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sabato 25 maggio 2019

#Meeting2015 al Mandela Forum: il diritto all'istruzione raccontato a 9.000 giovani toscani

10-12-2015
"Educazione è speranza", "Studia e cambia il mondo", "Risparmiare sull'istruzione è investire nell'ignoranza". Queste non sono citazioni di qualche noto luminare o politico, ma la "voce" di 9.000 giovani studenti provenienti da tutta la Toscana per partecipare al XIX Meeting sui Diritti Umani, ospitato giovedì 10 dicembre al Nelson Mandela Forum di Firenze. Una voce che si è levata alta dagli striscioni appesi dagli stessi ragazzi, dove hanno voluto scrivere un messaggio in difesa del diritto allo studio, perché sia rispettato in ogni parte del mondo. È l'istruzione, infatti, il tema scelto per il Meeting di quest'anno, promosso da Regione Toscana e Oxfam Italia e condotto dal "professore" Roberto Vecchioni insieme alla giornalista delle Iene Nadia Toffa.

Una mattinata che ha visto alternarsi sul palcoscenico ospiti e storie differenti, capaci di dare consigli di vita non in modo
paternalistico, ma amichevole. Nessuna lezione in cattedra, quindi, ma un incontro per riflettere insieme sull'importanza dello studio, sul ruolo della cultura, sul rapporto tra istruzione e tolleranza verso altre civiltà. Emozionante l'apertura ufficiale del meeting, sulle note della Marsigliese e dell'Inno di Mameli suonati dal vivo dai Canti Erranti. Con le luci sul pubblico abbassate, ad illuminare il palazzetto sono stati gli smartphones usati dai ragazzi come accendini, ma soprattutto i Tricolore francese e italiano. Un inizio significativo e di forte impatto, quindi, che ha voluto sottolineare sia la vicinanza a un Paese duramente colpito dai recenti attentati terroristici che l'importanza della tolleranza verso altre culture, civiltà, religioni. Una tolleranza sconosciuta a chi sta minacciando la nostra quotidianità con l'intento di farci vivere nella paura, ma che è strettamente correlata al tema dell'educazione e della cultura; perché l'istruzione, come recitava un altro striscione portato dagli studenti, "è l'unica arma che porta alla pace", il mezzo per creare indipendenza e libertà, per lottare contro disuguaglianze, povertà e intolleranza. Di questo bisogna essere pienamente consapevoli oggi, in uno scenario internazionale complesso come quello attuale, che ha inevitabilmente trasformato le nostre vite: basti pensare che, per la prima volta nella storia del Meeting, ogni ragazzo è stato controllato con dei body scanner all'ingresso del Mandela Forum per garantire livelli massimi di sicurezza. Un episodio emblematico di ciò che stiamo vivendo, di un mondo che sta ponendo sfide nuove e più gravose ai giovani di oggi, alle quali loro hanno voluto rispondere con un "grido" lanciato da un altro striscione: "Spariamo poesie, non proiettili; vogliamo studiare Eugenio Montale, non la terza guerra mondiale".

È in questo scenario che risuonano ancor più potenti le parole di Malala Yousafzai lette durante il meeting da Roberto Vecchioni e Nadia Toffa; parole scritte da una coraggiosa ragazza nata nel 1997, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace e attivista pakistana, che ha persino sfidato i Talebani in difesa del diritto all'istruzione: "Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne - ha detto Malala alle Nazioni Unite - Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo". Un messaggio di grande valore che riassume il senso dell'evento a Firenze, ricordato dallo stesso Vecchioni entrando nel palazzetto: "Questo è il meeting più bello: si parla di gente che vuole cambiare il mondo". Di gente che vuole cambiare l'ordine attuale delle cose attraverso la cultura, tenendo a mente le importanti parole condivise da Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia che da sempre si impegna proprio nel promuovere l'istruzione in tutto il mondo: "Un Paese che non investe nella scuola, sarà più povero domani".

Quando si parla di istruzione e studio, però, dobbiamo sgombrare il campo da alcuni dubbi su cosa significhi veramente: il senso della cultura, come spiegato da Vecchioni, non è quello di conoscere tutto, di "studiare come matti", anzi, "io dubito molto delle persone coltissime", ha confidato il cantautore. Il senso della cultura e dell'educazione è più alto, nobile e prezioso: "Studiare deriva dal latino 'studere' che significa amare: amare comporta rischi e problemi, è vero, ma porta soprattutto libertà". Una libertà che deve essere conquistata anche al di là del libro o del proprio banco: "Bisogna che nella scuola si sviluppino la collaborazione e i rapporti con i compagni", ha ricordato Vecchioni. Parole importanti, che hanno trovato conferma in quelle di un altro illustre ospite del Meeting di quest'anno, il linguista e docente Tullio De Mauro, che ha fatto riflettere i presenti partendo da un dato apparentemente controverso e che potrebbe incrinare il rapporto tra istruzione e tolleranza: "I Paesi più istruiti nella prima metà del Novecento erano Germania e Giappone: due Paesi che hanno impiegato il loro immenso sapere per devastarne altri, per costruire ottimi campi di concentramento o mandare truppe nella vicina Cina. Anche i grandi capi mafiosi, ci spiegò Giovanni Falcone, erano persone coltissime, tutt'altro che sprovvedute". Manca qualcosa, quindi. Essere colti e istruiti non è sufficiente per diventare empatici: "Solo se gli insegnanti aiuteranno i ragazzi a lavorare insieme, a sviluppare un buon rapporto con il prossimo, allora studiare servirà davvero a cambiare il mondo". Perché "studiare non è imparare a parlare in latino", come scriveva anche Gramsci, ma ad avere confronti, guardarsi negli occhi, allenarsi a capire gli altri.

La cultura è un'evoluzione comune che può realmente cambiare le cose, ma perché questo possa accadere, ognuno deve fare la propria parte, crederci con costanza e ricordare il bellissimo invito lanciato da Vecchioni ai giovanissimi del Mandela Forum perché possano portarlo con sé, entrando nel mondo adulto: "Nella vita non ci si siede mai, ma si sta in piedi e si tenta di cambiare il mondo. Ricordate che la felicità non è mai il punto di arrivo, ma un percorso".

di Alessandra Toni