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sabato 23 marzo 2019

Reporter a Teatro: ''Sorelle Materassi: tra silenzi e applausi'' di Laura Nocentini

13-07-2017
Per tre volte il romanzo Sorelle Materassi è stato adattato per una mise en scène e per tre volte ha calcato il palcoscenico della Pergola a Firenze: nel 1989, nel 2006 ed, infine, ora nell'adattamento di Ugo Chiti, uno dei più interessanti drammaturghi italiani, la regia di Geppy Gleijeses e la straordinaria partecipazione di due leonesse del teatro Lucia Poli e Milena Vukotic.
Lo spettacolo, che ha debuttato ad agosto al Cinquantesimo festival di Borgio Verezzi in provincia di Savona ed è ora in tournée in Italia, riscuote ovunque consensi confermando il successo dell'opera di Palazzeschi che, sin dalla sua pubblicazione nel 1934, è stato riadattato per la televisione nel 1972 e per il cinema nel 1944.
Chiti riduce il romanzo in un unico atto in cui racconta la storia di tre sorelle: Carolina, delicata e talvolta ingenua, interpretata dalla Vukotic, e l'energica e volitiva Teresa, portata sulla scena dalla Poli, che insieme alla domestica Niobe, Sandra Garuglieri, creano un esilarante e sprezzante terzetto che si schiera contro Giselda, l'altra sorella, rendendola coprotagonista e facendone quasi un personaggio pirandelliano. È Giselda che scuote le sorelle dalla loro apatia e, implicitamente, rappresenta la vita che Carolina e Teresa non hanno mai avuto ma hanno sempre desiderato.
La monotona vita delle sorelle Materassi, zitelle ricamatrici di fino, viene interrotta dall'arrivo di del nipote Remo, figlio di una quarta e defunta sorella. Remo, interpretato da un convincente Gabriele Agnani, ha un forte ascendente sulle zie, tanto da ottenere tutto ciò che desidera e farsi perdonare tutte le marachelle, lasciando trapelare un'indole subdola ed opportunista, che lo porta a sperperare il patrimonio di famiglia.
Le due donne vivono in un mondo chiuso, isolato e malinconico, che nella messa in scena viene amplificato dalla scenografia, creata da Roberto Crea, delimitata da muri di color grigio e da un fondo raffigurante alberi che si intrecciano fra loro e che formano nodi. Al contrario Niobe, con la sua fiorentinità molto marcata, quasi becera, riesce a dare a casa Materassi un'aria piacevole ed allegra.
Con il passare degli anni Remo nutre sempre più considerazione di sé, una considerazione che lo porta a desiderare e poi ad ottenere, abbindolando ogni volta Zi' Ca e Zi' Te', cose lussuose e decisamente troppo costose per il portafoglio delle due zie. Il bel nipote, per riuscire ad assicurarsi quel che vuole, mostra un lato violento e meschino, tanto da rinchiudere Teresa e Carolina in uno stanzino per far firmare loro una cambiale in modo da far fronte al costo di una macchina nuova di zecca. Firmata la cambiale, Remo decide di portare le zie, che ovviamente lo hanno subito perdonato, a mangiare fuori a cena. Così Zi' Ca e Zi' Te', che fino ad ora hanno indossato abiti semplici da lavoro, si agghindano con cappotti piumati e dorati, cappelli con penne di uccello e guanti di pelle, ideati da Ilaria Salgarello, Clara Gonzales e Liz Ccahua, rendendo il tutto molto kitsch. Con questa macchina, poi, Remo farà un viaggio in cui si fermerà a Venezia e qui incontrerà Peggy, una giovane americana di famiglia benestante, di cui si innamora, forse più che per convenienza che per pura passione.
A questo punto il mondo Carolina e Teresa è nuovamente sconvolto: Remo si è fidanzato con Peggy ed è intenzionato a sposarsi al più presto per poi trasferirsi in America. Il regista a questo punto decide di creare un'atmosfera cupa e triste, facendo abbassare le luci, in modo tale da rendere la disperazione delle due ricamatrici.
Arrivato il grande giorno, la chiesa è gremita le due sorelle zitelle fanno il loro grande ingresso: indossano abiti da sposa che si sono cucite per l' occasione. Detto in fatidico “sì”, la scena passa al ricevimento, in cui le zie ballano da sole, sempre vestite in bianco, come bambine che giocano con i tacchi della propria madre sognando di diventare grandi. Ma per Teresa e Carolina il tempo è già passato e la scena è penosa. Il festeggiato, Remo, riporta le zie a casa con la macchina e queste gli gridano di andare “più veloce, più veloce!”, unico tentativo di evasione dalla prigione che loro stesse si sono create ma destinato a fallire.
Il finale che Chiti propone è lo stesso del libro, in cui le due sorelle, guardano una foto di Remo da ragazzo, fissandosi nella mente un ricordo passato, con la consapevolezza che torneranno a essere sole come prima del suo arrivo: nella casa ripiomberà il silenzio. Silenzio che, una volta chiuso il sipario, viene rotto da un'ovazione per la Vukotic e la Poli che regalano una straordinaria serata, “combinando” con amore Chiti e Palazzeschi. Un amore che le due attrici hanno per il teatro e che è lo stesso di Teresa e Carolina per il nipote Remo, il quale incanta le zie, così come Chiti incanta la Pergola.

Laura Nocentini

Laura Nocentini con questo articolo ha partecipato al concorso "Reporter a Teatro" indetto dal Portalegiovani del Comune di Firenze e dalla Fondazione Teatro della Toscana.