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sabato 24 agosto 2019

Programmazione settimanale del Cinema Spazio Uno di Firenze

06-06-2019
Ecco la programmazione del cinema Spazio Uno di Firenze (via del Sole, 10), questa settimana saranno proiettati i seguenti film:

"AMERICAN ANIMALS" di Bart Layton
Dopo aver mietuto successi al Sundance Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma, "American Animals" sbarca sugli schermi italiani. L' esilarante commedia di Bart Layton narra di una avvincente rapina, basata su eventi realmente accaduti, eseguita da un manipolo di universitari del kentucky. La geniale scelta di confrontare la ricostruzione filmica con i ricordi dei reali protagonisti è una trovata registica che conferisce ulteriore ironia a questa divertente black comedy. Raccontato dagli stessi ragazzi, ormai cresciuti, che hanno commesso il colpo nel 2003, "American Animals" porta la fusione tra documentario e finzione al suo ultimo stadio e segnala il talento di Bart Layton nel maneggiare anche i meccanismi della fiction. Layton però non vuole trovare colpevoli e anzi schiva la pretesa di verità che il film stesso dichiara nel primo cartello, lasciandoci senza una risposta univoca su come siano davvero andate le cose. Il senso del film è del resto un altro: siamo di fronte a quattro giovani bianchi americani più o meno di buona famiglia, che nonostante le occasioni che gli apre la loro condizione privilegiata e il college non sanno che fare delle proprie vite. Il loro orizzonte ultimo è la celebrità o la ricchezza o la gloria di un grande artista...perché quello che la propria vita offre loro non sembra sufficiente. L'assenza di orizzonti fa così di loro anime perse pronte a inventarsi una folle impresa pur di trovare finalmente qualcosa di eccezionale e unico. In questo ha un forte peso anche la mentalità del gruppo, dove le idee più balzane ricevono sostegno dai compagni fino a sembrare sensate e prendere corpo. L’aspetto interessante è la descrizione del processo sociale e psicologico che ha portato quattro giovani con una futuro sicuro davanti a progettare una rapina. Interessante, divertente, magnificamente costruito ed interpretato, bellissimo il cameo di Udo Kier, con una colonna sonora veramente accattivante, in cui spicca "I’m Alive" di Johnny Thunder, "American Animals" è decisamente lo heist drama imperdibile del momento.

"QUEL GIORNO D'ESTATE" di Mikhael Hers
Nanni Moretti ha scelto questo film per programmarlo al suo Nuovo Sacher a Roma! I percorsi della memoria, la geografia, il tempo, il luogo e il momento sono i grandi temi di Mikhaël Hers, abilissimo a creare echi e ricordi futuri, a tradurre le variazioni del cuore in maniera fisica e sensoriale. Con "Amanda" (titolo originale del film) -presentato a Venezia nella sezione "Orizzonti"- affronta ancora una volta le conseguenze della morte di una giovane donna sui suoi cari, lavorando all'ombra di un'assenza e alla luce di un affetto. L'affetto che lega David alla sua nipotina e che li conduce dall'appartamento alla scuola, dal parco alla stazione, catturandone l'inerzia, il languore, i movimenti leggeri in cui respirare la felicità di stare insieme, l'eccitazione di camminare accanto ritardando il momento della separazione. Perché affrontare il vuoto è più facile in due ma è più difficile in estate. In estate le porte e le finestre si aprono, si esce più volentieri, si viaggia leggeri, dentro e fuori si annullano, i parchi prolungano gli appartamenti come un giardino che entra in salone col sole. Mesi che Mikhaël Hers racconta scandendo il ritmo della sofferenza che si allenta grazie a un sorriso, una cena in allegria, una passeggiata, una notte racchiusa in un abbraccio tra zio e nipote. E la tenerezza finisce allora per essere il segno di un’opera che guarda costantemente alla vita. Un film che è un inno alla sopravvivenza e all’amore, ma che non dimentica di raccontare gli anni bui che stiamo vivendo. Ennesimo tassello di un cinema in costante fermento, "Quel giorno d'estate" è anche un ritratto della Francia. Una fotografia intima, fragile, pronta ad essere strappata. Non per questo rassegnata, bensì  protesa con lo sguardo verso il futuro. Un paese nascosto dietro il volto espressivo della piccola e bravissima Isaure Multier che non sfigura affatto accanto a  Vincent Lacoste, attore tra i più dotati della generazione dei trentenni.

