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martedì 19 novembre 2019

''San Salvi: le radici del futuro'', mostra all'Archivio Storico della Città di Firenze

13-03-2014

Dal 13 marzo al 11 aprile 2014, presso l'Archivio Storico della Città di Firenze (via dell'Oriuolo, 35), sarà possibile visitare la mostra "San Salvi: le radici del futuro", curata dall'Associazione per una Fondazione per una Memoria viva di San Salvi "Carmelo Pellicanò".
In questi anni l'Associazione "Pellicanò" ha raccolto una grande quantità di materiale documentale, che comprende fotografie degli anni '70, testimonianze dirette di chi era internato e chi vi lavorò, video e performance teatrali sul tema.
L'evento vuole essere un momento di condivisione pubblica del patrimonio documentario, per valorizzarlo e farlo conoscere diffusamente. La mostra, attraverso l'esposizione di foto e testimonianze del manicomio, offre ai cittadini l'occasione per riflettere sulle forme e i modi dell'assistenza asilare dagli anni '60 fino alla chiusura dell'Ospedale Psichiatrico.
I fini sociali dell'esposizione sono la tutela del patrimonio memoriale e culturale dell'area sansalvina, promuovere eventi culturali per mantenere viva la lotta allo stigma verso le persone con malattie mentali e mantenere vivo l'interesse verso le nuove pratiche di istituzionalizzazione.
È necessario trasmettere questa memoria soprattutto alle nuove generazioni perché sia patrimonio culturale per una crescita di esperienza e di valori, per promuovere una cultura dell'accettazione e il rispetto dell'altro, per il diritto alla diersità e infine perché San Salvi non rappresenti più solo il simbolo dello stigma di segregazione manicomiale. San Salvi è una parte importante di Firenze, un pezzo della sua storia, con tanta umanità segregata, abbandonata, priva della sua identità invece di essere ascoltata, aiutata nella sua sofferenza, curata.
In una relazione del 1985 il dott. Pellicanò, ultimo direttore dell'Ospedale Psichiatrico, scriveva:
"(...) La pratica manicomiale è stata trasportata all'esterno del manicomio, per cui il processo di liberazione, non solo non è continuato ma si è riproposta la repressione in termini più fini ed anche meno controllabili. La contestazione al manicomio non si è accompagnata alla contestazione al manicomialismo. Esso possiede "una propria cultura" rappresentata dai principi, idee, assunti teorici, metodiche d'intervento che hanno il fine di giustificare, alimentare le basi operative, totalitarismo, violenza, rapporti burocratici-gerarchici del manicomialismo stesso. Il nuovo spazio d'intervento è diventato il luogo teorico dell'immenso varipinto arsenale delle psicoterapie secondo travestimenti discutibili sul piano scentifico ma efficaci sul piano del controllo."
È necessario mantenere aperto il dibattito su questo argomento, affinchè nella società e nella cura della follia si evidenzino le pratice manicomiali che sono sopravvissute alla chiusura del manicomio.
In occasione della mostra, l'Archivio Storico del comune di Firenze pubblicherà un volumetto di testimoniance e fotografie, impreziosito da vignette che Sergio Staino ha voluto regalare a questa iniziativa.

Per informazioni: www.comune.fi.it/archiviostorico

di Susini Matteo