia diventa un muro sottile, sottilissimo. Una parete di zucchero che si frantuma, non rendendo più percepibile alcuna differenza. Ed è così che tutto si ribalta: chi sembrava sul procinto di abbandonarsi, resta insieme portando avanti il suo amore vuoto e atrofizzato, chi invece viveva d'amore, si divide. Ora Linda è consapevole, cambiata: perché restare in quella casa con Vanni? È proprio il personaggio della Ragonese, infatti, a essere il più coraggioso e coerente, l'unico che uscirà realmente cambiato da quella vorticosa notte, riprendendo le redini della sua vita finalmente alla luce del sole. In tutto questo, Vanni potrà solo limitarsi a lasciarla andare, la osserverà con rassegnazione fuggire dalla sua ombra, mentre Costanza e il Prof riprenderanno la loro strada assieme, alzandosi dal divano come se niente fosse accaduto quella notte.

Il finale, dopo tante risate e applausi a scena aperta, si fa quindi malinconico, pungente, aspro e ci farà chiedere se l'amore sia davvero sufficiente a far funzionare una coppia. Se quel "Dobbiamo parlare" non debba trasformarsi in una domanda, alla quale il pesciolino rosso di Linda, osservatore esterno dell'intera vicenda e che più volte interviene con il suo punto di vista, darà una risposta tagliente: "Meno parliamo, meglio è". Perché in fondo, forse, il messaggio è proprio questo: l'amore vero non va sempre misurato in grammi di parole, rischiando di cadere al loro peso, ma anche nell'invisibilità e nella leggerezza del silenzio che preserverà il vero sentimento, senza perdere autenticità.

Da vedere.

"Provando...dobbiamo parlare" è in scena al Teatro della Pergola fino a domenica 29 novembre: www.teatrodellapergola.com 

di Alessandra Toni