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domenica 17 novembre 2019

''Io sono verticale'' a San Salvi, Sylvia Plath vista da Chiara Macinai

20-07-2011
Mercoledì 20 luglio 2011 a San Salvi alle ore 21.30 prima assoluta di "Io sono verticale", viaggio in nove tappe attraverso le opere di Sylvia Plath con testo e regia di Chiara Macinai, affermata attrice già partner di Lavia, degli stessi Chille de la balanza e di molte importanti compagnie teatrali. Lo spettacolo è un percorso intorno alla condizione femminile, un viaggio nel mondo poetico, fragile eppure ricco di passione e lirismo di Sylvia Plath. Un cammino che inizia dall'infanzia serena dell'artista, a partire da piccoli messaggi e fiabe scritte per la madre, attraverso poi l'inquietudine dell'adolescenza di chi si confronta con il proprio talento di scrittrice e che infine giunge alla tragedia dell’esistenza adulta. La tragedia come fatto culturale, vissuta sul proprio corpo come denuncia verso una società dominata da un maschilismo cinico e crudele in cui “"Nazioni,governi, parlamenti, società vivono solo nella menzogna e non si può dare loro fiducia”, contro una politica dove vi è spazio solo per l’aggressività della retorica. Quella di Sylvia Plath è una poetica che getta luce nella sfera oscura e nascosta del dolore: i "lampi azzurri" che ricorreranno più volte nelle sue poesie cercano di descrivere una condizione esistenziale che, aldilà della drammatica esperienza dell’elettroshock e del tragico epilogo della sua vita, è soprattutto espressione di una condizione artistica. Se "essere nata donna è la mia terribile tragedia" come afferma Sylvia nei suoi diari, è vero anche che l’anima artistica trova dimensioni liriche di notevole efficacia nel corso di tutta la sua opera. Durante lo spettacolo sono evocate trame e suggestioni dai principali testi della scrittrice statunitense: ad esempio, la brillante studentessa di college che racconta attraverso le pagine di un breve romanzo autobiografico il crollo nervoso e la sua risalita (The Bell Jar); oppure, l’'esperienza della maternità, l'amore e il matrimonio con il poeta Ted Hughes, conservate come indelebili segni dell'esistenza nel radiodramma in versi Three Women e la coscienza del tradimento del marito esorcizzata con Burning the Letters. La sua parabola di vita, che la messa in scena cerca di far rivivere dando voce alla potente anima poetica della scrittrice, è come un monito di vita, di libertà e in fondo di amore per se stessi, ma anche verso coloro che ci hanno fatto del male. Le domande senza risposta attraversano è vero tutta l’opera letteraria della Plath, ma alla fine quello di Sylvia è un messaggio di vita rivolto a tutte le donne che hanno vissuto il travaglio della sofferenza fisica e psicologica. Una via d’uscita cioè, che è un sentimento di identità femminile che va oltre la sofferenza, perché "una donna che si disprezza come donna non può provare simpatia per le altre donne, il suo odio-amore va agli aggressori, ai mariti assenti o ai padri defunti che sono il ricettacolo di tutto il male." In scena : Chiara Macinai, Ermelinda Çakalli, Virginia Puccianti, con la partecipazione di Claudia Vitale. Per informazioni: chille_@libero.it