Una direttrice d’orchestra che ha il passo deciso delle idee chiare e un violinista che lascia parlare lo Stradivari. Giovedì 27 marzo 2025, alle ore 21.00, al Teatro Verdi di Firenze, Erina Yashima e Kristóf Baráti si ritrovano sul palco dell’ORT - Orchestra della Toscana per un programma che unisce l’energia di Beethoven e la profondità emotiva di Brahms. Un concerto che si muove tra due estremi del XIX secolo, in perfetto equilibrio tra rigore e passione con il Concerto per violino di Johannes Brahms e la Sinfonia n. 2 di Ludwig van Beethoven.
Da tre stagioni la presenza di Erina Yashima nei cartelloni dell’Ort è irrinunciabile, perché talenti così se ne trovano di rado. Origini giapponesi, passaporto tedesco, Yashima ha studiato in Germania e a Vienna con Mark Stringer (coach dalle virtù taumaturgiche il cui nome ha acquisito fama universale dopo che a lui è ricorso perfino Daniel Harding quando ha deciso di perfezionare la sua tecnica direttoriale). Anno di svolta per Yashima il 2015, quando ha partecipato all’Opera Academy verdiana tenuta a Ravenna da Riccardo Muti, di cui poi è stata assistente a Chicago; nello stesso periodo ha affiancato nelle prove anche Esa - Pekka Salonen, Christoph Eschenbach, Zubin Mehta, Yannick Nézet-Séguin. All’indomani della pandemia, l’accelerazione: i debutti con la San Francisco Symphony, la Washington National Opera, la Radio Bavarese, la Ndr Elbphilharmonie, e la nomina a primo direttore della Komische Oper di Berlino. Né la giovane direttrice intende fermarsi qui: “A un direttore d'orchestra è necessario tempo per crescere. Lo affermano anche molti colleghi che questa è una professione per la seconda metà della vita e che si debba acquisire molta esperienza. Esperienza di vita”. Comunque ha idee ben chiare su come confrontarsi con un’orchestra. “È un po' come prendere lezioni di guida per avere la patente automobilistica”, dichiara. “Prima bisogna aver fatto un certo numero di ore di pratica nel traffico, nelle strade sterrate e di notte per essere ammessi all'esame. Dopodiché, se si ottiene la patente, non è che la macchina va da sé, perché al volante dobbiamo fare sempre tanta attenzione a quel che si fa”. Per questo suo ritorno all’Ort si trova ad avere a che fare con due capisaldi del repertorio viennese ottocentesco, il Concerto per violino di Johannes Brahms e la Sinfonia n. 2 di Ludwig van Beethoven. Da una parte all’altra del secolo, poiché nel 1803 ha debuttato la sinfonia, mentre il Concerto è del 1878. L’una è opera di un trentenne (alle soglie della sordità) che sta allontanandosi sempre più dall’esempio di Mozart e Haydn da cui aveva preso le mosse, l’altro è opera matura di un quarantacinquenne in pieno fervore creativo.
Un concerto, questo, ispirato dal maggior violinista del tempo, Joseph Joachim, amico fraterno di Brahms e ascoltatissimo consigliere per la stesura della parte solistica. Parte che in questo programma è affidata all’ungherese Kristóf Baráti, “violinista che attira l’attenzione sulla musica senza richiamarne troppa su di sé”, come ha scritto un recensore. Baráti suona uno Stradivari del 1703.
Per maggiori informazioni: www.orchestradellatoscana.it - www.teatroverdifirenze.it