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venerdì 15 novembre 2019

Reporter a Teatro: ''La Locandiera B&B: un classico rivisitato'' di Caterina Bastida

13-07-2017

I classici non tramontano mai, e la Locandiera B&B ne è la conferma. Edoardo Erba dà vita a una parziale rilettura dell’originale opera di Carlo Goldoni rappresentata alla Pergola di Firenze, rispettandone lo spirito nello spaccato di una realtà priva di moralità. La pièce diventa strumento della messa in scena dei vizi e di un mondo di faccendieri che non lasciano intendere allo spettatore la verità. 
                                                                                                
Erba rimane fedele all’ambientazione di una locanda, anche se moderna e allestita con un’elegante sala da pranzo e una tavola imbandita. La villa toscana diventerà presto un bed & breakfast. I commensali sono il marchese di Forlipopoli e il conte d'Albafiorita, attualizzati in Poly e Alby, trafficanti che rispecchiano il mondo attuale dell’illegalità. Le due giovani attrici, rinominate Orte e Deja, non permettono far capire la loro provenienza. Ultimo convitato è il Cavaliere di Ripafratta che diventa semplicemente Riva. I personaggi sono tanti quanti quelli proposti dalla commedia di Goldoni e sono caratterizzati da un eloquio fatto di differenti dialetti. Anche i costumi, di Alessandro Lai, sono in linea con una rappresentazione odierna della storia, sono ordinari ma inseriti nella non ordinarietà di ciò che accade sulla scena. Nella messinscena di Erba, però, cambiano le personalità. La rivisitazione necessita una lettura al contrario dell’opera che si presenta a carattere noir. Nel primo atto, infatti, viene allestito un depistaggio voluto e preordinato che si svela solo nel finale.

Mira, che è interpretata da Laura Morante, ritrova lo spirito di Mirandolina nella sua metamorfosi grazie a un forte senso imprenditoriale e ad uno spirito cinico, tipici della protagonista di Erba e di Goldoni.
L’attrice riesce a reggere il calibro del personaggio caricandolo fortemente e delineandolo con un toscano “strascicato”, non fiorentino. Mira sembra essere fragile e insicura, sempre in balia di figure maschili, ma nella sua trasformazione acquista un irresistibile fascino che la fanno diventare intrigante, insieme alla narrazione che si intensifica. Il clima nero e cupo è alimentato dalle inquiete musiche di Hubert Westkemper e da un gioco di luci di Gianni Carluccio, che cura anche la scenografia dei due atti. Nel primo presenta una bipartizione della scena, mediante un muro, tra una cucina e una sala da pranzo. Gli attori sono visti in doppia prospettiva grazie all’arredo scenico con uno specchio inclinato sullo sfondo. Nel secondo atto viene presentato un corridoio e un insieme di porte che si aprono e chiudono, così come i segreti che tengono viva la storia con lo svenimento di Mira che è lo stesso di Mirandolina.

La rappresentazione è filante e la regia Roberto Andò  concentra il tutto in un’ora e mezzo, pausa compresa , ma la scelta di Erba è un’operazione non facile in quanto mancante di un approccio diretto con il pubblico. Apprezzabile lo spettacolo, ma non del tutto convincente, ad eccezione di Laura Morante già conosciuta dal grande pubblico per film come La stanza del figlio, regia di Nanni Moretti e Ricordati di me di Gabriele Muccino.

Caterina Bastida

Caterina Bastida con questo articolo ha partecipato al concorso "Reporter a Teatro" indetto dal Portalegiovani del Comune di Firenze e dalla Fondazione Teatro della Toscana.