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mercoledì 20 novembre 2019

Fiorentina, sconfitta che brucia a Cagliari. Champions a -6

31-03-2013

"Fiorentina-Milan decisiva? Importante. Ma se perdiamo contro il Cagliari siamo al punto di prima". Così Borja Valero alla "Gazzetta dello Sport". Di sicuro in molti avranno fatto gli scongiuri, non nascondendo però il loro accordo alle parole dello spagnolo.
Di Cagliari si era parlato come di una trappola. E alla fine trappola è stata. La Fiorentina torna a  Firenze battuta per 2-1, dopo una prestazione anonima e incolore. Un sabato pre pasquale assolutamente da dimenticare, vista la vittoria del Milan a Verona contro il Chievo. La distanza dal terzo posto adesso è di sei lunghezze. Tanti, forse troppi da recuperare a otto giornate dal termine. Ma niente è perduto. Domenica prossima ci sarà lo scontro diretto al Franchi. Un eventuale successo porterebbe i viola a meno tre dai rossoneri, impegnati poi nei due big match contro Napoli e Juventus mentre i "Montella boys" se la dovranno vedere con Atalanta e Torino. Tutto può ancora succedere.
Al di là di questi calcoli, è l’atteggiamento con cui la formazione è scesa in campo sabato pomeriggio il punto da sottolineare maggiormente
. Cagliari la prima di nove finali. Sì, frase fatta, banale e scontata. Ma altrettanto vera. Ci si aspettava una Fiorentina diversa: più aggressiva, più presente, più feroce. Niente. Anzi a tratti è sembrata quasi svogliata, incapace di capire quanto davvero contasse la gara dell’Is Arenas. Il problema non è tattico, bensì psicologico. Un problema che l’areoplanino dovrà cercare di risolvere al più presto se l’ambizione è quella di portare i gigliati a competere per il titolo. Qui sta la differenza tra una  buona e una grande squadra. Ce n’è di strada da fare. Poi ci sono i numeri a rafforzare quest’aspetto. 36 i punti conquistati in casa, frutto di 11 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta, il 6 gennaio con il Pescara. Un cammino da scudetto. Le note dolenti arrivano dalle gare lontane dal Franchi: 15 punti, un rendimento da sesta posizione. Dopo la prova di forza dell’Olimpico con la Lazio, la strada della continuità sembrava essere intrapresa. Non è stato così e proprio dai biancocelesti Pasqual & co. si dovranno guardare le spalle. E’ il segnale di una mancanza sul piano della personalità.
Non pensiamo si sia parlato poco in settimana della sfida di Cagliari e dell’assenza del pubblico. La Fiorentina è formata da campioni che di affari del genere non si dovrebbero interessare minimamente. D’altronde Montella lo aveva detto alla conferenza di vigilia: "Una grande deve saper vincere in trasferta sia con lo stadio pieno sia con lo stadio vuoto".
La classifica comunque rimane ottima. Se il campionato finisse adesso sarebbe Europa League. Un traguardo povero economicamente, ma ricco di prestigio e che ridarebbe alla società e alla città quel fascino perso nelle ultime due stagioni. Non ci dobbiamo mai dimenticare da dove è partita la viola, con una salvezza raggiunta nello scorso torneo solo grazie al successo di Lecce e una squadra rivoltata come un calzino durante il mercato estivo.
I tifosi ci credono alla Champions. Siamo in ballo, balliamo.

di Stefano Niccoli