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martedì 26 marzo 2019

L'artigianato, l'innovazione, i giovani: con #MakeFlorence si crea il futuro

17-11-2015
Il sociologo americano Richard Sennett nel suo "Craftsman" ("L'uomo artigiano") scrisse: "Se muore l'artigianato, muore la creatività dell'uomo". Una citazione che potrebbe essere il punto di partenza ideale per parlare di "Make Florence", la quattro giorni dedicata all'innovazione e all'artigianato del futuro che ha preso il via oggi alla sede di IED Firenze e proseguirà fino a venerdì 20 novembre. 

Organizzata dalla Fondazione TEMA dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dal MIT Mobile Experience Lab, la maratona esplora il mondo dell'artigianato facendo incrociare passato e futuro, per creare un presente nuovo, 2.0, che non ha paura di aprirsi alle innovazioni e scardinare modelli passati. L'obiettivo che intende raggiungere? È racchiuso nelle tre I dello slogan di Make Florence: "Inspire, Ideate, Invent". 
Ispirare, ideare, inventare. Esattamente ciò che faranno cinque squadre multidisciplinari di giovani creativi durante la maratona fiorentina, sfidandosi in un contest per realizzare un Souvenir di Firenze innovativo attraverso gli strumenti della digital fabrication, come la stampante 3D. Non solo: "Make Florence" non è che l'evento speciale di un progetto ancora più ampio realizzato sempre dalla Fondazione TEMA e dal MIT Mobile Experience Lab, ovvero "Re/Active", che ha innovato le aziende artigiane toscane portandovi le nuove tecnologie digitali e ha permesso a quattro giovani di svolgervi un'importante esperienza di tirocinio, dove poter realizzare alcuni prototipi mediante le tecniche più innovative.

Ad inaugurare la maratona fiorentina è stato il convegno dal titolo "Digital fabrication: un'opportunità di innovazione per l'artigianato": una preziosa occasione per riflettere assieme sull'importanza di innovare un settore da qualcuno percepito ancora come "impolverato", chiuso e radicato nel passato, sui traguardi finora raggiunti e su quelli da perseguire per farlo crescere.
È stato il neo rettore dell'Università di Firenze Luigi Dei ad aprire il convegno, sottolinendo l'impatto della rivoluzione informatica nel nostro quotidiano: "È avvenuta una straordinaria rivoluzione in tempi rapidissimi, stravolgendo i precendenti assetti. Il digitale ha invaso capillarmente ogni nostra azione e come accade con un grande romanzo, esiste un mondo prima e un mondo irreversibilmente diverso dopo". Il Rettore ha infatti ricordato come lui stesso abbia visto i vari periodi della sua vita, tra formazione e lavoro, segnati dall'utilizzo di tecnologie sempre diverse: "Mi sono laureato con una macchina da scrivere elettronica, ho scritto la tesi di dottorato con uno dei primi programmi di videoscrittura e oggi lavoro con smartphone e rete". Strumenti che cambiano e si evolvono con rapidità, ai quali anche il mondo dell'artigianato deve sapersi aprire: "Questo settore non può non fare i conti con gli strumenti della contemporaneità, l'artigianato e la tradizione devono vivere nella società attuale - e ha concluso - le idee non muoiono con la tecnologia: resta sempre nell'uomo la voglia di ampliare gli orizzonti, esplorare nuovi scenari".
Scenari che per essere raggiunti e affrontati al meglio, richiedono proprio il desiderio di andare oltre i confini già scritti, ma anche formazione e adeguamento delle proprie competenze: questo ha sostenuto l'assessore regionale alle Attività Produttive Stefano Ciuoffo intervenuto al convegno, affermando che "bisogna uscire da un'idea troppo tradizionale del settore dell'artigianato. Firenze è sempre stata una città di botteghe, ma forse per troppo tempo non abbiamo esplorato nuovi confini e abbiamo relegato l'artigianato ad un'arte minore". Fondamentale, anche per uscire dalla mordace crisi degli ultimi anni, un'adeguata formazione: "La crisi si supera anche con l'innovazione, i nuovi strumenti. Servono qualità, sensibilità, profonda conoscenza dei mezzi. Bisogna creare persone qualificate - e ha poi aggiunto, con una punta di orgoglio regionale - Dobbiamo uscire dalla crisi 'da toscani': noi siamo da sempre l'archetipo della bellezza, del concetto di estetica e della qualità dei prodotti".

