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giovedì 22 agosto 2019

Programmazione settimanale del Cinema Spazio Uno di Firenze

16-05-2019
Ecco la programmazione del cinema Spazio Uno di Firenze (via del Sole, 10), questa settimana saranno proiettati i seguenti film:

"LA CADUTA DELL'IMPERO AMERICANO" di Denys Arcand
Può un regista ultrasettantenne girare un film come se fosse un trentenne? Se ti chiami Denys Arcand, sì. Il cineasta del Quebec è riuscito a crearsi una sua nicchia di riflessione sociale e filmica in cui mette letteralmente a nudo la società contemporanea, analizzandone dilemmi e contraddizioni di fronte ad un mondo che cambia troppo velocemente. Nel 2004 ha anche vinto l'Oscar al miglior film straniero per "Le invasioni barbariche". L'evoluzione di questo percorso cinematografico si concretizza con "La caduta dell'Impero americano". Il film si apre su un meraviglioso dialogo tra il protagonista e la sua ragazza, poco prima della fine della loro relazione: “Sono troppo intelligente per avere successo”, afferma Pierre-Paul, convinto che l’intelligenza in realtà sia un handicap. Da qui in poi sarà tutto un concentrato a metà strada tra favola sociale e accusa al sistema capitalistico, senza voler mai sbilanciarsi troppo da un lato o dall’altro: c’è una sorta di tenera ingenuità nel racconto, dove i protagonisti sembrano fare a gara a chi ha il cuore più d’oro, ed è bello poter tifare per i “buoni”, come nei film di una volta. Alla fine è proprio questa dolcezza a rendere il film gradevole, bello e soprattutto divertente. In questa "rapina a mano armata" il regista ci mostra uno spaccato della società canadese che soli pochi chilometri di confine hanno salvato da un'apparente grettezza insita nell'animo statunitense. E da questo punto di vista la stessa vicenda narrata appare un pretesto per disegnare un affresco in cui ogni personaggio rappresenta un fenomeno, una conseguenza sociale, un'occasione di critica ed autocritica. Un contesto in cui l'happy ending e le certezze cementate del sogno americano sono solo una pia illusione. In questo affresco, dunque, in questa forte e convinta idea di società di Arcand, il cineasta realizza una pellicola magistrale nella sua vigoria e nel suo voler raccontare una storia innovativa attraverso pensieri e filosofie narrative ormai consolidate da decenni. In questa storia non ci sono vincitori, non ci sono vinti. ci sono solo dubbi. Ma l'impressione che il regista provi amarezza e si senta uno sconfitto resta viva nell'aria. E' la contraddizione di una società che (forse) sta per finire, e l'indeterminatezza del pensiero che però (quanto mai come in questo film) si rende una bellissima opera di cinema per tutti noi.

"LE INVISIBILI" di Louis-Julien Petit
Profondamente toccato dal libro di Claire Lajeunie ("Sur la route des invisibles: Femmes dans la rue"), il regista francese Louis-Julien Petit trascorre un anno nei centri di accoglienza per raccogliere testimonianze e realizza un film che dona voce alle donne dimenticate dal mondo e a quelle che le sostengono. C’è un mondo parallelo al nostro di cui  abbiamo scarsa cognizione, che galleggia in un mare di travaglio esistenziale ma dotato di una dignità che fa meravigliare e riflettere. Rifacendosi alla tradizione del film sociale di cui i britannici sono portabandiera, in pieno stile Ken Loach o Stephen Frears, il regista sceglie saggiamente la commedia, velata di sottile ironia, come genere più adatto per raccontare le storie di un mondo ai margini così pieno di sfumature, focalizzando l’attenzione sulla coesione e il sentore comune del gruppo di queste donne invisibili che nella sola Francia rappresentano il 40% dei clochards. E’ una intensa carrellata di volti segnati da una vita dura, di un’umanità dolente ma mai sfiorata dall’auto commiserazione ma in cerca di riscatto e del proprio posto nel mondo. Evitando con garbo il rischio di scadere nel pietismo melenso o nella compassione, il regista tratteggia approfonditamente caratteri, emozioni e complessità dei personaggi e lancia un messaggio di speranza nel futuro. Radioso come "Discount", il nuovo film di Louis-Julien Petit volge una suggestiva materia documentaria in una brillante commedia sociale. E tutto funziona a meraviglia, a partire dal casting condotto da quattro attrici resistenti: Audrey Lamy, Corinne Masiero, Déborah Lukumuena e Noémie Lvovsky. Al loro fianco una dozzina di donne che hanno conosciuto la precarietà e la strada, attrici non professioniste le cui vite hanno in alcuni casi ispirato il loro ruolo.

