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mercoledì 20 novembre 2019

La Fiorentina sbatte contro il muro del Torino

13-01-2014

Sono due in particolare i "messaggi" che arrivano dallo 0-0 della Fiorentina contro il Torino.

Il primo: serve una punta. Sarà scontato e banale ribadirlo, ma questa è la verità ad oggi: semplice, reale, urgente. D’altronde, l’ha detto anche Montella nel post partita: "Voglio uno che faccia gol". Più chiaro di così. Adesso starà a Pradè e Macià risolvere il problema. Contro la formazione di Ventura si è sentita tutta l’assenza di Pepito Rossi, a tratti è sembrato di rivedere il gioco della passata stagione, cioè quel tiki taka fluido, frizzante, ma includente allo stesso tempo. Incompleti, monchi e spuntati i gigliati. L’aeroplanino ha provato a scardinare la difesa del Toro affidandosi ad Ilicic come "falso nueve", le cose, però, non sono andate come il tecnico avrebbe voluto. Lo sloveno ha provato a reggere il peso dell’attacco, ma di fatto è stato uno dei peggiori in campo, quasi un corpo estraneo alla manovra. Nessun tiro in porta da parte dell’ex Palermo, costretto ad abbassarsi fino al centrocampo per recuperare la palla. Insomma, esperimento fallito. Al momento della sua sostituzione nella ripresa ci si aspettava l’ingresso di uno tra Matos e Rebic. Invece l’allenatore campano ha spiazzato tutti ed ha preferito il desaparecido Iakovenko. Un cambio inaspettato, l’ucraino ha avuto mezz’ora per mostrarci qualcosa del suo repertorio, ma ha confermato purtroppo di non essere all’altezza della Fiorentina, formazione che a breve potrebbe abbandonare lasciando come unico ricordo la temeraria frase "non ho difetti" con cui si presentò a Moena.

Il secondo: la squadra non subisce gol da 526 minuti, esattamente dalla gara di Europa League contro il Dnipro (era il 12 dicembre). Da allora, Gonzalo & Co. hanno mantenuto la porta inviolata contro Bologna, Sassuolo, Livorno e Torino in campionato e col Chievo in Coppa Italia. Si sa quanto conti in Serie A – più che in altri tornei – prendere poche reti. L’ha dimostrato, e lo sta dimostrando tutt’ora, la Juventus. Parte del merito di questo record va a Norberto Neto. I miglioramenti del brasiliano nelle ultime settimane sono evidenti. Dalle incertezze contro Parma e Verona ai miracoli su Paulinho e Banassi con i labronici e su Cerci e Barreto con i piemontesi. Deve ancora migliorare tanto, certo, ma il giocatore classe 1989 adesso riesce a trasmettere una sensazione di sicurezza, prontezza e reattività sia ai compagni che ai tifosi in curva.

Stefano Niccoli