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mercoledì 13 novembre 2019

''Tu che mi ascolti'' di Alberto Bevilacqua

24-11-2004
La figura della madre, Lisa, spicca già in una narrazione di Bevilacqua che, apparsa nel 1995, fu accolta da un grande successo di pubblico: "Lettera alla madre sulla felicità". Bevilacqua torna a rivolgersi alla madre, sicuro che lei possa ascoltarlo, da oltre il confine ultimo della vita. Queste pagine ripercorrono i momenti di un'umana avventura che vide madre e figlio sempre complici. Lisa resta incinta e per quattro anni, non sposata, difende la vita del figlio dando tutta se stessa in un ambiente assai difficile: un quartiere di Parma assediato dalla povertà, da aspre contese ideologiche, dal peso della dittatura. Per questa lotta, Lisa si ammala di depressione profonda. Gli internamenti in clinica si alternano ai fugaci ritorni a casa, ma il figlio le è sempre accanto: l'unico che trova la forza di credere nella sua guarigione e nel suo ritorno alla normalità. Il sacrificio più grande consiste nel non poter mai confidare alla madre i propri problemi e difficoltà, per non turbare una donna che le avversità hanno portato a murarsi nella solitudine, nelle ossessioni. Lisa guarisce quando è già avanti con gli anni. Torna allora a essere quella che è sempre stata: una donna molto intelligente, con il culto del sorriso e dell'ironia. Non c'è ombra funebre in questo libro. Finalmente, madre e figlio possono vivere quel rapporto di complicità attiva, di intenso godimento degli aspetti più belli dell'esistenza, che non hanno potuto vivere quando sarebbe stato il tempo. Lui ritorna anche ragazzino, lei vive tutto ciò che le è stato negato quando era giovane, bella, ammirata.