"JOHN McENROE: L'impero della perfezione" di Julien Faraut
Julien Faraut confeziona questo magnifico documentario su John McEnroe, tra le figure più giganti nella storia del tennis. Il film prende spunto da una serie di filmati didattici di Gil de Kermadech (un noto cineasta appassionato anche di sport) nati per osservare posture e movimenti dei migliori tennisti, per diventare una riflessione inedita sul tennis e su uno dei personaggi più importanti e iconici di questo sport. Ma questo non è il “canonico” documentario. Il regista traccia dall’inizio uno stretto parallelismo tra cinema e sport, con un Godard citato all’inizio e confermato alla fine da una crudele composizione ad anello: “Il cinema mente, lo sport no”. Proprio come un regista, McEnroe crea e dirige il tempo del gioco. Il risultato è che ogni match prende una direzione ben precisa, a senso unico, seppure ostacolato, esattamente come un film. I suoi gesti, la sua plasticità sembrano far parte di rituali scenografici, coreografici, persino drammatici nell’accezione teatrale. C'è poi l'obiettivo centrato sul nervoso campione che consente di mettere in luce una psicologia complessa focalizzandosi sulla necessità per lui quasi cogente di un bisogno di rivalsa costante. Se l'arrabbiatura durante la partita per la quasi totalità dei suoi colleghi rappresentava un motivo di deconcentrazione, per lui era invece uno stimolo a fare di più e meglio. In fondo la sua, come viene affermato, era una gara contro se stesso che aveva bisogno di trasformarsi in conflitto. Anche il suo caparbio ribellarsi alle decisioni arbitrali, nell’occhio di Faraut, non testimoniano semplicemente un carattere vulcanico, ma anche una volontà “super-umana” di controllare ogni aspetto della partita in corso, e quindi della sua vita. Ne deriva un conflitto innato, probabilmente cicatrice di ogni sportivo sempre in bilico tra la vittoria e la sconfitta, ma in McEnroe pronunciato come e più dell’epica hollywoodiana. Colto, ricercato, ma alla fine anche appassionante, è un viaggio nel mondo di John McEnroe mai visto prima.

"CHE FARE QUANDO IL MONDO E' IN FIAMME?" di Roberto Minervini
Nonostante i suoi film non facciano sfaceli di incassi Roberto Minervini è uno dei cineasti determinanti dei nostri anni, uno dei documentaristi più seguiti, imitati ed influenti del mondo. L’unico che per raccontare qualcosa, per far vedere delle persone, una zona del pianeta o qualche evento clamoroso accetta la natura menzognera del documentario e lo gira come un film. Assieme ad altri documentaristi sta rivoltando come un guanto questa forma d’espressione e lo sta facendo a partire dal racconto degli Stati Uniti. Raggiunto il cuore autentico di uno stato disprezzato per il suo 'ritardo', l'autore incontra persone ordinarie che nessuno conosce ma che si conoscono tra loro, perché fanno musica insieme, perché lavorano insieme, perché lottano insieme in una capitale spaccata in due: il nord nero e povero, il sud bianco e agiato. In quel fosso razziale che non si smette di scavare, si inserisce il cinema di Minervini e quell'attitudine a sublimare la realtà tragica senza tradirla. Dragando le acque torbide del Mississippi e del suo paese di adozione, l'autore coglie, con le reti della sua empatia, le figure ambigue ed eloquenti del rimosso. L'other side, in cui abita da sempre il suo cinema, non è il rovescio del décor ma il passaggio rivelatore di una realtà che appassiona e sconcerta, una messa a nudo delle piaghe e delle rovine di un paese vincitore e sempre parzialmente vinto. Ma Minervini non racconta né mistifica, i suoi film descrivono attraverso il quotidiano, passando del tempo con persone vere di cui abbraccia il presente e a cui non attribuisce mai un giudizio a priori. La sua preoccupazione è la restituzione grafica di un contesto di cui è il testimone privilegiato.