"CYRANO MON AMOUR" di Alexis Michalik
Come fare a sottrarsi alla tentazione, quando è l’unica cosa che muove la tua penna? Specie se si è all’ultima occasione di ottenere successo e memoria imperitura. Cos’è, in fondo, a ispirare uno scrittore? Nel 1897 Edmond Rostand, poeta inquieto e misconosciuto di ventinove anni, si ispirava liberamente al fantasma di uno scrittore dimenticato, Cyrano de Bergerac, per scrivere un dramma eroico e melanconico che farà la gloria del Théâtre de la Porte Saint-Martin. "Cyrano, mon amour", di Alexis Michalik, è la storia di come e perché fu scritta la più celebre opera teatrale della storia della Francia. Non sorprende che, in Italia, il titolo sia tanto didascalico mentre, in madrepatria, sia solo “Edmond”, dal nome di Rostand, autore immortale del "Cyrano de Bergerac". La commedia, va detto, ricorre a piene mani dal genere biografico-artistico, secondo cui la vita del tale autore è fonte spontanea e decisiva nel concepire le più grandi opere del nostro immaginario (Romeo e Giulietta, Orgoglio e Pregiudizio, Mary Poppins). Si tratta di un’evidente forzatura, ma giocata con sufficiente eleganza da non pesare, persino nel prendersi qualche licenza storica importante. Si capisce che l’obiettivo del regista non è documentaristico, ma di intrattenimento. E intrattiene con successo. L’ironia, come la tensione in un grande film action, non cala mai, sostenuta da un cast variopinto e azzeccato. Emoziona e fa sorridere vedere fino a che punto il Rostand di Michalik si troverà nei panni improvvisati del suo stesso Cyrano, prim’ancora che questo nascesse. Il tutto, ovviamente, fino all’esplosiva conclusione, la prima rappresentazione, che segnerà un punto di svolta nella storia del teatro nazionale e mondiale. A questo punto, la regia centra l’ennesima intuizione: tanta è l’immersione del pubblico diegetico (nel teatro del 1897) e extradiegetico (noi al cinema oggi) che la scena teatrale si trasforma in un film nel film, per l’ultimo commovente atto. Non importa che l’epilogo faciliti un po’ troppo lo scioglimento del conflitto. La magia del Cyrano ha fatto il suo corso, di nuovo e per la prima volta.

"TAKARA La notte che ho nuotato" di Alexis Michalik
Frutto di una curiosa collaborazione alla regia tra Damien Manivel e Kohei Igarashi, "Takara – La notte che ho nuotato" è un lavoro minimalista ed ermetico che galleggia ai confini del cinema di sperimentazione. Suddiviso in tre capitoli – in ordine: Il disegno, Il mercato del pesce e Un lungo sonno – è un’esperienza circolare che ruota semplicemente attorno a quelle piccole cose e ai piccoli gesti che circondano la routine di tutti i giorni. Eppure, ha una sua grandezza. Lungo gli ottanta minuti circa che costruiscono il film, le riprese raccontano una giornata particolare di un ragazzino di sei anni. Una giornata qualsiasi, che inizia con una sveglia molto mattiniera e prosegue con una piccola avventura. All’inizio tra le mura domestiche, ma poi sempre oltre, andando a scoprire un paesaggio dominato dal bianco della neve. Per un giorno il bambino si comporta da grande girovagando per una città torpida. L’infanzia che cerca i suoi confini ed il legame silenzioso con la figura paterna fanno da tessuto connettivo al racconto. La pellicola avanza completamente muta...Non è mai troppo tardi per tornare con la mente e il cuore indietro nel tempo e vedere il mondo con occhi nuovi. Il viaggio di scoperta è quindi interiore e assolutamente condivisibile. Un percorso leggero come un fiocco di neve che scende lentamente e si lascia guidare dal vento. Di fronte all’invasione di un cinema sempre più artificioso, alla ricerca di colpi ad effetto, Damien Manivel e Kohei Igarashi reagiscomo con un minimalismo quotidiano. Semplicità purissima e incontaminata, quasi quanto il protagonista e gli ambienti. La fotografia è davvero eccellente, non lascia niente al caso, in ultima analisi, dà al film qualcosa in più che sopperisce al mutismo.

