Il Concerto di Carnevale dell'ORT - Orchestra della Toscana debutta giovedì 12 febbraio 2026 a Cascina per poi replicare a Volterra (13), Empoli (14), Poggibonsi 16) e infine al Teatro Verdi di Firenze martedì grasso (17 febbraio 2026). “Carnival Reloaded” ha sul podio Roberto Molinelli, tra melodramma “travestito”, tango e ritmi sudamericani.
Carnevale, per l’Orchestra della Toscana, non è una parentesi leggera: è un rito di libertà ben temperata, dove la curiosità non cancella la cura artigianale del suono. Negli ultimi anni l’ORT ha trasformato questa data in una piccola tradizione di programmi “fuori asse”: non la fuga dalla musica, ma un modo diverso di entrarci. Carnival Reloaded si inserisce qui, con un’idea semplice e fertile: cambiare costume ai brani per farli parlare con un accento nuovo, senza toglier loro identità.
A guidare il gioco è Roberto Molinelli, figura difficile da incasellare e proprio per questo perfetta per una serata di trasformazioni. Direttore, compositore e violista, ha costruito la sua traiettoria sull’attrito creativo tra mondi che di solito si ignorano: classico e pop, jazz e rock, palcoscenico e studio, repertorio e scrittura originale. Formazione solida (diploma con lode, perfezionamento violinistico a Ginevra) e una carriera che attraversa collaborazioni e contesti molto diversi — dalla lirica a progetti con artisti di ampia notorietà, fino al lavoro su arrangiamenti e produzioni che chiedono un orecchio rapido e una mano precisa.
In lui l’arrangiamento non è “abbellimento”: è un’arte del montaggio, quasi una regia, dove il ritmo diventa la chiave per ripensare una melodia che credevamo di conoscere.
Il filo conduttore, qui, è il travestimento musicale inteso come pratica di rilettura.
Non un collage di citazioni, ma una drammaturgia in cui la danza — tango, milonga, samba — agisce come lente. C’è un’immagine che aiuta: come esistono strumenti che sembrano una cosa e suonano un’altra (un pianoforte che in realtà è una celesta, una “macchina” che produce un timbro inatteso), così un’aria d’opera può cambiare prospettiva se le sposti il baricentro ritmico. Il risultato non è una parodia: è un modo per mettere in luce tensioni, slanci, malinconie che erano già lì, ma in un’altra luce.
Si parte infatti da Tango all’Opera Suite, dove il melodramma entra nel passo del tango. La vocalità diventa gesto strumentale, la teatralità si concentra: in pochi minuti un’aria si fa racconto essenziale, come una scena ridotta all’osso ma più vicina, più “a fuoco”. L’opera italiana (e non solo) incontra così un linguaggio nato anche da migrazioni e incroci: il tango porta con sé l’ombra dell’Europa, ma la restituisce con una malinconia obliqua, fatta di controtempi e di abbracci trattenuti.
Poi arriva Paganini — o meglio, il suo virtuosismo — trasformato in carburante ritmico: Caprice 24 goes to Rio sposta la celebre scintilla tecnica verso un’energia più fisica, dove precisione e impulso convivono senza chiedere permesso. E subito dopo il colore cambia ancora con un Brazilian Medley che lavora per atmosfere: un mosaico di saudade e leggerezza, di canto e pulsazione, come se l’orchestra si muovesse tra luce e ombra con la naturalezza di una danza.
Con Milonga y Chacarera (pagina originale di Molinelli) il viaggio torna in Argentina ma cambia latitudine interna: dalla milonga più sospesa e cantabile si scivola nella chacarera, danza popolare più terragna e incalzante, dove il ritmo sembra correre su binari diversi e sovrapposti. È uno dei punti in cui si capisce meglio la cifra di Molinelli: tradizione e scrittura contemporanea non si fronteggiano, si scambiano strumenti.
Il “cortocircuito” più evidente è però Estate Reloaded: un’estate infilata dentro febbraio, un barocco veneziano che si accende a contatto con il tango nuevo. Qui il dialogo tra Vivaldi e Piazzolla non è decorativo: è un confronto di nervi, di accenti, di tensioni che attraversano i secoli. A seguire, la Astor Tango Suite porta in primo piano quattro volti di Piazzolla: l’incisività quasi tagliente di Violentango, la memoria ferita e privata di Adiós Nonino, la sospensione lirica di Oblivion, l’energia assertiva di Libertango. Quattro modi di intendere la “libertà” del tango: non folklore, ma lingua urbana capace di confessione e di battito.
In chiusura, Disco Samba dei Two Man Sound sposta ancora l’orizzonte: la cultura pop entra in sala senza chiedere scusa, ma con la stessa attenzione al ritmo e al colore che ha guidato tutto il percorso. È una coda volutamente esplicita: quando il Carnevale finisce, resta addosso quella sensazione di aver cambiato punto di vista — e di aver ascoltato, per una sera, l’orchestra come un organismo che sa trasformarsi.
Programma
Giovedì 12 febbraio 2026, ore 21.00 – Cascina (PI), La Città del Teatro
Venerdì 13 febbraio 2026, ore 21.00 - Volterra (PI), Teatro Persio Flacco
Sabato 14 febbraio 2026, ore 21.00 – Empoli (FI), Palazzo delle Esposizioni
Lunedì 16 febbraio 2026, ore 21.00 – Poggibonsi (SI), Teatro Politeama
Martedì 17 febbraio 2026, ore 21.00 – Firenze, Teatro Verdi
Per maggiori informazioni: https://www.orchestradellatoscana.it