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mercoledì 21 ottobre 2020

Pegaso d'Oro: i fratelli Taviani tornano in Toscana

13-01-2015

Un riconoscimento al loro ultimo film "Maraviglioso Boccaccio", alla loro carriera da registi controcorrente e al loro legame identitario con la propria terra, la Toscana: i fratelli Taviani, sanminiatesi di origine, hanno ricevuto, dal Presidente della Regione Enrico Rossi, il Pegaso d'Oro.
Questa massima onorificienza toscana trova origine nel simbolo scelto dal Comitato di Liberazione Regionale durante la Resistenza e, divenuto poi simbolo stesso della Regione, raffigura un cavallo alato. E non è un caso che proprio quel cavallo alato, il Pegaso d'Oro, immagine di libertà e di possibilità, sia stato consegnato a due tra i più importanti artefici della cultura cinematografica italiana (esportata anche all'estero), il cui lavoro è da sempre segnato da un'intensa passione civile e animato da valori di giustizia e autonomia di pensiero.
"Da sempre concentrati sulle questioni sociali e politiche del Paese, da sempre registi contro l'ideologia dominante, nei loro film la volontà e la libertà umana sono componenti caratterizzanti e per questo riescono ad essere tuttora attuali, soprattutto in questi giorni di cronaca internazionale. Il cinema, in quanto forma artistica in grado di veicolare messaggi, può aiutare nel progetto di dare vita ad un nuovo Umanesimo in cui l'uomo diventa centrale e le nuove generazioni possono emanciparsi e rendersi libere da fondamentalismi e disillusioni", afferma il Presidente Rossi.

Da sottolineare, nelle pellicole dei Taviani, è anche il legame "di sangue" con la loro terra che, nonostante i vari premi internazionali e gli anni di pellegrinaggio, è ancora così forte e fondante che sono tornati qui, in Toscana, per girare il loro ultimo (capo)lavoro. "Il cinema ci ha resi vagabondi, ma sentivamo la necessità di tornare a casa; e questo accade oggi grazie alla Regione. Ringraziamo la Toscana col nostro ultimo film "Maraviglioso Boccaccio", che ci ha fatto tornare a lavorare nella nostra terra dopo vent'anni e riscoprire la bellezza delle nostre città, campagne e della nostra gente", dice Paolo Taviani.
Il film uscirà nelle sale nei prossimi mesi (la prima nazionale sarà a Firenze) e, ispirato alle novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio, sviluppa la metafora della peste per raccontare, con il tocco personale della macchina da presa dei fratelli, dei giovani che, ieri come oggi, sfuggono alle situazioni negative grazie alla creatività e alla fantasia. Queste le parole di Vittorio Taviani: "La peste c'è sempre e si radica nella società, ma noi raccontiamo di come dieci ragazzi si ribellino alla peste, affidandosi alla Natura e alla Fantasia. Il cinema ci ha dato la voglia di scoprire il mondo e i suoi sentimenti ed ha il potere, attraverso il suo linguaggio, di farci capire meglio la società".

Un'atmosfera giocosa e scherzosa, quella che si respira nella Sala del Pegaso; ma i due registi, come sempre, lanciano un messaggio su cui riflettere: la forza e la volontà di ripartire da zero attraverso l'amore e la fantasia, per ritrovare la fiducia in un futuro migliore e raccontare una nuova storia.

di Alice Santaniello