"THE BRINK - Sull'orlo dell'abisso" di Alison Klayman
Le elezioni Presidenziali statunitensi del 2016 sono state tra le più volgari, populiste, povere e imprevedibili che si ricordino in una democrazia occidentale, con la favoritissima Hillary Clinton che pur prendendo numericamente più voti dell’outsider Donald Trump, andò incontro a una netta e chiara sconfitta. Ma com’è stato possibile un tale risultato tra una delle più esperte e scafate politiche del mondo e uno dei miliardari più discussi e discutibili, senza alcuna esperienza di lotta e amministrazione politica? Il nome dietro il successo di Trump, l’uomo che ne ha rivoluzionato la strategia comunicativa in modo vincente è quello di Steve Bannon. A molti non dirà nulla, ma si tratta di una delle personalità più influenti, intelligenti e potenti della destra mondiale, il vero e proprio deus ex machina che sta dietro molti dei successi di quella destra populista che in Europa e non solo sta guadagnando terreno. "The Brink – Sull’Orlo dell’Abisso", diretto da Alison Klayman, parla di lui, della sua visione del mondo e della politica, di quale sia il suo disegno per il terzo millennio dell’occidente. Steve Bannon è il classico self-made man, il classico prodotto dell’intraprendenza americana, figlio di una famiglia della middle class bianca e di origine irlandese, grazie a tenacia e impegno ha conseguito negli studi e negli affari risultati assolutamente eccezionali. Entrato come banchiere e consulente presso la Goldman Sachs, vi ha costruito una carriera sfavillante, gettandosi anche nell’attività di produttore nel mondo del cinema, è stato co-fondatore di Cambridge Analytica e direttore di Breitbart News, sostanzialmente la mecca internet per ogni militante di destra degli Stati Uniti e non solo. Dall’unione tra Trump, imprenditore e speculatore d’assalto, e Bannon, teorico e persuasore, è nata una forza spaventosa, inarrestabile, mai vista prima nella storia americana. "The Brink"  ci guida nei mesi immediatamente precedenti alle elezioni del mid-term, si muove alle spalle di un Steve Bannon intento a consolidare i fili di una rete internazionale di partiti populisti che spazia da Marie Le Pen a Giorgia Meloni, da Orban a Matteo Salvini, dalla Nuova Alleanza Fiamminga al famigerato Farage. Il documentario si caratterizza per la sostanziale neutralità della telecamera, della narrazione, assolutamente passiva rispetto agli eventi, totalmente al servizio di questo pingue e corpulento ideologo e tecnocrate politico. Ma la Klayman fa di più: getta una luce nuova, più eloquente, sull’America bianca, dimenticata, povera, ignorante, vecchia e arretrata che è stata alla base della vittoria di Trump; in tutto e per tutto è l’America dei 50enni, 60enni, che era cresciuta nel mito di Reagan, dell’America come Impero del bene, trionfo del consumismo e della libertà totale. Ora invece si trova a che fare con un’America multigenere e multirazziale, ambientalista, dove sembra sparito l’ascensore sociale, dove il mondo appare un enorme mostro dalle mille lingue apparso per distruggere tutto ciò che conoscono.

Ecco il dettaglio degli orari:

"AMERICAN ANIMALS" di Bart Layton
Giovedì 06/06 Ore 17:40 - 21:40
Venerdì 07/06 Ore 21:30
Sabato 08/06 Ore 17:40 - 19:40
Domenica 09/06 Ore 15:50 - 21:35
Martedì 11/06 Ore *17:45 In Inglese con sottotitoli
Mercoledì 12/06 Ore 17:40 - 21:35

"QUEL GIORNO D'ESTATE" di Mikhael Hers
Giovedì 06/06 Ore 15:50 - 19:45
Venerdì 07/06 Ore 15:50 - 17:40 - 19:30
Sabato 08/06 Ore 15:50 - 21:40
Domenica 09/06 Ore 17:50 - 19:40
Lunedì 10/06 Ore 15:50 - 17:40
Martedì 11/06 Ore *15:50 In Francese con sottotitoli
Mercoledì 12/06 Ore 15:50 - 19:40

"JOHN McENROE: L'impero della perfezione" di Julien Faraut
Lunedì 10/06 Ore 21:30
Martedì 11/06 Ore 19:50

"CHE FARE QUANDO IL MONDO E' IN FIAMME?" di Roberto Minervini
Lunedì 10/06 Ore 19:30
In Inglese con sottotitoli

"THE BRINK - Sull'orlo dell'abisso" di Alison Klayman
Martedì 11/06 Ore 21:30
In Inglese con sottotitoli

Per ulteriori informazioni: www.cinemaspaziouno.it