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venerdì 15 novembre 2019

Festival dei Popoli: Andreas Hartmann alla prima italiana di ''My Buddha is Punk''

30-11-2015

La musica, il buddhismo e la ribellione di un giovane punk del Myanmar e la Cuba di oggi vista attraverso gli occhi di una bambina saranno al centro dei due documentari, in prima italiana, protagonisti della quarta giornata del 56/mo Festival dei Popoli, lunedì 30 novembre.
Nel film My Buddha is Punk (Spazio Alfieri ore 22.00) il regista Andreas Hartmann (presente in sala), segue la battaglia di Kyaw Kyaw, un venticinquenne punk birmano che, insieme alla sua band, cerca di sensibilizzare le persone sulle persistenti violazioni dei diritti umani in atto nel loro paese. Attraverso la sua musica e le manifestazioni in piazza, critica la guerra civile e la persecuzione delle minoranze etniche, viaggiando attraverso lo stato per promuovere tra i giovani una nuova filosofia che rifiuta le regole religiose e la dottrina politica. La vita degli abitanti di Marianao, sobborgo popolare dell’Avana, è invece il tema di Somos Cuba (Cinema Odeon ore 21.30) di Annett Ilijew, che presenta una selezione di materiali filmati dal 2008 al 2014 da un operario locale e cameraman amatoriale, Andres. In un microcosmo soffocato dall’indigenza, le contraddizioni di un incubo urbano che si nutre di innocenza si ripercuotono nei sogni e nelle osservazioni di una bambina, Leydis (l’autrice sarà presente al festival).

Tra gli eventi da segnalare della quarta giornata, la tavola rotonda "Domani è un altro giorno", dedicata a “progettualità, vincoli e risorse per i festival cinematografici in Italia” e organizzata, per la prima volta a Firenze, dall’Associazione Festival Italiani di Cinema (presso l’auditorium Sant’Apollonia di Firenze in via San Gallo, alle ore 14.30, ingresso libero). All’incontro parteciperà, tra gli altri, Monica Barni, vicepresidente e assessore alla cultura della Regione Toscana (ore 14.30); Nicola Borrelli, direttore generale per il cinema per il Ministero dei Beni Culturali (ore 14.45); la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, che interverrà in merito alla nuova legge per il cinema. Saranno inoltre presenti Stefania Ippoliti, presidente delle film commission italiane e alcuni direttori dei maggiori festival di cinema italiani.

Allo Spazio Alfieri, alle ore 15.00, si terrà la proiezione di Negotiating Amnesia in cui la regista Alessandra Ferrini (presente al festival) partendo dallo studio delle immagini risalenti all’occupazione italiana dell’Africa Orientale e dall’analisi dei manuali di storia usati dal dopoguerra ad oggi, esplora il retaggio del colonialismo italiano e le politiche di amnesia che lo caratterizzano. Iniziativa in collaborazione con Archivio Alinari, Associazione Mus.e e con il patrocinio del Comune di Firenze. Il film fa parte dell’omonima mostra dell’autrice, allestita presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea fino al 13 dicembre, a cura di Livia Dubon.

Al Cinema Odeon le proiezioni partiranno alle 17.00 con i film e i registi (tutti presenti al festival) partecipanti al concorso internazionale. Apertura con Des hommes debout (Francia, Libano, 2015, 55’) di Maya Abdul-Malak, la vita quotidiana di Moustafa, da molti anni lontano dal suo paese, in un piccolo Internet Point nel quartiere parigino di Belleville, preceduto dal cortometraggio Ozoners (USA, 2015, 19’) in cui i registi Jean-Jacques Martinod e Kyle Bell tracciano un ritratto dell’America che non esiste più attraverso il racconto dell’ultima estate di un drive-in. Alle 19.00 O Futebol (Spagna, 2015, 68’) di Sergio Oksman: il calcio come passione e ossessione, ma anche come filo che ricuce una relazione, quella tra il regista e suo padre. Prima il corto Territory (UK, 2015, 17’) di Eleanor Mortimer, la partita a guardie e ladri tra i macachi che hanno preso possesso di Gibilterra e il corpo d’ordine assoldato per contenerle. Alle 21.30 si continua con la presentazione di Somos Cuba (Germania, 2015, 91’) di Annett Ilijew, anticipato da Coming Out (Paesi Bassi, 2015, 7’) di Ruben Pater e Jaap van Heusden la storia di un giovane iraniano che, come suggerito dal titolo, rivela la propria omosessualità.

