Il mese di agosto prosegue a San Salvi con la prima assoluta di “Volevo solo vedere il mare”, nuovo spettacolo dei Chille de la balanza scritto e interpretato da Sissi Abbondanza, storica componente della compagnia, compagna di lavoro e di vita di Claudio Ascoli e, negli ultimi anni, anche co-direttrice artistica dei Chille.
In scena, insieme a lei, il musicista Francesco Lascialfari, autore delle creazioni musicali eseguite dal vivo, in un dialogo continuo di suoni, rumori, silenzi e parole. Le luci sono curate da Leonardo De Bastiani.
Lo spettacolo sarà in scena a San Salvi da giovedì 27 a sabato 29 agosto 2026 alle ore 21.30. Ingresso intero € 12 — ridotto Coop/Arci/CGN € 10. Posti limitati, prenotazione obbligatoria con pagamento anticipato: 335 6270739 — info@chille.it
Al centro di “Volevo solo vedere il mare” c’è una donna che si trova in carcere. Non sappiamo che cosa abbia fatto, né se esista davvero una colpa capace di spiegare la sua condizione. Sappiamo però che continua a tornare in carcere e che, dentro quella condizione, insegue un desiderio apparentemente semplice e assoluto: vedere il mare.
Da questa figura prende forma un viaggio nel significato della prigione, non soltanto come luogo fisico, ma come metafora delle tante costrizioni visibili e invisibili che possono attraversare l’esistenza. La reclusione diventa così una lente attraverso cui interrogarsi sulla libertà, sui diritti negati, sull'obbedienza, sul corpo femminile come spazio di resistenza e sulla possibilità, ancora e sempre, di desiderare un altrove.
A guidare questo percorso sono anche alcune grandi voci femminili della letteratura e del pensiero del Novecento: Ingeborg Bachmann, Goliarda Sapienza e Augusta F.. Non sono citazioni dichiarate, ma presenze sotterranee che attraversano il gesto, la parola e il silenzio, contribuendo a costruire una drammaturgia fatta di frammenti, echi e risonanze.
Fondamentale è la presenza dal vivo di Lascialfari. Le sue musiche e i suoi suoni cercano di restituire la dimensione di un luogo chiuso, regolato da ritmi e disposizioni stabiliti da altri, dove la persona sembra progressivamente perdere la propria individualità per diventare qualcuno che deve semplicemente eseguire. Un universo nel quale persino il rapporto più naturale e primario, quello tra una madre e il proprio figlio, è sottoposto a una regola: il bambino può restare con la madre detenuta soltanto fino al compimento dei tre anni.
È proprio da questa condizione estrema che lo spettacolo apre una domanda più ampia e, forse, inquietante destinata agli spettatori: quanto è lontana quella prigione dalla nostra esperienza quotidiana?
L'assurda situazione della persona reclusa può apparire, oggi, come uno specchio deformante nel quale riconoscere qualcosa che riguarda l'intera società. Da una parte il carcere italiano, con i suoi problemi, le sue contraddizioni e le sue forme di privazione; dall'altra una società nella quale, in modi diversi e meno visibili, siamo sempre più spesso chiamati a obbedire a disposizioni che arrivano dall'alto, a regole che “piovono addosso”, a procedure e decisioni stabilite da istituzioni e sistemi nei quali lo spazio per la scelta individuale sembra restringersi.
“VOLEVO SOLO VEDERE IL MARE” nasce dunque dal carcere ma non parla soltanto di carcere. Parla della necessità di riappropriarsi dell’immaginazione, capire i propri bisogni, di vivere un desiderio e una possibilità di libertà anche quando tutto sembra essere già deciso. E quel mare, forse, non è soltanto un luogo da raggiungere: è la misura di ciò che tutti ancora possiamo desiderare, immaginare e scegliere.
Per maggiori informazioni: https://chille.it
Foto: Paolo Lauri