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mercoledì 23 gennaio 2019

"John Gabriel Borkman" di Henrik Ibsen al Teatro della Pergola di Firenze

20-11-2018
Da martedì 20 a domenica 25 Novembre, Marco Sciaccaluga dirige Gabriele Lavia, Laura Marinoni, Federica Di Martino in "John Gabriel Borkman" di Henrik Ibsen al Teatro della Pergola di Firenze.

Un’analisi lucida, filosofica e poetica, ma anche concretamente feroce e tragicomica del destino che fa di ognuno un prevaricatore, un umiliato e offeso, che fa di ogni affermazione vitale anche un gesto di violenza.
Edvard Munch lo definì "il più potente paesaggio invernale dell’arte Scandinava". Ma il freddo dell’inverno, in questa vicenda scabrosa e claustrofobica, è tutto interiore, dell’anima.

John Gabriel Borkman è un self made man: per lui conta la carriera, a tutti i costi. Ha rubato, ma non per sé. Lo ricorda lo storico del teatro Roberto Alonge: "ruba perché si sente il portavoce del progresso, è l’angelo sterminatore del vecchio mondo precapitalistico". Condannato al carcere per i suoi affari poco chiari, Borkman è tornato libero ma si chiude in casa, in attesa di una grande occasione.
Piero Gobetti descrisse il teatro di Ibsen come "l’itinerario dell’eroe in cerca del suo ambiente": e qui l’ambiente è condiviso da due sorelle, entrambe presenti nella vita dell’uomo. La moglie, in un matrimonio freddo, aspro e irrisolto; e il primo amore cui Borkman ha rinunciato per interesse. È uno scontro fra universo maschile e femminile, è un abisso. Afferma ancora Alonge: "è l’universo della Cultura (che vuol dire repressione) contro la vita dell’istinto, della carne, della felicità".

John Gabriel Borkman ha attratto i maggiori registi al mondo: è un’opera complessa, austera, inquieta e di raffinata bellezza per quei ritratti umani, per i dialoghi che possono essere attualissimi e al tempo stesso eterni. Affidati all’interpretazione di tre grandi attori, a partire da Gabriele Lavia come protagonista, con Laura Marinoni e Federica Di Martino, il Borkman, nelle sue scene da un matrimonio che sarebbero state care a Bergman, fa ancora esplodere le ambizioni di un secolo, l’Ottocento, intriso di superomismo e idealismo, di simbolismo e psicopatologia, ma già svela, in nuce, quelli che saranno i grandi traumi del Novecento. E forse di oggi.

Una produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Teatro della Toscana.

Per maggiori informazioni: www.teatrodellapergola.com

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