Tra il 23 maggio e il 19 luglio 1992, l’Italia ha vissuto uno dei momenti più drammatici e simbolicamente più rilevanti della sua storia repubblicana. Le stragi di Capaci e di via D’Amelio, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, insieme al magistrato Francesca Mordillo e agli uomini e alle donne delle loro scorte, hanno segnato in modo indelebile la coscienza collettiva degli italiani.
Questi eventi rappresentano l’apice di un lungo percorso di contrasto istituzionale alla criminalità organizzata che aveva conosciuto una svolta decisiva con il Maxiprocesso di Palermo. Il 10 febbraio 1986, nell’aula bunker dell’Ucciardone, prendeva avvio il più grande procedimento penale mai celebrato contro Cosa Nostra, conclusosi con 346 condanne e 19 ergastoli e con il riconoscimento giudiziario dell’esistenza e della struttura unitaria dell’organizzazione mafiosa. A quarant’anni da quel passaggio fondamentale, il Maxiprocesso rappresenta ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per comprendere il contesto in cui maturarono le stragi del 1992 e il valore dell’impegno istituzionale e civile contro le mafie.
In questo quadro, i 57 giorni che intercorrono tra il 23 maggio e il 19 luglio 1992 rappresentano molto più di un intervallo temporale: sono un tempo sospeso, denso di significato, che racconta il coraggio delle istituzioni, la violenza della criminalità organizzata e la fragilità di un sistema chiamato a reagire.
A distanza di oltre tre decenni da quegli eventi, e mentre la Nazione si avvicina al quarantesimo anniversario di una stagione cruciale della lotta alle mafie, il rischio è che la memoria di quei giorni si cristallizzi in una dimensione commemorativa, perdendo la sua forza trasformativa. In particolare, per le giovani generazioni, che non hanno vissuto direttamente quegli eventi, la memoria rischia di apparire distante, se non viene restituita attraverso linguaggi, strumenti e modalità capaci di renderla viva, accessibile e partecipata.
Da qui nasce l’esigenza di promuovere iniziative che trasformino il ricordo in esperienza, la commemorazione in partecipazione, la memoria in impegno.
Gli obiettivi
L’iniziativa “57 giorni… 57 parole buone… 57 storie…” nasce con l’obiettivo di attivare un percorso di coinvolgimento diretto delle giovani generazioni, valorizzando il loro ruolo non solo come destinatari, ma come protagonisti della costruzione di una memoria condivisa.
In particolare, il progetto intende:
- promuovere una memoria attiva e consapevole dei fatti del 1992;
- rafforzare nei giovani il senso di legalità, responsabilità e cittadinanza attiva;
- favorire la produzione di contenuti originali e partecipativi;
- costruire un racconto collettivo capace di connettere passato e presente;
- utilizzare linguaggi contemporanei per rendere i valori della legalità accessibili e condivisibili.
L’obiettivo non è solo ricordare, ma stimolare una riflessione concreta su cosa significhi oggi scegliere la legalità nella vita quotidiana.
I destinatari
L’iniziativa si rivolge principalmente a giovani tra i 18 e i 35 anni, favorendo la rappresentatività sia associativa che territoriale.
Il progetto
L’iniziativa si sviluppa lungo l’arco temporale dei 57 giorni che intercorrono tra il 23 maggio e il 19 luglio, trasformando questo intervallo simbolico in un vero e proprio percorso narrativo e partecipativo.
Il progetto si articola in due dimensioni principali, tra loro strettamente integrate: le “57 parole” e le “57 storie”.
Le 57 parole della legalità. Per ciascun giorno del periodo considerato, i giovani coinvolti nel progetto individueranno una parola chiave, rappresentativa dei valori legati alla legalità, alla giustizia e all’impegno civile. Parole come “coraggio”, “scelta”, “responsabilità”, “verità”, “memoria”, “fiducia”, “impegno” diventano il punto di partenza per una riflessione condivisa.
Le parole non sono intese come definizioni astratte, ma come strumenti di attivazione. Ogni parola è un invito ai giovani a interrogarsi sul proprio vissuto e a tradurre quei valori in esperienze concrete.
Le 57 storie. Accanto alle parole, il progetto prevede anche la costruzione di una raccolta di 57 storie, che restituiscano in forma concreta e accessibile il significato della legalità.
Le storie possono includere:
- testimonianze legate alle vittime delle mafie e alle figure simbolo dell’impegno civile;
- racconti di esperienze quotidiane di legalità;
- storie di giovani impegnati nel volontariato, nella cittadinanza attiva o in percorsi di responsabilità sociale;
- contributi originali prodotti direttamente dai partecipanti.
L’obiettivo è dimostrare che la legalità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana, fatta di scelte, comportamenti e responsabilità.
L’iniziativa, pertanto, si caratterizza per la capacità di coniugare memoria storica e linguaggi contemporanei, trasformando un momento commemorativo in un’esperienza partecipativa.
Il valore aggiunto risiede in:
- un approccio attivo alla memoria;
- il coinvolgimento diretto dei giovani come produttori di contenuto;
- la costruzione di una comunità temporanea basata su valori condivisi;
- la capacità di rendere la legalità un tema vicino alla quotidianità.
In questo senso, il progetto contribuisce a rafforzare il legame tra giovani e istituzioni, promuovendo una cittadinanza più consapevole e responsabile.
La memoria diventa così non un esercizio del passato, ma una responsabilità del presente.
I 57 giorni tra Capaci e via D’Amelio diventano così uno spazio simbolico e concreto in cui i giovani sono chiamati non solo a ricordare, ma a scegliere, raccontare e costruire.
Le tappe del percorso a Palermo
23 maggio – lancio del progetto
20 luglio – presentazione e inaugurazione