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sabato 19 gennaio 2019

#FirenzeXLive: il racconto della maratona di concerti al Teatro dell'Opera di Firenze

15-12-2015
Era stata annunciata come "la grande festa della musica dal vivo" e le promesse sono state mantenute. Più che mantenute. Stiamo parlando di #FirenzexLive, la lunga maratona di concerti ospitata lunedì 14 dicembre al Teatro dell'Opera e organizzata dal Comune di Firenze in collaborazione con SIAE. Più che una festa o una maratona, però, andrebbe definita come un viaggio. E senza alcuna retorica. Un viaggio fatto di visioni, sonorità, vibrazioni, racconti e generi differenti; ad ogni tappa un artista diverso ad accoglierci, per proseguire insieme un tratto di questa lunga strada. Un tratto breve (20 minuti a testa per artista), ma sufficiente per sentirci pienamente dentro al suo mondo, dentro al suo immaginario, la sua ricerca, dentro il suo sguardo sui sentimenti vissuti oggi o ieri e su un futuro che a volte appare cupo e altre volte più disteso, luminoso. Nove le tappe musicali di questo viaggio. Nove concerti diversissimi tra loro, ma di uguale livello e intensità, che si sono avvicendati sui due palcoscenici allestiti nel foyer del Teatro. E sul finale di "maratona", una sosta più lunga: una sosta "premio", un concerto immerso nella suggestione della sala dell'Opera regalato dallo special guest della serata, il pianista Michael Nyman.

L'esibizione al piano di Nyman, però, non è stata che la cosiddetta "ciliegina" su una torta abbondante di strati, che ha soddisfatto i gusti più diversi dal pomeriggio fino alla sera inoltrata. Tanti i nomi di spicco di FirenzeXLive: Irene Grandi, Manuel Agnelli, Dario Brunori o Il Cile, per citare solo alcuni degli artisti che ci hanno accompagnato lungo questa maratona musicale. Tutto ha inizio intorno alle 18.00, quando il pubblico inizia ad affluire nel foyer del Teatro. Fin dalle sue prime battute, percepiamo un'atmosfera elettrica. E anche qui, nessuna retorica. Ci sentiamo totalmente immersi nella musica, dalla testa ai piedi. Non viene lasciato un minuto di respiro, tra i concerti in programma. Si va da un palcoscenico all'altro affamati di altre note, di altre storie e voci. Passiamo da parole che tagliano a sorrisi che curano la ferita, da luci basse a luci alte, da squarci di presente a finestre su suoni che provengono da lontano, dalle sfide dei giovani di oggi ad accenni di spensieratezza dei nostri avi, da amori scavati e sofferti a quelli vissuti su una spiaggia, sotto la luna. Stelle, buio, cazzotti di parole, carezze consolatorie, storie urlate, racconti sommessi, canti e balli collettivi, contemplazione del proprio beniamino, seduti per terra. Un gioco perfettamente equilibrato di contrasti e contrapposizioni, che vede il pubblico sempre coinvolto e, diciamolo, felice di esserci: vedi le persone cantare, ballare, prendere un drink, chiacchierare, fare qualche selfie, condividere gli scatti sui social, ma soprattutto applaudire. Applaudire tanto.

