Bianca de Divitiis è la nuova direttrice al Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut (KHI). Storica dell’arte e dell’architettura, Bianca de Divitiis arriva al Kunsthistorisches Institut in Florenz dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, dove è Professoressa ordinaria di Storia dell’arte moderna, e dove ha ricoperto fino al 2025 la carica di vicedirettrice del Dipartimento di Studi Umanistici e Delegata del Rettore per la ricerca umanistica. Studiosa di fama internazionale, specialista del tardo Medioevo e della prima età moderna, ha rinnovato in modo sostanziale gli studi sul Rinascimento, in particolare nell’Italia meridionale, dirigendo progetti di ricerca competitivi a livello europeo e nazionale e partecipando a importanti reti internazionali.
Con questa nomina, de Divitiis diventa la prima donna nella storia del KHI a ricoprire l’incarico di direttrice, segnando un passaggio storico per l’istituto dalla sua fondazione nel 1897. È inoltre la prima direttrice proveniente da un ateneo italiano.
La sua nomina è l’esito di una procedura di selezione internazionale altamente competitiva. Bianca de Divitiis diviene così membro scientifico della Società Max Planck (MPG). L’appartenenza a questo collegio rappresenta uno dei più alti riconoscimenti possibili nella carriera accademica internazionale. La Società Max Planck è la principale organizzazione di ricerca fondamentale in Germania e una delle più autorevoli al mondo, sia per volume e qualità della produzione scientifica sia per l’impatto strutturale sul sistema globale della ricerca; a oggi, 31 scienziate e scienziati legati alla MPG hanno ricevuto il Premio Nobel.
Accanto a Gerhard Wolf, guiderà l’istituto e dirigerà il nuovo dipartimento di ricerca “Contesti, Comunità, Connessioni. Nuove narrative nella storia dell’arte”, dedicato allo studio della cultura globale attraverso la storia dell’arte e dell’architettura tra il tardo Medioevo e l’età moderna. Il dipartimento mette in dialogo l’Italia con l’Europa, il Mediterraneo, le Americhe iberiche e il resto del mondo, adottando un approccio transdisciplinare. Nei prossimi anni affronterà due sfide fondamentali: da un lato, conciliare l’avanzamento della ricerca storico-artistica con le urgenti problematiche del presente; dall’altro, proseguire e rinnovare la consolidata tradizione degli studi sulla prima età moderna e moderna, valorizzando la complessità del Rinascimento nella sua natura policentrica e globale e la sua capacità di continuare a essere una fonte di ispirazione per le giovani generazioni.
Il titolo del dipartimento, “Contesti, Comunità, Connessioni. Nuove narrative nella storia dell’arte”, sintetizza i concetti chiave che orienteranno progetti, laboratori e azioni di ricerca. Le nuove narrazioni mirano a ricostruire i contesti socio-storici e materiali che circondano opere d’arte, architetture e manufatti, superando una visione centrata esclusivamente sull’autorialità per restituire una lettura plurale e corale dei processi artistici, attenta alle comunità del passato e del presente e alle loro esigenze, tanto a livello locale quanto globale. In questa prospettiva, il dipartimento intende ristabilire connessioni tra una conoscenza filologica approfondita di territori e contesti specifici e gli approcci globali e comparativi, considerando locale e globale come dimensioni che si intrecciano in modo reciproco e simultaneo. Le attività di ricerca si articolano in cinque principali linee tematiche, concepite con un approccio multiscalare e orizzontale, tra microstoria e storia globale. Una prima area di indagine è dedicata al Rinascimento policentrico, con particolare attenzione alle connessioni globali sviluppatesi all’interno dei domini della monarchia iberica tra XV e XVII secolo. Un secondo ambito di ricerca guarda agli arcipelaghi del Mediterraneo: reti insulari interconnesse, luoghi di scambio, transito e migrazione, analizzati nella loro dimensione storica e culturale. Un terzo filone è incentrato sul rapporto tra ricerca, divulgazione e pubblico e riflette su come comunicare oggi la storia dell’arte, esplorando anche il ruolo del patrimonio architettonico come strumento di orientamento e di cura, in particolare per persone affette da Alzheimer. La riflessione sui confini – intesi nelle loro dimensioni fisiche, culturali e intellettuali – costituisce un ulteriore asse di lavoro, così come l’indagine su natura e antiquaria, che interpreta gli elementi naturali come “antichità alternative” e risorse centrali nella vita delle comunità. In parallelo, il dipartimento sviluppa laboratori digitali e una serie di azioni in situ, che valorizzano la localizzazione fiorentina dell’istituto, la sua storia e nuovi processi creativi, rafforzando il dialogo tra ricerca, territorio e pratiche contemporanee.
Per maggiori informazioni: https://www.khi.fi.it
Foto: Barbel Reinhard