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lunedì 25 marzo 2019

Il Papa a Firenze: un messaggio di umiltà, disinteresse e beatitudine

12-11-2015

Per molti resterà nella memoria una visita storica, per altri un'esperienza unica e indimenticabile. Col passare dei giorni si continuerà a parlarne come uno dei fatti di cronaca più sensazionali che la città abbia mai vissuto, ma questo non potrà cancellare le tante emozioni che il passaggio di un solo uomo ha saputo suscitare nei cuori di molti.
Perché papa Francesco, con la semplicità che è tipica del suo animo, è prima di tutto un uomo, un "qualsiasi" uomo. Nella sua ultima enciclica, “Laudato sì”, più volte ricorda come l’umanità acquisti valore nella sua interezza, nella spinta che, tutti insieme, possiamo dare a vantaggio di una terra che ci nutre e ci sostenta.
Ed è di un nuovo Umanesimo che ha parlato, appunto, martedì 10 in cattedrale di fronte alle centinaia di vescovi che hanno partecipato al V Convegno Ecclesiale Italiano. Al centro del suo discorso, non l’immagine di un uomo-padrone, capace di commettere qualunque scempio pur di soddisfare le proprie ambizioni, ma quella di un attore fondamentale nella conservazione del pianeta e degli equilibri con gli altri esseri del creato.
Per papa Francesco, sono tre gli elementi che dovrebbero ispirare questa umanità rinnovata. L’umiltà, innanzitutto: «L’ossessione di preservare la propria gloria, la propria “dignità”, la propria influenza non deve far parte dei nostri sentimenti. Dobbiamo perseguire la gloria di Dio e questa non coincide con la nostra».
Altra qualità alla base dell’umanesimo cristiano, dovrebbe essere il disinteresse, uno dei pochi strumenti capaci di donare a ciascuno uno stato di appagamento duraturo attraverso la felicità degli altri: «L’umanità del cristiano è sempre in uscita. Non è narcisistica, autoreferenziale. Quando il nostro cuore è ricco ed è tanto soddisfatto di se stesso, allora non ha più posto per Dio”.
Infine la beatitudine, che in sé racchiude numerosi significati, come «la ricchezza della solidarietà, del condividere anche il poco che si possiede; la ricchezza del sacrificio quotidiano di un lavoro, a volte duro e mal pagato, ma svolto per amore verso le persone care; e anche quella delle proprie miserie, che tuttavia, vissute con fiducia nella provvidenza e nella misericordia di Dio Padre, alimentano una grandezza umile”.
Ai vescovi spetta il delicato compito di comportarsi come veri pastori, di dimostrare tutta la loro vicinanza alle rispettive comunità, che mai tarderanno a contraccambiare con un sincero moto di affetto. Ma è ai giovani che papa Francesco guarda e si raccomanda per far sì che si avveri il sogno di un mondo migliore: «Superate l’apatia. Che nessuno disprezzi la vostra giovinezza, ma imparate ad essere modelli nel parlare e nell’agire. Vi chiedo di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per un’Italia migliore. Non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico».

Massimo Vitulano