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venerdì 15 novembre 2019

I dilemmi delle ''Identità Virtuali'' a Palazzo Strozzi

20-05-2011
L'immagine di sé che la rete presenta agli altri e lo sconvolgimento di identità che può derivarne sono il tema chiave al centro della mostra allestita alla Strozzina di Firenze fino al 17 luglio 2011. Dieci artisti ci porteranno ad interrogarci, come sottolinea la direttrice della Strozzina Franziska Nori, sul "che cosa è la persona nel mondo digitale", se l'individuo che si rapporta con il web ne trova giovamento oppure vede sgretolarsi la propria identità. Quest'ultimo è il caso raccontato da Dianna Djeddi nel progetto "I am Neda", che ricostruisce la storia dell'iraniana Neda Soltani costretta ad emigrare come rifugiata politica in Germania dopo essere stata scambiata, sulla base del profilo pubblicato su facebook, per la connazionale Neda Agha-Soltan, la cui uccisione in una manifestazione contro il governo venne ripresa e diffusa in internet trasformandola in un simbolo. Ma lo scenario non è così "apocalittico", come tiene a sottolineare Giuliano Da Empoli, Assessore alla cultura del comune di Firenze, e la mostra vuole soprattutto suscitare interrogativi stimolando il visitatore sotto diversi aspetti. Così Evan Baden ci propone ritratti fotografici che sembrano indicarci il mondo virtuale come fonte di spiritualità, e Robbie Cooper sottolinea il profondo coinvolgimento emotivo derivante dall'interazione con la sfera digitale. Christopher Baker presenta una videoinstallazione con ritratti di migliaia di utenti del web accostati l'uno all'altro, con un dilemma: è più facile o più difficile emergere dalla sfera virtuale per comunicare in pubblico? Anche Natalie Bookchin unisce dei video raccolti in rete, i quali suggeriscono lo svilupparsi di una massificazione del popolo del web. Nelle opere della etoy.CORPORATION, di Nicholas Felton, del Sociable Media Group e di Chris Oakley si tende invece ad evidenziare il ruolo della sfera digitale come banca dati, con tutto ciò che ne deriva per l'individuo. Interessante anche il progetto di Michael Wolf, che raffigura semplici ritratti di individui per le strade di Parigi, se non fosse che le immagini sono tratte direttamente da Google Street View. Infine si presenta l'iniziativa "Seppukoo" del duo italiano Les Liens Invisibles, che incitava gli utenti di facebook al "suicidio" della propria identità virtuale prima dello stop dell'iniziativa imposto per vie legali dallo stesso social network. La mostra, realizzata con la consulenza di Roberto Simanowski, Antonio Glessi, Sherry Turkle e Michael Wesch, approfondisce quindi la tematica dell'identità, sia individuale che collettiva che, come ricorda Franziska Nori, ha attraversato un cambiamento "essenziale" con lo sviluppo della dimensione virtuale. Per informazioni: www.fondazionepalazzostrozzi.it

di Adriano Nucera