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giovedì 21 novembre 2019

''Cinema Dada e Surrealista'' al CineCittà cineclub di Firenze

06-05-2010
Giovedì 6 maggio prima serata dedicata a il "Cinema Dada e Surrealista" al CineCittà cineclub di Firenze (via Pisana, 576). A partire dalle ore 20.30 proiezione in pellicola di tutti i più significativi film dell’epoca (1921-29): "Anémic cinéma" (Id.) di Marcel Duchamp; "Le ballet mécanique" (Id.) di Fernand Léger; "Un Chien Andalou" (Id.) di Luis Buñuel, (scenegg. Luis Buñuel e Salvador Dalì); "Entr'acte" (Id.) di René Clair; "L'’Étoile de mer" (Id.) di Man Ray; "Fantasmi del mattino" (Vormittagsspuk) di Hans Richter; "Rhythmus 21" (Id.) di Hans Richter; "Le coquille et le clergyman" (Id.) di Germaine Dulac scenegg. Antonin Artaud; "Symphonie diagonale" (Id.) di Viking Eggeling; "Emak Bakia" (Id.) di Man Ray; "Themes et variations" (Id.) di Germaine Dulac. I surrealisti utilizzano il cinema come materiale per le loro costruzioni di sogno, usando i brandelli dei diversi film - una determinata sequenza, un episodio, un’ambientazione, un’attrice, un volto, una didascalia, ecc. - come frasi, brani, capitoli, d’un ininterrotto romanzo visivo, affascinante e personalissimo. Al di là della tecnica, dello stile, delle possibilità espressive ed artistiche del mezzo, il cinema è di fatto una “surrealtà”: la frequenza del cinema, la sua continua fruizione, automaticamente una esaltante esperienza surrealista. Alle ore 22.45 per la rassegna "Brillanti Italiani (il bello della commedia all’italiana)" proiezione del farsesco e spassoso: "Il monaco di Monza" (Id.), del 1963, diretto da Sergio Corbucci e superbamente interpretato da Totò, Erminio Macario, Nino Taranto, con la partecipazione di Adriano Celentano. Senza alcuna attinenza di rilievo con la vicenda della Gertrude manzoniana, (ad eccezione della cornice seicentesca in cui il film si ambienta), il film racconta la storia di un ciabattino alle prese con la miseria e la fame, tanto falso frate quanto autentico padre di famiglia con dodici bambini a carico. Rimasto vedovo dopo la morte della moglie Provvidenza, Pasquale (Totò) versa infatti in condizioni d’estrema povertà. Bandito da Monza per volontà di un signorotto locale, indossa per finta l’abito monacale adottando il nome di fra Pasquale da Casoria e va in cerca di fortuna con il seguito dei figlioli. Assolutamente di culto le scene della veglia funebre di Totò e Macario al finto morto Taranto. Per informazioni: www.cinecittacineclub.org