È proprio "crisi" una delle parole sdoganate nel corso del convegno: come sottolineato da Massimo Temporelli, fondatore di The FabLab Milano e divulgatore di cultura e innovazione che ha moderato l'incontro, va recuperata l'accezione positiva di "crisi" intesa come opportunità per migliorare, cambiare, crescere. Così come il termine "sbagliare", inteso spesso in senso negativo e verso il quale non dobbiamo invece avere timore: con un gioco di parole, sia Temporelli che il direttore di IED Firenze Alessandro Colombo, hanno ricordato infatti quanto sia importante "allontanare l'idea che sia sbagliato sbagliare" e che anzi, dobbiamo coltivare il culto dell'errore, essere elastici, imparare a risolvere problemi per diventare veri professionisti.
Della loro stessa idea è il grande ospite del convegno di Make Florence, ovvero il fondatore e direttore del Mobile Experience Lab Federico Casalegno: "Non ci può essere innovazione senza tentativi, senza errori", ha dichiarato.
E lui, di innovazione, se ne intende davvero: con il suo laboratorio presso il Massachusetts Institute of Technology sviluppa progetti creativi e radicali per ristabilire le connessioni tra persone, informazioni e luoghi fisici; attraverso team multidisciplinari e multiculturali, vengono utilizzate le nuove tecnologie per migliorare la vita delle persone, dare loro esperienze significative, sperimentare applicazioni e contesti per le tecnologie esistenti. Un laboratorio, quindi, che riesce a cavalcare le sfide di un'innovazione che cambia e "accelera in modo esponenziale", come sottolineato dallo stesso Casalegno. 
Un'innovazione che deve però spalancare le porte delle botteghe e potervi entrare, come ribadito dal presidente della fondazione TEMA Giampiero Maracchi nel suo intervento: "L'artigianato viene spesso pensato come attività residuale, a lungo è stato demonizzato e considerato sinonimo di civiltà arretrata. I giovani, però, non hanno questa percezione".
I giovani, infatti, stanno riscoprendo l'imprenditorialità, l'avventura di dare vita a qualcosa di proprio: "Questo convegno unisce una parola che viene dal passato e una dal futuro: botteghe e start up - ha esordito il vicepresidente Camera di Commercio di Firenze Claudio Bianchi nel suo intervento - In particolare "start up" ci fa pensare al futuro e ha riportato l'idea di imprenditorialità nel mondo dei giovani, dopo che per molto tempo è stata vista come qualcosa lontana da sé".
Fare impresa, quindi, è tornato ad essere un sogno dei giovani, di coloro che devono saper prendere in mano il futuro, anche delle stesse botteghe: "Gli artigiani oggi si sentono una tribù di indiani, legati ad un mondo antico. Sono certo, però, che quelle botteghe torneranno ad essere frequentate da giovani, competenti e formati - e ha concluso - La crisi ci ha portati in una nuova era geologica dell'imprenditoria, a voi giovani spetta il compito di creare l'impresa del domani. Raccontateci il futuro".

E la parola, infatti, passa proprio a una giovane. A Chiara, una delle tirocinanti del progetto "Re/Active" che ha svolto la sua esperienza presso l'azienda Il Papiro: "È stata molto positiva, un'occasione di crescita a 360° che mi ha permesso di portare avanti due percorsi paralleli: formativo e in azienda".
Re/Active ha rappresentato infatti una vera sfida, ovvero integrare formazione tradizionale con l'attività lavorativa vera e propria: "Usciti dal percorso di studi manca spesso la conoscenza del mondo del lavoro", ha sottolineato Marco Benvenuti della Fondazione TEMA, che ha presentato il progetto sottolineando i suoi punti di forza: "Unire formazione teorica, lavoro e cultura intesa come cambiamento di mentalità: l'obiettivo è ottenere innovazione".

I tirocini hanno coinvolto quattro giovani tra i 20 e i 30 anni per sei mesi, da marzo ad ottobre: sono stati impiegati in altrettante aziende, ciascuna in rappresentanza di importanti settori dell'artigianato toscano ("Il Papiro" per la carta, "Stefano Bemer" per il calzaturiero/pelle, "Toscot" per illuminazione/ceramica, "Lenzi Egisto" per il tessile). Da una parte i giovani hanno potuto applicare le conoscenze acquisite lungo il percorso formativo, dall'altra le aziende hanno trasferito loro preziose competenze per il futuro: un proficuo scambio di know how che ha portato alla realizzazione di interessanti prototipi attraverso i già citati strumenti di digital fabrication.

I risultati in questi giovani sono stati ottimi, come evidente dalla testimonianza di Chiara: "Prima non riuscivo ad immaginare il mio futuro in questa realtà, nell'artigianato 2.0: dopo questa esperienza non riesco a vederlo altrove".
Un cambiamento radicale di prospettiva, di mentalità. Un traguardo importante per il progetto Re/Active che ha saputo innovare, stimolare e formare, scongiurando così il timore nascosto nelle parole di Sennett: perchè l'artigianato è tutt'altro che morto e la creatività, in questi giovani 2.0, arde più che mai.

Per maggiori informazioni su Make Florence: www.makeflorence.org

di Alessandra Toni