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martedì 26 marzo 2019

Reporter a Teatro: ''Sorelle Materassi'' di Federica Savelli

13-07-2017

Con il debutto dell’agosto 2016 al 50° festival teatrale di Borgio Verezzi a Savona tornano a teatro le Sorelle Materassi, adesso in tournée in Italia; è la terza volta che le Materassi approdano a teatro senza contare la rappresentazione televisiva. Questa volta a rappresentare Zi Te e Zi Ca ci sono Lucia Poli e Milena Vukotic, la prima ha debuttato al fianco del fratello in Femminilità per poi diventare una delle più grandi attrici italiane; l’altra, attrice minuta e delicata, dotata di soavità e leggerezza unita ad una notevole dose di classe che da sempre la contraddistingue, ha attraversato il cinema (e non solo) dai primi anni Sessanta ad oggi, è diventata famosa e conosciuta grazie alla serie TV Nonno Libero.

Siamo nella Firenze del primo Novecento e le sorelle Teresa e Carolina Materassi sono due ricamatrici cinquantenni le cui vite sono incentrate unicamente sul lavoro grazie al quale hanno raggiunto molto prestigio. La dedizione al lavoro è andata a discapito della loro vita sentimentale. Per questo motivo l’arrivo nelle loro vite del nipote Remo ha rappresentato un evento sconvolgente al punto che le zie arriveranno ad indebitarsi per soddisfare tutti i desideri crescenti del giovane.

Chiti, drammaturgo toscano, è rimasto fedele al romanzo di Aldo Palazzeschi nella rappresentazione delle due sorelle, mentre ha dato un ruolo di maggior rilevanza alla terza sorella: Giselda, la quale tira le fila della vicenda. Come nel romanzo anche nello spettacolo si possono ritrovare sia l’ironia che la drammaticità che rendono l’opera grottesca. Questo effetto di bizzarria è facilmente ritrovabile anche nella scenografia di Roberto Crea, che estremamente semplice, sullo sfondo, rappresenta – come dice Glijeses – “un bosco che in realtà è una sorta di foresta pietrificata composta da rami incrociati molto grandi che si intrecciano fra di loro, non è un bosco ridente o accogliente. Alla fine quando la parete di fondo verrà, in qualche modo, aperta questo bosco emergerà in tutta la sua minacciosità ma anche contemporaneamente nel suo fascino.”

Grazie al light designer Luigi Ascione il pubblico riesce facilmente a distinguere le varie parti del giorno con l’uso di luci colorate (blu per la notte e rosse/gialle per il giorno).

L’uso del dialetto fiorentino è scelto dal regista in base alla classe sociale alla quale appartengono i personaggi: la serva Niobe parla durante tutta la rappresentazione in fiorentino, le sorelle alternano l’italiano con il fiorentino che viene usato per le battute ironiche mentre Remo, interpretato da Gabriele Anagni, si esprime con un linguaggio alto, quindi senza dialetto.

Le costumiste Ilaria Salgarella, Clara Gonzales e Liz Ccahua sono state molto fedeli nel riprodurre i vestiti dell’epoca, rispettando anche la descrizione di Palazzeschi per gli abiti di Remo. Un altro lavoro ben riuscito è quello di Mario Incudine, responsabile della musica, che ha utilizzato gli effetti sonori per sottolineare gli stati d’animo dei protagonisti.

Realizzata in un solo atto della durata di un’ora e mezza questa pièce emoziona lo spettatore alternando dramma e ironia fra applausi calorosi e scrosciate risate.

Federica Savelli

Federica Savelli con questo articolo ha partecipato al concorso "Reporter a Teatro" indetto dal Portalegiovani del Comune di Firenze e dalla Fondazione Teatro della Toscana.