Ad inaugurare la maratona sono stati gli Spartiti, ovvero il duo nato dall'incontro tra Max Collini (degli OfflagaDiscoPax) e Jukka Reverberi (dei Giardini di Mirò): un'apertura forte, dove la teatralità e la disanima cruda della società di oggi fatta dalla voce "recitante" di Collini vengono accompagnate dalla chitarra di Reverberi, da sonorità elettroniche che variano di intensità, passando da un iniziale tappeto musicale a un'esplosione finale che ci spiazza. Ancora immersi nelle luci basse e nei disarmanti racconti di vita narrati da Collini, facciamo qualche passo per raggiungere il secondo palcoscenico, la seconda tappa di FirenzexLive. E qui va in scena il primo contrasto: le luci si alzano, l'atmosfera cambia di colpo, tutto si distende. Sul palco ci sono i Sinfonico Honolulu, otto ukulele che sembrano quasi riportarci in superficie dopo aver scavato così in fondo con gli Spartiti: con loro ci catapultiamo su una spiaggia lontana, sotto cieli azzurri, al ritmo di motivi spensierati, orecchiabili, gioiosi, che fanno sorridere e ballare. Tanta freschezza da questo Sinfonico e sembra quasi di sentire il sole sulla pelle, a pochi passi da un chiringuito: perché la musica è anche gioco. Abbandoniamo spiagge, sole, ukulele e raggiungiamo un giovane cantautore molto amato: Il Cile. Voce graffiante e chitarra raccontano i giovani di oggi, la loro precarietà nei sentimenti e nel lavoro, la voglia di cambiare vita e trovare stabilità, di avere un riscatto. Il Cile parla di tutto questo, in modo autentico e lo ha fatto anche a FirenzeXLive, cantando di amori finiti, di "gioventù che traballa" e salutandoci con un piccolo regalo: qualche nota di quella "Maria Salvador" cantata con J-Ax che ha fatto cantare un po' tutti questa estate. L'atmosfera cambia nuovamente: la gioventù, l'attualità, il nuovo millennio lasciano spazio al secolo scorso con La Nuova Pippolese. Una coinvolgente orchestra di strumenti suonati con il "pippolo" (il plettro, in toscano) che ci porta indietro nel tempo riscoprendo le canzoni della tradizione fiorentina: chitarre, mandolini e ukulele ridanno vita a pezzi soprattutto resi noti da Odoardo Spadaro, come "Il valzer della povera gente" o la leggendaria "La porti un bacione a Firenze" e il pubblico non può che farsi trascinare, cantando e ballando. La goliardia, la tradizione, l'orgoglio fiorentino lasciano poi spazio a un altro cambio di scena: le luci si abbassano, il pubblico (sempre più numeroso) si siede a terra, davanti al palcoscenico. Tutti catturati da uno degli ospiti più attesi, il cantautore Dario Brunori: la sua toccante "Arrivederci tristezza", dove il cuore sfida il cervello, apre venti minuti di incanto tra piano e chitarra, con alcuni intermezzi di quella ironia che sempre lo contraddistingue. Poi tocca a "Fra milioni di stelle", "Lei, lui, Firenze" e ad altri frammenti di vita, altri pezzi che incantano e sembrano quasi ammutolire il pubblico, immerso in un'altra dimensione. Da un ospite atteso passiamo poi a un altro altrettanto amato, ancor di più nella sua Firenze: Irene Grandi, che in occasione di FirenzeXLive ha presentato un progetto insieme agli sperimentali Pastis. Per i primi minuti Irene è tra noi, tra il pubblico, semplicemente gustandosi il concerto del duo di fratelli; poi sale sul palco e la sua grinta, il suo carisma, il suo stile inconfondibile si amalgano alle soronità dei Pastis, mentre alcuni video alle loro spalle interagiscono con lei e le danno spunti musicali, in un grande gioco di suoni, voci e immagini. Tutto non può che finire con una delle sue hit: un riarrangiamento di "Prima di partire per un lungo viaggio" che, quasi fosse beneaugurante, ci prepara alla prossima tappa. Ad aspettarci, sull'altro palcoscenico, un altro grande nome della musica italiana: Manuel Agnelli, la voce iconica degli Afterhours, che apre il suo mini concerto con la meravigliosa "Pelle". La sua voce potente, potentissima sa toccare i cuori e attraversarli, con brani come "Quello che non c'è" o "Padania": intenso, forte, un'impronta riconoscibile tra tutte e che fa applaudire un pubblico ormai numerosissimo nel foyer. Nell'aria, intanto, si inizia ad avvertire un senso d'attesa, l'elettricità aumenta, alcuni spettatori si avvicinano alle porte della sala da concerto. Il tutto, mentre le delicate note della violoncellista irlandese Naomi Berrill incantano il pubblico nel foyer, accompagnandoci alla grande conclusione: il concerto di Michael Nyman. La luce illumina il suo piano, le sue mani, gli spartiti che, uno ad uno, vengono fatti cadere a terra. Tutto è come sospeso, avvolto da una strana, stranissima atmosfera: una signora, uscendo, ha parlato di "un altro mondo". Ecco, è stato esattamente questo: un altro mondo. Magnetismo, incanto, suggestione. Emozioni che, per oltre un'ora, ci hanno letteralmente rapiti, composizione dopo composizione, fino all'indimenticabile colonna sonora del film "Lezioni di Piano" da cui spicca quella "The Heart Asks Pleasure First" con cui ci ha voluti salutare, prima degli immancabili bis. Da quel mondo, da quell'altro mondo, usciamo. Con il cuore un po' più leggero, con gli occhi colmi di bellezza che ancora, però, non intendono chiudersi: ad aspettarci nel foyer, dopo la delicatezza del piano di Nyman, l'ultima tappa della maratona, ovvero le sperimentazioni elettroniche, dance e ambient dei Port Royal.

Un dj set che conclude, ufficialmente, il primo viaggio di FirenzeXLive: ora è il momento di riporre la nostra "valigia" e tutti i suoni attraversati, ma non per molto. Il prossimo anno la "grande festa della musica dal vivo" tornerà a Firenze e ci regalerà altre tappe, altri scenari e incontri. Magari sfogliando, di tanto in tanto, l'album di ricordi di questo primo viaggio.

di Alessandra Toni


(ph. SIAE)