Città di Firenze
Home > Webzine > Teatro & Danza > "Sabato, domenica e lunedì" di Eduardo De Filippo al Teatro della Pergola di Firenze
mercoledì 04 marzo 2026

"Sabato, domenica e lunedì" di Eduardo De Filippo al Teatro della Pergola di Firenze

11-02-2026
Al Teatro della Pergola di Firenze, dall’11 al 19 febbraio 2026, Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma sono i protagonisti di "Sabato, domenica e lunedì" di Eduardo De Filippo, regia di Luca De Fusco. Il celebre rito del ragù si trasforma in un’indagine profonda e ironica sulle gelosie e i silenzi di una famiglia borghese, in un equilibrio perfetto tra commedia e dramma. Lo spettacolo sarà poi al Teatro Era il 21 e 22 febbraio.

Il capolavoro eduardiano Sabato, domenica e lunedì torna, dopo oltre vent’anni lontano dalle scene, dalll’11 al 19 febbraio al Teatro della Pergola nel nuovo allestimento firmato da Luca De Fusco che, con abile rigore registico, si insinua nelle pieghe della drammaturgia originale per offrire un affresco vivido sulle dinamiche, i segreti e le tensioni intime di una famiglia.

Un ritorno all’intramontabile commedia di Eduardo De Filippo, scritta nel 1959, che intercetta il nostro tempo, in equilibrio perfetto tra acuta ironia e crescente conflittualità, esplorando i meccanismi delle relazioni parentali che si agitano attorno a un pranzo domenicale. A dare vita a questo interno domestico è la compagnia di interpreti guidati da Teresa Saponangelo (nel ruolo di Rosa) e Claudio Di Palma (interprete di Peppino), con cui De Fusco scandaglia le contraddizioni familiari attraverso una regia nitida e fedele all’originale, svelando la profonda umanità e tenerezza dei personaggi, che troveranno poi nella riconciliazione un simbolo di compattezza di fronte alle difficoltà.

Il testo, «il più borghese e quasi cechoviano di Eduardo», come sottolinea il regista Luca De Fusco – delinea il racconto di un momento di equilibrio sociale oggi perduto, tra le mura di una grande casa della numerosa famiglia Piscopo, che abbraccia tre generazioni: il nonno Antonio Piscopo, i due coniugi Peppino Priore e Rosa, i figli, e la classica zia “zitella”, Amelia Priore. Una famiglia compatta e affezionata ai propri rituali, come quello del pranzo della domenica. È proprio nella lenta ebollizione del succulento ragù che si insinuano le tensioni che minacciano sentimenti ed equilibri, tra Rosa e suo marito Peppino: lei in competizione culinaria con la nuora, lui in preda a una inesistente gelosia tolstoiana. Tutti gli altri componenti si adoperano per risanare i conflitti e a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata: zia Memé si trasforma da anticonformista in angelo del focolare, mentre i figli sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori.

L’opera, che fa parte della Cantata dei giorni dispari, raccolta in cui compare una visione eduardiana amara dell’esistenza, sembra discostarsene lasciando un pensiero ottimista riguardo la sopravvivenza della famiglia. È una commedia senza tempo, in cui si sorride, ci si commuove e si riflette, anche e soprattutto, sul ruolo della donna. Centrale, infatti, è la figura di Rosa Priore che, nell’interpretazione di Teresa Saponangelo, volto amato del cinema e della tv, incarna l’archetipo femminile che assorbe le tensioni e mantiene la coesione familiare.

Come dichiara lo stesso De Fusco: «La famiglia De Piscopo è una vera famiglia, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come a un valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore e ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio, che non abbiamo ancora ritrovato. Rileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta».

Dal punto di vista della scrittura scenica De Fusco maneggia la materia eduardiana come un regista – interprete, senza spostare alcuna nota della partitura, piuttosto che un regista-demiurgo che tende a diventare il vero autore dello spettacolo: «Nel 2018 misi in scena Sabato, domenica e lunedì nel celebre Teatro Vachtangov di Mosca. In quel caso decisi di usare una mano registica molto lieve, partendo dal presupposto che il pubblico russo non conoscesse la commedia, mai messa in scena, fino ad allora, nella loro lingua – commenta il regista – Più vado avanti nel lavoro e più mi convinco che questo atteggiamento sia giusto anche in Italia. Sia perché sono oltre vent’anni che questo testo non viene rappresentato nel nostro paese, sia perché penso che Eduardo sia come Goldoni: si può interpretare, ma non stravolgere. Siamo ormai abituati a far coincidere la parola “inquietante” con una definizione elogiativa di uno spettacolo. Ma non è così. Non è detto che far sorridere significhi far uscire dal sentiero dell’arte teatrale: Goldoni, Mozart, Cimarosa lo sapevano bene. E anche noi dobbiamo talvolta ricordarlo».

Sabato, domenica e lunedì è una commedia corale che, mantenendosi in tensione tra leggerezza e profondità, restituisce con forza quanto il teatro di Eduardo sia ancora vivo, sorprendentemente vitale e necessario.

Per maggiori informazioni: www.teatrodellatoscana.it 

Foto: Tommaso Le Pera