Allo Spazio Alfieri il pomeriggio si aprirà alle 15.00 con Negotiating Amnesia (Italia, 2015, 25’) di Alessandra Ferrini, per poi continuare alle 16.00 con Loco Lucho (Belgio, 1998, 59’) e Face Deal (Belgio, 2014, 29’), entrambi focalizzati sulla figura del padre della regista, Mary Jiménez, che sarà in sala per presentare i suoi documentari. Alle 18.00 ritorna l’omaggio al regista e montatore polacco Wojciech Staroń (presente al festival) con le proiezioni di Silence and Darkness (Polonia, 1999, 19’) di Paweł Kędzierski, girato in un centro per non vedenti e non udenti, seguendo i pazienti che partecipano a un corso di scultura; For a While (Polonia, 2005, 25’) di Wojciech Staroń, sulle difficili condizioni di vita a Mołtajny, luogo remoto e poverissimo della campagna polacca; Six Weeks (Polonia, 2009, 18’) di Marcin Janos Krawczyk, la difficile scelta di una madre di dare in adozione il proprio bambino; e Glass Trap (Polonia, 2008, 15’) di Paweł Ferdek, che documenta un giro di scommesse, alla periferia di Varsavia, su combattimenti inconsueti: quelli tra pesci d’acquario. Alle 20.30 il collettivo ZimmerFrei introdurrà al pubblico Steadf ast on our sand (Italia, 2015, 62’), film che ritrae la piccola isola di Terschelling a nord dei Paesi Bassi: orgoglio dei pochi isolani che ancora la abitano e la custodiscono, Terschelling è desolata d’inverno e affollata dai turisti di tutto il mondo durante il periodo estivo (sezione Panorama). Alle 22.00 la serata si concluderà con My Buddha is Punk (Germania, Birmania, 2015, 68’) di Andreas Hartmann.

All’Istituto Francese buio in sala alle 18.00 per Je suis le peuple (Francia, 2014, 111’) di Anna Roussillon, che durante la rivoluzione di piazza Tahrir in Egitto, segue il rovesciamento di Mubarak e la caduta di Morsi dal punto di vista di Farraj: un contadino. Alle 20.00 Cuchillo de palo (Spagna, 2010, 91’) di Renate Costa, che rievoca con affetto la figura di suo zio, arrestato, torturato, rilasciato e morto di «tristezza» – come dicevano i suoi familiari. Il suo è un viaggio personale e politico, in un paese – il Paraguay – che non ha ancora fatto i conti con il proprio passato.

All’Auditorium Sant’Apollonia alle ore 11.00 parte How I did it: una serie di incontri aperti al pubblico con i registi del festival.

Repliche: al Cinema Odeon alle 10.00 sarà proiettato L’infinita fabbrica del Duomo (Italia, 2015, 74’), il film di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (in concorso internazionale), che segue il lavoro necessario alla conservazione del Duomo di Milano, e alle 11.30 Contre-Pouvoirs (Algeria, Francia, 2015, 97’), il documentario di Malek Bensmaïl che entra nelle stanze del quotidiano indipendente algerino “El Watan” svelando i meccanismi decisionali della redazione in un momento cruciale della storia del paese: mentre la “primavera algerina” risveglia le necessità democratiche della popolazione, la campagna elettorale è dominata dal Presidente Bouteflika, candidato per il quarto mandato consecutivo (in concorso internazionale).

Prezzi: abbonamento completo valido per tutta la durata del festival: intero 50€ e ridotto 35€. Abbonamento giornaliero valido per 1 giorno intero: 10€ e ridotto 7€. Biglietto singolo dalle ore 10 alle 20.30: intero 5€ e ridotto 4€; biglietto singolo dalle ore 20.30: intero: 7€ e ridotto 5€ (tutte le proiezioni sono vietate ai minori di anni 18).

Info: www.festivaldeipopoli.org