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mercoledì 20 novembre 2019

Red Ronnie insegna storia della musica a ''Campus''

04-04-2006
Da sempre vicino al mondo giovanile, Red Ronnie è intervenuto all'ultima giornata di Campus, il Salone dello Studente parlando naturalmente di musica di fronte a una folta platea di ragazzi delle scuole superiori fiorentine. "Questa è solo una delle tante possibili storie della musica che potrei raccontarvi" ha esordito il conduttore del Roxy Bar, che con l'uso di videoclip e spezzoni di concerti, si è concentrato sulla derivazione della musica rock e jazz dalla musica nera, quella cantata dagli schiavi africani d'America, e sugli sviluppi di questo filone. Un Red Ronnie un pò polemico, forse per il suo allontanamento dal mondo televisivo negli ultimi anni è quello che dice: "se uno ama la musica deve spegnere la radio e non guardare MTV perchè quelli sono prodotti commerciali, la musica è un'altra cosa, è emozione". E allora ecco uno sguardo sulla nascita del rock, inteso anche come elemento di scontro generazionale in "Rock Around the ClocK", sigla di "Blackboard Jungle" (Il seme della violenza), film del 1955. Tra gli anni '50 e '60 è infatti il cinema che si occupa del rock perchè in televisione era vietato oltrepassare un certo limite e potevano andarci solo personaggi come Elvis, i Beatles o i Platters, vestiti bene e con i capelli stirati. Nel '66 la musica cambia radicalmente col movimento hippy che contesta la guerra in Vietnam, brucia la bandiera americana e rifiuta il denaro. Ancora una volta è il cinema a documentare la stagione dei grandi raduni, come il Festival di Monterey (in "Monterey Pop") che vede la partecipazione tra gli altri di Jimi Hendrix con la sua chitarra data alle fiamme, il primo personaggio di colore che si presenta con i capelli crespi, non lisci, e che denuncia il problema razziale esasperato dal Ku Klux Klan. Il più celebrato Woodstock altro non sarebbe per Red Ronnie che "un' esperimento della CIA, in cui l'America non riesce più a controllare questo grande movimento di "sbandati" e organizza la fine di una generazione, distribuendo acido a tutti, dagli artisti ai tecnici al pubblico". In questa occasione è di nuovo Hendrix ad avere una trovata geniale quando sul palco suona l'inno americano, ma è un inno un pò diverso, pieno di suoni che ricordano bombe e sibili di aerei.

di Andrea Palanti