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lunedì 25 marzo 2019

Samantha Cristoforetti a Palazzo Vecchio: il racconto del suo viaggio nello spazio

23-12-2015
Prima donna italiana nello spazio, record femminile (nel mondo) di permanenza in orbita, 200 giorni di viaggio da raccontare. Bastano pochi dettagli per capire di chi stiamo parlando: è il Capitano Samantha Cristoforetti, per tutti AstroSamantha, l'ospite straordinario nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio di "F-light 2015", l'evento che in queste ultime settimane sta illuminando le notti fiorentine. 

"F-Light", un vero e proprio gioco di parole che se da una parte evoca l'idea di luce, dall'altra richiama quella del volo. E non poteva esserci ospite migliore di lei, di Samantha, che "ha volteggiato" per sei mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, orbitando attorno alla Terra grazie alla Missione Futura. Un viaggio che l'astronauta dell'ESA ha condiviso giorno dopo giorno con noi, twittando immagini spettacolari scattate dalla Cupola della Stazione Spaziale, come fossero piccoli spiragli nella sua vita, a 400 chilometri sopra le nostre teste. Dal suo ritorno sulla Terra sono trascorsi sei mesi e oggi Samantha rivive questa avventura spaziale con immutato e contagioso entusiasmo. Con immutata e contagiosa passione. Ad ascoltarla, in Palazzo Vecchio, 200 studenti fiorentini affascinati dallo spazio e dal suo avvincente racconto, che hanno avuto la fortuna di tornare indietro a quei giorni e alle emozioni provate in orbita, di conoscere l'importanza della missione e degli esperimenti condotti a bordo, di scoprire curiosità e aneddoti legati a una vita in assenza di peso, in quella Stazione Spaziale che Samantha ama chiamare "avamposto dell'umanità nello spazio": "Questa non è fantascienza, è realtà - ha spiegato - ci sono esseri umani che, in cima ad un razzo, partono alla volta dello spazio e hanno un posto dove andare, costruito da noi. Un posto dove trovare aria da respirare, acqua, cibo, una temperatura ragionevole, amici che ci aprono la porta e tanto lavoro da fare". 

È proprio così, infatti. La Stazione Spaziale è una casa, "al centro della tua vita e dei tuoi pensieri", ha raccontato Samantha, ricordando il giorno della partenza: "Un giorno perfetto, il lancio è stata l'emozione più bella dell'intera missione". Le parole dell'astronauta ci riportano quindi a quel giorno. A quel 23 novembre 2014, nella base russa di Baikonur in Kazakistan, il luogo "dove è iniziata l'esplorazione umana nello spazio, con Jurij Gagarin e Valentina Tereškova - ha raccontato Samantha - Io e i miei due colleghi eravamo in cima al razzo, che a un certo punto ha preso vita come un animale addormentato, i motori si sono accesi, la steppa si è illuminata a giorno: stavamo iniziando il nostro viaggio verso lo spazio". Attraverso il suo racconto e il suo sguardo, ancora vibrante di quanto visto e vissuto, sembrava di esser seduti accanto a lei, "legati come salami" nella piccola capsula Soyuz ("Unione", in russo) dove "ti senti schiacciato contro il sedile per il forte effetto dell'accelerazione, avvertendo il proprio peso aumentare di 2/3 volte". Trascorrono poi alcuni minuti, i motori si spengono, ogni pezzo del razzo si è ormai staccato e "per la prima volta ti trovi in assenza di peso: anche se sei ancora legato al sedile - ci ha spiegato Samantha - il tuo cervello avverte che c'è qualcosa di strano, al quale non è abituato". Sono state necessarie quattro orbite attorno alla Terra ("le giravamo attorno una volta ogni 90 minuti, a una velocità di 28.000 km/h") per poter raggiungere la destinazione finale, ovvero la loro futura casa, la Stazione Spaziale: "Dopo circa sei ore ci hanno aperto il portone ed è stato un momento di felicità assoluta", ha ricordato il Capitano. È qui che ha ufficialmente inizio la sua missione, della quale Samantha ha voluto ripercorrere i momenti più significativi, fin dai suoi primi ricordi: la prima alba, "le prime settimane esilaranti, dove scopri cose nuove e ti abitui all'assenza di peso", fino "a sentirsi veramente a casa".

Le abitudini che ci appaiono più normali e quotidiane, nello spazio cambiano radicalmente, suscitando sempre grandi curiosità: ad esempio, come si cura l'igiene personale? "Non potevamo fare la doccia nello spazio, è stata questa la cosa che più mi è mancata durante la missione - ha confidato Samantha - ci lavavamo con delle salviette o degli asciugamani inumiditi". Per mangiare, invece, a bordo c'erano sia cibi in buste già pronte che quelli freschi portati occasionalmente da veicoli cargo e da consumare entro pochi giorni, come mele, arance, carote o peperoni. Ad un'italiana come Samantha, poi, non poteva certo mancare un buon caffè: "Un giorno è arrivata una spedizione speciale - ha ricordato, sorridendo - una macchina espresso dopo tanti mesi di caffè istantaneo, insieme a delle tazzine realizzate appositamente per noi, perché potessimo usarle a bordo". Nello spazio, inoltre, lo sport era un appuntamento irrinunciabile, perchè in assenza di peso si rischia di perdere sia massa ossea che muscolare: due ore obbligatorie di attività al giorno, quindi, tra corsa, cyclette e una macchina particolare che permette di sollevare pesi...in assenza di peso! E per dormire, invece? Nella Stazione Spaziale si trovavano piccole stanzette, simili a cabine telefoniche, ognuna con i propri affetti personali, computer e sacco a pelo: "A me piaceva lasciarmi fluttuare mentre dormivo, senza legarmi da nessuna parte - ci ha confidato Samantha.

