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venerdì 22 ottobre 2021

"A Whole Population of Poets", le opere di 7 artisti del Middle East in mostra su Sumac Space

03-08-2021
Sumac Space, il progetto dedicato all'arte contemporanea del Middle East, prosegue il suo programma con la quinta mostra "A Whole Population of Poets", a cura di Davood Madadpoor, online fino al 24 agosto 2021 sulla piattaforma www.sumac.space 

Il passato del Medio Oriente si dispiega in una serie di forme interconnesse. Comprende i cambiamenti nella vita delle persone e dei gruppi umani, delle culture e dei paesi nel corso del tempo. Racchiude le narrazioni che le persone condividono di se stesse e degli altri in relazione a queste transizioni, i miti che le aiutano a dare un senso alle loro esperienze nel tentativo di illuminare la strada verso il futuro, così come se si trattasse di uno strumento per creare un nuovo paesaggio, come offerta di fuga dalle strutture pre-esistenti.

In A Whole Population of Poets, che prende in prestito il titolo da una delle opere, gli artisti invitano nella loro odissea personale. Interpretano le storie che la gente racconta su se stessa e sugli altri in relazione alla loro vita quotidiana, che continuerà a illuminare il percorso nel futuro. Ri-modellano questi ricordi e storie, manipolando il materiale per costruire un nuovo palcoscenico che permetta di entrare in un'altra dimensione. Sfidano a capire la prospettiva dell'altro e a condividere le proprie emozioni e interiorità. Creando nuovi personaggi, meccanismi ed entità fittizie, gli artisti compongono queste narrazioni e accompagnano il visitatore su una linea immaginaria tra reale e irreale.

"A Whole Population of Poets è nato dai miei “giorni di nebbia” dopo The Green Wave of Iran nel 2009. Ho sempre portato con me una dualità emotiva di ottimismo e ansia per il futuro: un futuro che non sarò mai in grado di articolare come un evento basato sul tempo. Piuttosto, mi piacerebbe vedere il mio futuro come lo scorrere di una linea temporale su un'applicazione di post-produzione, che posso navigare liberamente senza l'obbligo di saltare da una data ad un'altra. 
Sto sperimentando alcuni metodi per trasformare quest'ansia. Uno degli strumenti più potenti è l'immaginazione e i paesaggi che si disegnano mentre si sogna. Per me, questo mondo dei sogni serve come forma di resistenza al mondo, per come lo vivo o lo percepisco. Sono consapevole che non è una promessa di un altro universo o un'offerta di ritirarsi da questo, ma mi aiuta a creare le condizioni per un diverso modo di essere all'interno di quello già esistente.
Costruisco un altro sé con cui dialogare. C'è bisogno di un "altro" me. Questo "fictionalizzare" è una necessità per sviluppare una conversazione, per condividere un sentimento di spostamento nel tempo e nello spazio.
Di tanto in tanto, proietto queste conversazioni. Tendo a narrare eventi che non sono più miei, per oscurare la linea tra reale e irreale, per costruire questo territorio fittizio in cui vorrei vivere e continuare a essere me stesso".
Davood Madadpoor - curatore della mostra

Artisti

Mohamed Abdelkarim, n. 1983 a El Minya, Egitto. Vive e lavora tra Cairo, Egitto e Maastricht, Paesi Bassi. La pratica di Abdelkarim è orientata sulla performance. Lavorando e riflettendo su diverse tipologie di atti performativi, il suo lavoro riguarda la performance dei rinnegati nei periodi di crisi, intrecciando la relazione tra la geografia e il fuggitivo.

Ibrahim Ahmed, n. 1984 in Kuwait. Vive e lavora a Ard El Lewa, Egitto. Il lavoro di Ahmed parte dalla ricerca sulle storie e i movimenti dei popoli e degli oggetti. Le sue opere in tecnica mista, scultura e installazione si fondano su temi legati alla colonizzazione, alle strutture di potere e all'ibridazione culturale, generando una discussione sulle idee di sé e di autenticità all'interno dello stato-nazione. Tra i suoi prossimi impegni ricordiamo la sua prima mostra personale istituzionale al The Institute for Contemporary Art della Virginia Commonwealth University (USA).

Esraa Elfeky, n. 1989 al Cairo, Egitto. Elfeky è un'artista visiva e una montatrice cinematografica. Utilizza una varietà di mezzi tra cui video, scultura, oggetti trovati e disegno. La sua ricerca esplora i legami tra il fare arte e l'esperienza fisica e psicologica dell'essere nel paesaggio. Esplora anche le possibilità per le comunità emarginate di esprimere definizioni sociali e politiche.

Tareque Elsharquawy, n. 1990 ad Alessandria d'Egitto. Elsharquawy è un regista, fotografo e musicista. Tra i suoi lavori vanno menzionati: il cortometraggio di finzione What Was the Question, l'opera video sperimentale The Psychoticles e la trilogia The Holy Lands, le cui prime due parti sono state prodotte con il sostegno del Contemporary Image Collective (Cairo) e di Mophradat (Bruxelles). Elsharquawy. L’artista si è laureato all'High Film Institute del Cairo nel 2011, dove ha studiato regia.

Ezz Monem, n. 1985 al Cairo, Egitto. Vive e lavora a Melbourne, Australia. Monem è laureato alla facoltà di ingegneria dell'Università del Cairo, ma ha iniziato a dedicarsi fin dal 2003 alla fotografia, attraverso la quale esplora il pluralismo della realtà.

Sara Sallam, n. 1991 al Giza, Egitto. Vive e lavora a Delft, Paesi Bassi. Sallam è un'artista multidisciplinare che lavora con la fotografia, il video e la scrittura, spesso riappropriandosi e manipolando materiale d'archivio per far emergere significati nascosti. Su questo sfondo, riflette sulla sua esperienza di vita in Egitto, criticando l'eredità coloniale che si manifesta nel turismo, nell'archeologia e nelle pratiche museali.

Islam Shabana, n. 1988 al Cairo, Egitto. Shabana è un artista interdisciplinare e un digital media designer. Il suo lavoro insiste nell'intersezione della tecnologia all'interno delle facoltà mentali dell'uomo, della mitologia e della filosofia islamica, esplorando concetti come le dinamiche sistemico-sociali, i rituali performativi religiosi e le pratiche occulte.

Per ulteriori informazioni: www.sumac.space