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venerdì 22 novembre 2019

Passeggiando d'inverno

14-01-2004
272esima replica, quasi diecimila spettatori dal 1999 per questo spettacolo- chiacchierata- affabulazione- ritrovo in compagnia tra amici denominato "Passeggiando a San Salvi", raccontato, come perfetta guida ciceronica, da un sempre più in forma Claudio Ascoli, attore partenopeo, vera anima della compagnia "Chille de la Balanza". Quasi due ore di parole, racconti toccanti con u Ascoli istrione che si dà anima e corpo ai visitatori in questa versione invernale delle più famose passeggiate a San Salvi estive di mezzanotte. Il testo, che non c'è, va con il tempo aumentando, si delinea in un percorso senza colonne portanti, a flash, momenti della memoria, un tuffo in un passato recente che ancora fa pensare, a tratti sobbalzare. "Come è cominciato tutto? - si chiede Claudio Ascoli - Non so, per caso, io amo perdermi, per scoprire cose nuove all'esterno e dentro di me; una sera mi sono perso, non so quanto consapevolmente e volontariamente di notte in questo luogo magico, strano, intrigante: aprivo porte, percorrevo corridoi, prendevo sentieri nel verde, scale, uffici, un labirinto emozionante". "Fino a pochi anni fa - continua Ascoli - era possibile trovare fogli e verbali dei malati ancora sparsi, ma con il tempo li hanno fatti sparire, addirittura si è volatilizzata anche la cartella clinica del poeta Dino Campana, che proprio in questo padiglione fu rinchiuso". Claudio Ascoli ha assorbito in questi anni da personaggi, malati, infermieri, abitanti del quartiere, da chiunque potesse dare il proprio contributo, la propria tessera di puzzle per riuscire a meglio comprendere questa straordinaria grandezza del luogo in sé e di tutti i luoghi di costrizione psichiatrica. La sua è una simil inchiesta giornalistica- documentaristica con tanto di fonti, mai però senza lasciare o tralasciare la vena umoristica- sarcastica napoletano- fiorentina. La prima parte dello spettacolo- performance- racconto è un video all'interno di San Salvi, per poi uscire per i vicoli e gli stabilimenti fatiscenti dell'immensa struttura, ben 32 ettari!, che tra un anno dovrebbe ritornare in mano alla ASL. Ascoli è un fiume in piena: dati, ricordi, aneddoti, curiosità, ed ancora atrocità, mezzi di tortura, la vasca gelata in giardino per "calmare" gli "ospiti", l'elettroshock, e gli scempi, i soprusi. Spiega, descrive, racconta come un maestro buono in gita scolastica, o il capo dei Boy Scout. 40 persone, massimo consentito, come piccoli anatroccoli, lo seguono e non perdono una battuta, pendono dalle sue labbra, vogliono sapere, chiedono, curiosi assorbono. La struttura è impressionante e segue alla lettera il motto scientifico dell'epoca, di quando fu costruito l'edificio, fine 1800: "Al disordine mentale delle passioni contrapporre l'ordine degli spazi". Rigore alla pazzia. E si scoprono particolari inquietanti: che sono stati rinchiusi negli anni tanti omosessuali, meglio se donne, ragazze madri, ubriachi del venerdì sera, depressi, disabili, le morti sospette tutte bollate con "infarto", tutti insieme nel grande calderone del diverso, rinchiuso, non visibile, lontano dalla "civiltà" civile, dagli occhi dei "normali". Poi il viaggio vero e proprio, di oltre 3 chilometri: i padiglioni di collegamento, i corridoi riservati agli infermieri, quelli per gli psichiatri, la cucina, la ciminiera, la lavanderia, la Chiesa, il Cinema Teatro, forse prossima futura, dal 2005, sede proprio dei Chille. Una vera e propria città chiusa, con i suoi 8.000 alberi, un cedro del Libano di 160 anni, 2.000 dei quali donati da Marcello Mastroianni dopo aver girato proprio a San Salvi la pellicola "Per le antiche scale". L'incontro, imperdibile e toccante, umano e appassionante, si chiude con la spiegazione del nome della compagnia "Chille de la Balanza": quelli della bilancia, termine partenopeo che indicava coloro che vendevano frutta e verdura, che per un bicchier di vino la sera nelle osterie raccontava la storie di paese udite durante la giornata lavorativa dai passanti e dalle casalinghe di allora.