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lunedì 22 luglio 2019

“Droghe: cambia tutto”. La Toscana fa il punto sulle dipendenze

09-12-2015

In Italia circa 690.000 giovani dai 15 ai 19 anni fanno uso di sostanze stupefacenti ed è proprio in Toscana e nelle altre regioni centrali che si registrano i consumi più alti. Il mondo delle droghe è in continua evoluzione, anche comportamenti senza sostanze come il gioco d'azzardo e l'uso eccessivo del web si sono trasformati in dipendenze.

Per cercare di fronteggiare questa emergenza la Regione Toscana e il C.E.A.R.T (Coordinamento Enti ausiliari Regione Toscana Onlus) hanno indetto la giornata di riflessione “Droghe : cambia tutto. Il sistema toscano delle dipendenze si confronta”, anche in vista della conferenza nazionale annunciata per la prossima primavera. L'obiettivo è quello di fare il tagliando al Sistema integrato dei servizi pubblici e del privato sociale delle dipendenze toscano, che pur essendo governato da una legge del 2002 , negli ultimi anni ha saputo reagire alla crescente e sempre più varia domanda di aiuto rinnovandosi e sperimentando.
Il dirigente del settore politiche per l'integrazione socio-sanitaria della Regione Toscana Barbara Trambusti, aprendo i lavori, ha dichiarato : “E' importante interrogarci sul nuovo, capire cosa ci serve e renderci più flessibili nei confronti delle nuove esigenze. In queste politiche è fondamentale l'integrazione, portare le persone che hanno avuto dipendenze ad approcciarsi nel migliore dei modi alla società”. L'assessore al Welfare del comune di Firenze Sara Funaro ha invece sottolineato la centralità del ruolo dei comuni. Quello fiorentino ad esempio ha lanciato qualche anno fa il servizio “Youngle”: 15 ragazzi tra i 17 e i 22 anni, con il supporto di medici e psicologi, rispondono alle domande dei coetanei sul consumo di droghe o alcol sui social network.
Durante il convegno sono stati presentati i risultati relativi a 5 aree di intervento: la diffusione di nuovi stili di consumo fra i giovani, gli interventi di prossimità, i percorsi riabilitativi dopo la permanenza in carcere, la cronicità ed infine il gioco d'azzardo patologico. Si tratta del prodotto di collaborazioni fra istituzioni, servizi pubblici ed il privato sociale, che hanno individuato metodi di intervento fortemente condivisi. L'auspicio è quello di esportare il modello toscano in altre regioni italiane, rendendo la prevenzione e il percorso riabilitativo più efficaci su tutto il territorio nazionale.

Per ulteriori informazioni: www.cesda.net

di Giulia Bongiovanni e Francesca Ghezzi