"THE BRINK - Sull'orlo dell'abisso" di Alison Klayman
Le elezioni Presidenziali statunitensi del 2016 sono state tra le più volgari, populiste, povere e imprevedibili che si ricordino in una democrazia occidentale, con la favoritissima Hillary Clinton che pur prendendo numericamente più voti dell’outsider Donald Trump, andò incontro a una netta e chiara sconfitta. Ma com’è stato possibile un tale risultato tra una delle più esperte e scafate politiche del mondo e uno dei miliardari più discussi e discutibili, senza alcuna esperienza di lotta e amministrazione politica? Il nome dietro il successo di Trump, l’uomo che ne ha rivoluzionato la strategia comunicativa in modo vincente è quello di Steve Bannon. A molti non dirà nulla, ma si tratta di una delle personalità più influenti, intelligenti e potenti della destra mondiale, il vero e proprio deus ex machina che sta dietro molti dei successi di quella destra populista che in Europa e non solo sta guadagnando terreno. "The Brink – Sull’Orlo dell’Abisso", diretto da Alison Klayman, parla di lui, della sua visione del mondo e della politica, di quale sia il suo disegno per il terzo millennio dell’occidente. Steve Bannon è il classico self-made man, il classico prodotto dell’intraprendenza americana, figlio di una famiglia della middle class bianca e di origine irlandese, grazie a tenacia e impegno ha conseguito negli studi e negli affari risultati assolutamente eccezionali. Entrato come banchiere e consulente presso la Goldman Sachs, vi ha costruito una carriera sfavillante, gettandosi anche nell’attività di produttore nel mondo del cinema, è stato co-fondatore di Cambridge Analytica e direttore di Breitbart News, sostanzialmente la mecca internet per ogni militante di destra degli Stati Uniti e non solo. Dall’unione tra Trump, imprenditore e speculatore d’assalto, e Bannon, teorico e persuasore, è nata una forza spaventosa, inarrestabile, mai vista prima nella storia americana. "The Brink"  ci guida nei mesi immediatamente precedenti alle elezioni del mid-term, si muove alle spalle di un Steve Bannon intento a consolidare i fili di una rete internazionale di partiti populisti che spazia da Marie Le Pen a Giorgia Meloni, da Orban a Matteo Salvini, dalla Nuova Alleanza Fiamminga al famigerato Farage. Il documentario si caratterizza per la sostanziale neutralità della telecamera, della narrazione, assolutamente passiva rispetto agli eventi, totalmente al servizio di questo pingue e corpulento ideologo e tecnocrate politico. Ma la Klayman fa di più: getta una luce nuova, più eloquente, sull’America bianca, dimenticata, povera, ignorante, vecchia e arretrata che è stata alla base della vittoria di Trump; in tutto e per tutto è l’America dei 50enni, 60enni, che era cresciuta nel mito di Reagan, dell’America come Impero del bene, trionfo del consumismo e della libertà totale. Ora invece si trova a che fare con un’America multigenere e multirazziale, ambientalista, dove sembra sparito l’ascensore sociale, dove il mondo appare un enorme mostro dalle mille lingue apparso per distruggere tutto ciò che conoscono.

Ecco il dettaglio degli orari:

"LA CADUTA DELL'IMPERO AMERICANO" di Denys Arcand
Giovedì 16/05 Ore 15:30
Venerdì 17/05 Ore 19:20
Sabato 18/05 Ore 17:30 - 21:35
Domenica 19/05 Ore 17:20
Lunedì 20/05 Ore 15:30 - 21:30
Martedì 21/05 Ore 17:05
Mercoledì 22/05 Ore 19:15

"LE INVISIBILI" di Louis-Julien Petit
Giovedì 16/05 Ore 17:45 - 21:30
Venerdì 17/05 Ore 15:40 - 17:30
Sabato 18/05 Ore 15:40 - 19:45
Domenica 19/05 Ore 15:30 - 19:30
Lunedì 20/05 Ore 17:40
Martedì 21/05 Ore 19:20
Mercoledì 22/05 Ore 21:30

"CYRANO MON AMOUR" di Alexis Michalik
Giovedì 16/05 Ore 19:30
Venerdì 17/05 Ore 21:35
Lunedì 20/05 Ore *19:30(V.O. Sott.)
Mercoledì 22/05 Ore 15:40

"TAKARA La notte che ho nuotato" di Alexis Michalik
Anteprima Domenica 19/05 Ore 21:15

"THE BRINK - Sull'orlo dell'abisso" di Alison Klayman
Martedì 21/05 Ore 15:30 - 21:15
Mercoledì 22/05 Ore 15:40
In Inglese con sottotitoli

Per ulteriori informazioni: www.cinemaspaziouno.it