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martedì 20 ottobre 2020

''A proposito di Davis'', il nuovo film dei fratelli Coen al Cinema Odeon Firenze

17-02-2014

In attesa della cerimonia degli Academy Awards, che si terrà il 2 marzo a Los Angeles, il Cinema Odeon di Firenze dedica un mese e mezzo della sua programmazione ad alcuni dei film che concorrono per gli Oscar più importanti. Dopo lo straordinario successo di pubblico registrato da "The wolf of wall street" di Martin Scorsese e "Nebraska" di Alexander Payne, a partire dal 6 febbraio e fino al 20 marzo saranno 6 i film che Odeon Firenze proporrà agli spettatori, tutti in esclusiva versione originale con sottotitoli.
Dal 17 al 23 febbraio sarà in sala il nuovo film dei fratelli Coen "A proposito di Davis", che ci racconta la storia di un cantautore, Llewyn Davis, nel suo tentativo di destreggiarsi sulla scena folk di New York nel corso degli anni Sessanta. Llewyn lotta per guadagnarsi da vivere come musicista con la sua inseparabile chitarra, affrontando ostacoli che sembrano insormontabili e sopravvivendo grazie a piccoli lavoretti all’aiuto di qualche amico o di qualche sconosciuto. Poi, un giorno, si presenta l’occasione per un’audizione di fronte a Bud Grossman.
Nel film è presente l'amorevole malinconia che i Coen riservano ai loro eroi, unita all'umorismo con cui li guardano, uno per uno, dal Lebowski in vestaglia al supermercato che assaggia il latte direttamente dal cartone, al serious man professore di fisica che riempie la lavagna di formule ma non sa cavarsela con la moglie e il suo l’amante ebreo ortodosso, il fratello e la ciste sebacea, la vicina nuda al sole nel giardinetto.
Malinconia e umorismo. Più malinconia e musica che umorismo. E quello stile trattenuto nel raccontare e nel mostrare. La scelta di un’atmosfera e di una fotografia da perenni mezze stagioni, intonate al personaggio e alla sua filosofia esistenziale del come va va. Llewyn vive una vita di eterni ritorni e circolari peregrinazioni. Le cose non gli sono favorevoli ma è anche lui a non volere che lo siano. È un perdente come tanti nel cinema di allora: lo è per scelta, ama l’inettitudine e l’oscurità, aspira al purismo nell’arte musicale, scivola volentieri verso l’autodistruzione.
I Coen insaporiscono con le colpe ataviche della tradizione ebraica il rivisitato mito greco di un naufragato ulisside senza reggia e senza donna: regalano a Llewyn quello che la vita non gli dà, la tenerezza. Non è lui a cambiare la musica folk.
Mentre le prende fuori dal locale, dentro, a cantare, c’è un certo Robert Allen Zimmerman, alias Bob Dylan. Llewyn, a Chicago, ha cantato la sua ballata, nella penombra, per un produttore che ha tratto le solite conclusioni: non si fanno soldi con questa roba. Llewyn lo sa, non si aspettava un’altra risposta, prende la chitarra e ricomincia a girare da un divano all’altro. I Coen dolceamari rendono onore, alla loro maniera, a tutti i Llewyn Davis che in ogni tempo e in ogni luogo hanno sbagliato, per un pelo, luoghi e tempi.

Per informazioni: www.odeonfirenze.com

SM