Pochissime, comunque, le ore di sonno rispetto a quelle dedicate al lavoro: centinaia e centinaia gli esperimenti condotti a bordo, nel Laboratorio Columbus dell'Agenzia Spaziale Europea. "La Stazione è un posto dove ogni cosa che fai è speciale e gratificante: anche un esperimento di 20 minuti mette una ciliegina sopra il lavoro fatto sulla Terra", ha raccontato con orgoglio Samantha ai 200 giovanissimi studenti, sottolineando l'immenso valore della ricerca svolta nello spazio. Partendo proprio dagli esperimenti che l'hanno vista diventare cavia, per studiare l'effetto dell'assenza di peso sull'essere umano: "Perché ci interessano così tanto gli esperimenti nello spazio?", ha chiesto il capitano. La risposta non si è fatta attendere, sgombrando anche il campo da qualche comune dubbio: "In orbita la gravità c'è, quando si dice 'in assenza di gravità' facciamo un errore: per il fatto, però, di girare attorno alla Terra, in una sorta di caduta libera continua, gli effetti della gravità non si sentono. Questo fenomeno viene chiamato microgravità e permette di studiare quei fenomeni biologici e fisici che in presenza di tali effetti non si potrebbero osservare". Ad esempio, studiare l'adattamento del corpo umano all'assenza di peso è molto importante, "sia perché speriamo un giorno di mandare l'uomo nello spazio per periodi più lunghi - ha precisato - sia perché una volta compresi i meccanismi di adattamento, possiamo capire meglio come funziona il corpo umano, migliorare la capacità di diagnosticare malattie, curare patologie". Non solo esperimenti: molto tempo viene dedicato alla manutenzione della Stazione Spaziale ("che non è solo un laboratorio, ma una macchina complessa") o alla produzione di energia elettrica, sfruttando quella proveniente del Sole grazie a grandissimi pannelli solari. A conferma, inoltre, del suo essere un "avamposto umano nello spazio", una sorta di piccola Terra, nella Stazione tutto viene riciclato: l'urina o l'umidità che proviene dalla cabina e dai vestiti bagnati vengono trasformate in acqua potabile, "il caffè di ieri diventa il caffè di domani".

Tante, quindi, le attività da svolgere a bordo, ma ne manca ancora una. Quella che ogni giorno Samantha ha voluto condividere con noi, mentre orbitava attorno al nostro pianeta. La vista mozzafiato dallo spazio, che Samantha poteva godere dalla Cupola della Stazione Spaziale, "il luogo preferito da tutti gli astronauti, perché l'unico dal quale vedere l'orizzonte della Terra e scattare fotografie". Le luci nel Salone dei Cinquecento allora si abbassano: tutti gli occhi sono rivolti allo schermo dove, una ad una, scorrono alcune delle immagini scattate da Samantha durante i suoi 200 giorni di viaggio. Ammiriamo così la luce della luna e quella "metallica" del sole appena sorto che fa emergere la Stazione dall'oscurità; condividiamo uno dei suoi momenti preferiti, quando la notte era particolarmente luminosa, la luna piena e Samantha aveva l'impressione che la Terra, verso la quale guardava la Cupola, fosse il cielo e la Stazione "un vascello antico che navigava nel mare nero, strapieno di stelle"; le rarissime nubi nottilucenti, viste da Samantha sole nel giorno 199 ("mai perdere la speranza"), ovvero nuvole illuminate dalla luce del Sole da sotto l'orizzonte e che sembrano "ricami di ghiaccio". E poi le sempre suggestive aurore boreali; la cometa Lovejoy catturata dagli astronauti al suo passaggio; lo scontro tra il lembo blu del sole in arrivo e il verde vivissimo dell'aurora; il Sole che appare come un "tuorlo d'uovo", investendo anche la Stazione di una luce fuoco; i fiumi che paiono d'argento; le luci delle barche dei pescatori; quelle dei lampi, durante le tempeste; i tornadi e i cicloni; le grandi città in notturna, da Milano a Parigi. E infine quella che è stata definita da tutti gli astronauti come "una delle cose più belle da vedere dallo spazio": il nostro Stivale, l'Italia. 

L'Italia che è oggi orgogliosa della sua donna dei record. Di Samantha che fin da bambina sognava di diventare astronauta, grazie all'amore per la fantascienza e Star Trek. Di Samantha, esempio di determinazione, disciplina, passione e che qui, nel Salone dei Cinquecento, ha aiutato 200 giovanissimi di Firenze a cercare di afferrare quella stessa luce che alberga nei suoi occhi. La luce di chi ce l'ha fatta inseguendo la propria passione, riuscendo ad arrivare in alto. Anzi, altissimo.

di Alessandra Toni

(ph: Mauro Sani)