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domenica 18 aprile 2021

Street Art Firenze: "Odio gli indifferenti", terminato il murale di Jorit dedicato a Gramsci

03-12-2020
Nel Quartiere 4, Isolotto, sulla facciata di un bizzarro palazzo color verde pisello in via A. Canova (n. 25/22) appare un volto. Un volto che, riprendendo la citazione di Jeff Bridges nei panni di Drugo nel film "Il grande Lebowski", da un tono all'ambiente. È Antonio Gramsci, politico e intellettuale comunista sardo incarcerato dal regime fascista dal 1926 al 1937, un uomo che attraverso il suo pensiero, la sua vita ed il suo esempio ha rappresentato la lotta contro le sopraffazioni e le ingiustizie, mettendosi sempre dalla parte dei più deboli e degli emarginati.

Il murale, intitolato "Odio gli indifferenti", è stato realizzato dal famoso street artist napoletano Jorit, il secondo nella città di Firenze dopo il Nelson Mandela in p.zza Leopoldo (zona Statuto). 213 metri quadri di facciata disegnata nei minimi dettagli, un'opera che vista da vicino ti lascia sbalordito per quanta bellezza e maestosità emana. L'ennesimo personaggio che entra a far parte della "tribù umana" di Jorit, una tribù che accoglie tutti senza distinzione.

A fare da cornice, sui cancelli alla base del palazzo, ci sono dei teli con sopra riportati frammenti di alcune sue opere tra le quali "Lettere alla madre" (1928), "Quaderni del carcere" (1929 - 1935), "La città futura" (1917) e "L'ordine nuovo" (1919). Frasi e pensieri che delineano bene la figura di Gramsci e che hanno portato Jorit a definirlo come un 'maestro di vita' per le sue idee, secondo cui non bisogna mai arrendersi e che tutto può essere cambiato e rivoluzionato se lo si vuole.

Jorit, in un'intervista rilasciata al magazine "Atlante - Treccani", affermò che "alla base di tutto c'è il messaggio, un modo per farsi sentire e per esprimere un disappunto. La società è sempre più strutturata su concetti filosofici inumani. Quando si tornerà a guardare i volti, ad ascoltare e a cercare di capire da dove ripartire, allora qualcosa cambierà in positivo. L’arte, che ha la sua prima espressione nei graffiti, ha sempre rappresentato la realtà per capirla, per interpretarla e per immaginarla in maniera diversa".

Nelle sue opere, si può notare come l'artista adotti un modus operandi alla Caravaggio, con l'obiettivo di santificare e rendere eterne le espressioni del popolo. Questo si può notare benissimo anche in Gramsci, realizzato con le tipiche strisce rosse sul volto che sono una citazione alla pratica africana della 'scarnificazione' e simboleggiano l’unità della tribù opposta alla singolarità. Dettaglio di non secondaria importanza, invece, è l'ape raffigurata sul colletto del cappotto, simbolo di diligenza ed operosità.

"Si è voluta attuare una ricerca dell'identità delle proprie radici attraverso personaggi e volti con la creatività di un linguaggio inedito per una città d'arte come Firenze. - ha affermato Dario Nardella, sindaco della città presente all'inaugurazione del murale - È il linguaggio esaltato dalla grandezza dei murales e per la sua prepotente influenza sullo spazio circostante. Credo che questo linguaggio artistico attraversi i luoghi della città e che porti un raggio di luce in alcune zone che sono più periferiche, meno conosciute. Che sia una frontiera nuova, da approfondire e da portare avanti".

Firenze, in quanto culla del Rinascimento, è sempre stata una città avvezza alla scoperta del talento artistico. Non è un caso che un artista di caratura internazionale come Jorit, date le sue opere sparse in tutto il mondo, sia stato incaricato per realizzare un'opera carica di un così grosso impatto sociale all'interno del Quartiere 4 del comune di Firenze.

Personalmente mi auguro che, in futuro molto prossimo, possa essere realizzato un terzo volto. Magari quello di una grande donna che ha dato il suo contributo alla nostra società e, perchè no, originaria di Firenze. Caro Jorit, io l'idea te l'ho data, adesso sta a te rispondere "presente".


Edoardo Degl'innocenti