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giovedì 26 novembre 2020

"The Elephant Man", il film di David Lynch in versione 4K al Cinema Odeon Firenze

16-09-2020
Mercoledì 16 settembre 2020 alle ore 18.00 e 21.00 il Cinema Odeon Firenze (piazza Strozzi), in collaborazione con la Cineteca di Bologna, presenta in anteprima nazionale il restauro, in versione restaurata 4K originale (inglese) con sottotitoli in italiano, di uno dei più grandi capolavori di David Lynch: "The Elephant Man", a 40 anni dalla sua uscita.

Londra, seconda metà dell’Ottocento. A causa di una malattia molto rara, la neurofibromatosi, che gli ha dato sembianze mostruose, il giovane John Merrick viene esposto come “uomo elefante” nel baraccone di Bytes, un alcolizzato che campa sfruttando la sua mostruosità e lo tratta come una bestia. E’ qui che Merrick viene scoperto dal dottor Frederick Treves, un chirurgo del London Hospital che convince Bytes a cederglielo per qualche tempo in modo da poterlo studiare e curare. Portato in ospedale e presentato a un congresso di scienziati, John si rivela ben presto agli occhi di Treves come un uomo di intelligenza superiore e di animo raffinato e sensibile. Mentre a lui si interessano sinceramente gli aristocratici londinesi, la principessa Alexandra e la famosa attrice di teatro Madge Kendal, il fuochista dell’ospedale tenta di sfruttare la sua presenza mostrandolo a pagamento a gente in cerca di emozioni. La notte stessa in cui John subisce un’incursione di avvinazzati e di donnine, condotti nella sua stanza dal fuochista, Bytes riesce a entrare non visto e a riprendersi “il suo tesoro”, come egli chiama Merrick. Portato sul continente, il poveretto viene di nuovo esibito come una curiosità da baraccone, picchiato e rinchiuso nella gabbia delle scimmie finché, mossi a compassione, alcuni suoi compagni di “lavoro” lo liberano e John, con il volto coperto da un cappuccio, torna a Londra. Ma il destino ha ancora in serbo per lui gioie e dolori.

Strano il film lo è, in svariati modi. Anzitutto per ciò che David Lynch fa della paura. Quella dello spettatore (la nostra) e quella dei suoi personaggi, compreso John Merrick (l’uomo elefante). In tal senso, la prima parte del film fino al trasferimento all’ospedale funziona un po’ come una trappola. Lo spettatore si abitua all’idea di dover prima o poi sostenere l’insostenibile e guardare il mostro in faccia. […] E quando finalmente lo vedrà, sarà tanto più deluso in quanto Lynch finge allora di giocare al classico film dell’orrore: la notte, i corridoi deserti dell’ospedale, il crepuscolo, la fuga rapida delle nuvole sotto un cielo plumbeo e all’improvviso l’inquadratura di John Merrick seduto sul letto, in preda a un incubo. Lo vede – veramente – per la prima volta, ma vede anche che il mostro che dovrebbe fargli paura ha paura egli stesso. È a quel punto che Lynch libera il suo spettatore dalla trappola che gli ha teso all’inizio (la trappola del ‘c’è altro da vedere’), come a dirgli: non sei tu quello che conta, è lui, l’uomo elefante; non è la tua paura a interessarmi, è la sua; non è la tua paura di aver paura che voglio manipolare, è la sua paura di far paura, la paura che ha di vedersi nello sguardo altrui. La vertigine passa dall’altra parte. […] Nel corso del film John Merrick è oggetto di tre sguardi. Tre sguardi, tre epoche del cinema: burlesca, moderna, classica. O anche: il baraccone, l’ospedale, il teatro. C’è innanzitutto lo sguardo dal basso, quello del popolino, e lo sguardo (duro, preciso, brusco) di Lynch su questo sguardo. Ci sono sprazzi carnevaleschi, nella scena in cui Merrick viene ubriacato e sequestrato. Nello spettacolo da baraccone non c’è un’essenza umana da incarnare (nemmeno sotto le sembianze di un mostro), c’è solo un corpo da schernire. Poi c’è lo sguardo moderno, quello affascinato del medico, Treves (Anthony Hopkins, eccellente): rispetto dell’altro e cattiva coscienza, erotismo morboso ed epistemofilia. Occupandosi dell’uomo elefante Treves salva se stesso: è la battaglia propria dell’umanista (alla Kurosawa). C’è infine un terzo sguardo. Più l’uomo elefante è conosciuto e festeggiato, più coloro che gli fanno visita hanno il tempo di costruirsi una maschera, una maschera di cortesia che dissimula ciò che provano vedendolo. […] Il finale del film è molto commovente. A teatro, quando Merrick si alza nel suo palco perché coloro che lo applaudono possano vederlo meglio, non si sa più precisamente cosa c’è nel loro sguardo, non si sa più cosa vedono. Lynch è allora riuscito a riscattare – l’uno attraverso l’altra, dialetticamente – il mostro e la società. Ma solo a teatro, solo per una sera. Non ci saranno altre rappresentazioni. (Serge Daney, “Cahiers du cinéma”, n. 322, aprile 1981).

Biglietto: euro 10 (ridotto euro 8 per abbonati Odeon e studenti)

Per maggiori informazioni: www.odeonfirenze.com