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sabato 16 novembre 2019

Premio Gregor von Rezzori: vince Vladimir Sorokin con ''La giornata di un Opričnik''

15-06-2015
Venerdì 12 giugno si è conclusa la IX edizione del Premio Gregor von Rezzori con la proclamazione del vincitore per la migliore opera di narrativa straniera tradotta in Italia: si tratta dell'autore russo Vladimir Sorokin con "La giornata di un Opričnik" premiato dal sindaco di Firenze Dario Nardella durante la tradizionale cerimonia nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio.

Ad annunciare il vincitore, la giuria composta da Ernesto Ferrero, Beatrice Monti della Corte, Edmund White, Alberto Manguel e Andrea Bajani che hanno assegnato il premio a Sorokin con questa motivazione: "Il romanzo di Vladimir Sorokin si svolge nell’anno 2027 in una Russia fittizia. Racconta un giorno della vita di un Opričnik. È un riferimento a una setta creata da Ivan il Terribile nel 1565 con lo scopo di eliminare i suoi nemici spesso ricorrendo a mezzi brutali e cruenti. Nel mondo raccontato da Sorokin gli eccessi dell’impero di Ivan il Terribile e della Russia di Putin sono ampliati e resi nei più fantasiosi ed orrendi dei modi. Nessun dettaglio ci è risparmiato. Dallo stupro di gruppo della moglie di un nobile sospetto, trovata nascosta in una gigantesca stufa ad una visita degli Opričnik ad una sauna dove si godono un’orgia sublimata da droghe e dai vapori del kvass e poi si rilassano ascoltando Rachmaninov sorseggiando champagne dello Szechuan. Questi odierni Opričniki invece che con i neri stalloni del tempo antico si spostano su delle Mercedes russe sul cui cruscotto sono appese delle teste di cane tagliate di fresco. Una delle particolarità di questo libro è il linguaggio inventato da Sorokin per raccontare questa nuova Russia. E’ un mish-mash di gergo di business, di diktat della Russia imperiale, di propaganda sovietica e di folklore. Al primo impatto La giornata di un Opricnik sembra essere precipitato tra noi da un altro pianeta, ma ha un posto ben radicato nella tradizione russa. Si sente l’eredità di due grandi satiristi, Bulgakov e Gogol nel cumulo barocco dei dettagli, nell’abile tessitura di fantasia e di realtà, nell’azione senza sosta. Naturalmente si sentono degli echi di Solgenitsin da Ivan Denisovic  come pure la vertiginosa abilità linguistica ci fa pensare a Dostoevskij. Sorokin piace non solo per la sua continuità col passato, ma perché ne fa qualcosa di estremamente nuovo, terrificante e comico. Edmund White lo ha definito con grande efficacia "un diamante nero".
 
Gli altri finalisti erano: Daša Drndić per "Trieste", Andrew Miller per "Pura", Guadalupe Nettel per "Il corpo in cui sono nata" e Tommy Wieringa per "Questi sono i nomi".
È inoltre di questi giorni la notizia dell’acquisizione da parte della casa editrice Bompiani del nuovo titolo di Sorokin "La tormenta" (2010) che uscirà in Italia nel 2016.
 
Nel corso della cerimonia è stato inoltre conferito il premio per la migliore traduzione di opera straniera: la giuria composta da Ilide Carmignani e Leonardo Marcello Pignataro,  presieduta da Martina Testa, ha attribuito il premio per la traduzione a Federica Aceto per "End Zone" di Don DeLillo con questa motivazione: "End Zone di Don DeLillo, opera seconda del grande scrittore americano, è un romanzo uscito originariamente nel 1972 e pubblicato in Italia solo lo scorso anno. Ambientato in una piccola università degli Stati Uniti, fra i giocatori della squadra di football, è una satira surreale, pervasa dalle inquietudini della Guerra Fredda, che basa la sua potenza su una lingua complessa e spiazzante, dal ritmo serratissimo, in cui si alternano il registro colloquiale e il lessico scientifico o filosofico, l’apparente semplicità – a volte quasi lirica – di certi brani descrittivi e le pagine irte di gergo sportivo e militare. Merito straordinario di Federica Aceto è aver affrontato con sensibilità e rigore quello che ai giudici è parso un tour de force estremamente arduo, senza mai “addomesticare” il testo e restituendone con grande sapienza, in un italiano al tempo stesso del tutto credibile e consapevolmente straniato, ogni asperità e irregolarità, fino negli effetti stridenti e a volte quasi cacofonici. È, del resto, l’ennesima prova del talento di una traduttrice giovane ma dalla carriera molto ricca, di cui la giuria intende segnalare anche la preziosa attività di riflessione e sensibilizzazione intorno al mestiere del traduttore e al suo ruolo nell’industria culturale di oggi”.

Per maggiori informazioni: www.premiovonrezzori.org

AT