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mercoledì 21 gennaio 2026

"La cosmicomica vita di Q", Luca Marinelli in scena al Teatro della Pergola di Firenze

23-01-2026

Luca Marinelli e la sua compagnia arrivano al Teatro della Pergola di Firenze dal 23 gennaio al 3 febbraio 2026 con "La cosmicomica vita di Q" immergendosi nell'universo visionario di Tutte le Cosmicomiche di Italo Calvino, dando vita a Qfwfq, portando in scena una libera interpretazione dei racconti che si snodano tra scienza e fantasia, astrazione e realtà.

Marinelli torna alla Pergola per la prima volta dopo il debutto, 15 anni fa, con il Sogno di una notte d'estate di William Shakespeare, regia di Carlo Cecchi. Saggio di diploma all'Accademia Nazionale D'Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, diventò uno spettacolo vero e proprio che girò l’Italia per due stagioni.

Ne La cosmicomica vita di Q viene messa in evidenza tutta la profondità del mondo calviniano, traendo ispirazione dal composito “universo cosmicomico” e creando una cosmogonia originale, nel rispetto dello spirito dei racconti di Calvino.

Lunedì 26 gennaio, ore 18, Luca Marinelli e la sua compagnia, con la partecipazione di Giorgio Poi, incontrano il pubblico in Teatro. Coordina Matteo Brighenti. Ingresso libero con prenotazione online su https://rebrand.ly/incontromarinelli, fino a esaurimento dei posti disponibili. Lo spettacolo, prodotto da Società per Attori, Teatro della Toscana, è stato in riallestimento al Teatro Era di Pontedera, qui al debutto il 20 e 21 gennaio, dopo la prima assoluta a Spoleto Festival dei Due Mondi l’estate scorsa.

L’opera 
Tutte le Cosmicomiche di Italo Calvino è una raccolta di racconti che unisce scienza, fantasia e umorismo, creando un viaggio affascinante attraverso l'evoluzione cosmica. Il protagonista, Qfwfq, è un personaggio senza tempo, testimone e narratore delle fasi di sviluppo dell'universo: dalla formazione delle galassie alla nascita della vita sulla Terra. Attraverso la sua prosa immaginifica, Calvino esplora con ironia e leggerezza temi profondi legati all'infinità del cosmo, al passare del tempo e alla natura dell'esistenza, rendendo accessibili concetti complessi in un racconto poetico dove scienza e immaginazione si fondono.

Sinossi
Qfwfq, dopo miliardi di anni di esistenza, si ritrova in una città dei nostri giorni. È diventato un uomo qualunque e, soprattutto, ha dimenticato chi è stato, dove è stato e cosa ha visto. Attraverso un emozionante viaggio nella memoria, ripercorrerà la sua storia, che è anche quella dell’universo e del genere umano: il Big Bang, la formazione della Via Lattea e del Sistema Solare, la nascita della luna, fino a precipitare nel vuoto e tornare al punto di partenza: oggi. Al suo ritorno avrà una consapevolezza nuova, anzi rinnovata, vivida, sarà presente a sé stesso, al tempo e allo spazio. E da questa lucidità nascerà la sua ultima confessione.

Le dichiarazioni di Luca Marinelli

La cosmicomica vita di Q: che tipo di esistenza è quella che viene raccontata sul palcoscenico? Lo spazio e il tempo, così importanti nel teatro, che valore assumono? Il protagonista dei racconti di Italo Calvino si chiama Qwfwq. Q è un personaggio senza tempo, che ha assistito a tutto: dai tempi del Big Bang sino a oggi. La storia che noi vogliamo raccontare si svolge durante l’ultima notte del pianeta Terra, per come noi lo conosciamo. Il nostro Qwfwq è un essere umano che ha dimenticato ogni cosa, perché, in quanto uomo, ha perduto la memoria del mondo: la forma umana tende a dimenticare, è incline all’oblio. In una città, durante la notte di Capodanno, un gruppo di persone — suoi amici da sempre, dai tempi del punto, prima del grande botto — è alla sua ricerca per risvegliarlo da questo torpore e salvare con lui la memoria del mondo. Il pubblico seguirà Q nel suo viaggio notturno lungo l’ultima notte di Capodanno della Terra, passando attraverso strade affollate e ricordi lunari.

È stato difficile trasformare la forma del racconto nella forma del teatro? È stato un lavoro molto impegnativo, ma altrettanto stimolante, sia per l’alto livello letterario dell’opera di Calvino, sia per la complessità di trasformare questo linguaggio in parola e azione scenica. Il mondo calviniano è meravigliosamente letterario e agisce in un immaginario ricchissimo, brillante e profondamente umano. Approcciando Le Cosmicomiche siamo partiti proprio da lì: da questo profondo senso di libertà e di gioco che questo meraviglioso testo ci ha ispirato.

Che cosa l’affascina della scrittura di Calvino? La lingua di Calvino ha già in sé dei caratteri teatrali? Nel mio rapporto con gli studi, Calvino è stato un lampo di ispirazione, capace di accendere in me, magneticamente, un interesse nuovo, magari mai provato fino a quel momento. Ricordo viva la sensazione del primo giorno in cui lessi La distanza della Luna: nella mia testa era già un teatro delle meraviglie.

Ha detto di cercare sulla scena il realismo magico: come si arriva a questo tipo di emozione? Essendo onesti. Provandoci. E rimanendo aderenti a ciò che si sta facendo, cercando di divertirsi ogni giorno, viaggiando attraverso questa esperienza magnifica, circondato da persone che ammiro e amo.

Questo spettacolo è, più che mai, il risultato di un lavoro comunitario: quei particolari momenti che precedono l’ingresso sul palcoscenico — l’attore dalle quinte fa un passo, entra in scena e diventa un altro — come si vivono? La presenza della Compagnia aiuta a sconfiggere, per esempio, la routine o la tensione?

Trovo che sia una gioia, per me, poter condividere il palcoscenico e tutta la creazione dello spettacolo con un gruppo di artiste e artisti a cui sono profondamente grato per l’impegno e l’amore che hanno messo nel progetto e verso di me. Quindi sì: senza di loro non avrei mai cominciato questo viaggio. E non metterei piede, domani, sul palcoscenico.

Infine, che cos’è il pubblico per lei? Una sua definizione. E il teatro? Il pubblico è la ragione per cui facciamo tutto questo: è il volto che abbiamo davanti per dare un’identità al concetto di condivisione. E il teatro è il luogo sacro dove questo scambio avviene.

Per maggiori informazioni: www.teatrodellatoscana.it 

Foto: Anna Faragona