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venerdì 15 novembre 2019

Sessant'anni di pittura di Nino Tirinnanzi

31-05-2006
E' una mostra completa e ben ordinata l'antologica dedicata a Nino Tirinnanzi nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, un riconoscimento da parte di Firenze ad uno degli artisti toscani più rappresentativi degli ultimi decenni. Nativo di Greve in Chianti e recentemente scomparso, Tirinnanzi fu in gioventù allievo di Ottone Rosai e frequentatore delle Giubbe Rosse, luogo d'incontri importanti con personaggi come Montale, Luzi, Pratolini, Vittorini, Palazzeschi. Esiste un episodio curioso in cui l'artista sedicenne, per pagare debiti di gioco firma alcune sue opere con il nome del maestro ("Osteria rossa" ad esempio), quadri che fino a tempi recenti sono stati attribuiti a Ottone Rosai in mostre italiane e straniere. Palazzeschi parlando del lavoro di Tirinnanzi avvertiva "una nuova sensazione di pittura", forse per via di paesaggi dominati da opposte scelte cromatiche, distanti da quelli di Rosai. Nei primi anni '50 si presenta una riscoperta del cubismo picassiano o post-cubismo con personaggi tenuti in una struttura frastagliata di piani. Uno dei soggetti peferiti restano le Vedute dell'Oltrarno con le strade di Santo Spirito ed i suoi abitanti, ma contrariamente a Rosai, non indagando il dolore dell'animo, piuttosto ritraendo figure quasi senza volto in cui la denuncia del loro stato d'emarginazione è resa dal loro atteggiamento.A partire dalla seconda metà degli anni '50 le forme umane tornano più nitide e ricompaiono architetture con geometrie definite. Molti sono i paesaggi della campagna toscana esposti, insieme alle nature morte con frutta e pesci degli anni '80 e ad una selezione di opere grafiche dove il talento disegnativo dell'autore rende alla perfezione figure di bambine, giovinetti e personaggi illustri. La mostra rimarrà aperta fino al 12 giugno con ingresso libero dalle 10.00 alle 18.00.

di Andrea Palanti