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martedì 27 ottobre 2020

Fiorentina, piccoli segnali di risveglio col Napoli

21-01-2013
L’appuntamento tra la Fiorentina e la prima vittoria del 2013 viene ancora rimandato ma almeno la striscia negativa di sconfitte si è fermata. Non sarà molto ma è pur sempre una magra consolazione. Un pareggio, quello di ieri con il Napoli, che non può dire granché sul piano della classifica ma che riporta un minimo di serenità all’interno dello spogliatoio viola. Un primo piccolo passo verso quella ripartenza per l’Europa fermatasi da alcune settimane ma che i tifosi sperano ricominci nel migliore dei modi da Catania domenica prossima. L’ora di pranzo si conferma comunque un porta fortuna per la squadra gigliata, mai sconfitta dal 2009 ad oggi.
Un punto che fa morale soprattutto perché conquistato con una delle squadre più forti dell’intero campionato, che se la giocherà fino in fondo con la Juventus per lo scudetto. Montella però ne ha di cose da risistemare. La Fiorentina, infatti, non è più brillante e lucida come lo era stata fino a prima di Natale. Negli occhi rimane ancora la bella immagine del gruppo che tanto ha fatto soffrire la Juventus a settembre. I tifosi si erano abituati tutti troppo bene. Adesso invece di problemi ce ne sono. Difficile dire se le difficoltà siano più di carattere fisico o psicologico. Più probabile un mix di entrambi. Non c’è dubbio che le tre sconfitte consecutive abbiano un po’ scalfito la tranquillità dei giocatori. Più che normale questo. Quello che però risalta più agli occhi sono gli errori di alcuni singoli giocatori. Errori rari nella prima parte del campionato, diventati adesso più frequenti. Roncaglia, tutt’altro che perfetto contro il Pescara, anche contro il Napoli ha dimostrato di non vivere il suo momento di forma migliore. Un paio di brutti rinvii ma soprattutto l’errore di disattenzione in occasione dell’1-1 di Cavani. Sì, è vero, il difensore argentino è stato l’autore del momentaneo 1-0 su un clamoroso errore di De Sanctis ma è chiaro come i meriti – per lui e i tifosi viola non certo per gli avversari -  siano tutti da attribuire al portiere azzurro.
La Fiorentina ha dimostrato carattere e personalità nel limitare i danni di fronte a un Napoli letale, con la mentalità della grande squadra. Se poi si tengono conto i centoventi minuti di mercoledì contro la Roma è ancora più facile salutare il pareggio con un sospiro di sollievo. Ma l’aspetto che forse desta più perplessità nei tifosi è l’involuzione del gioco nel suo complesso. I continui fraseggi veloci e palla a terra, sullo stile del tichi taca del Barcellona – con le dovute proporzioni sia chiaro – sono diventati sempre più rari. Molto più regolare invece il lancio lungo per la testa di Toni. Cambiamenti all’interno della manovra non certo voluti da Montella e dal suo staff. Non se ne vedrebbero i motivi dopo aver conquistato ben 35 punti in 19 giornate. Piuttosto, cambiamenti forzati dettati dall’assenza prolungata di Pizarro.  Che il “Pek” sia un giocatore fondamentale per gli schemi della Fiorentina si sapeva da tempo. Accenni della sua importanza in campo si erano già intravisti durante il ritiro estivo di Moena. E’ il cileno, coadiuvato da Borja Valero, a far giocare bene tutta la squadra. Lui a dare l’inizio a tutta la manovra viola con passaggi e lanci illuminanti, a volte rendendosi anche protagonista di qualche rischio di troppo in una zona pericolosa come la sua. Rischi che un veterano dalle sue qualità ha però il diritto-dovere di prendersi. Senza di lui manca un riferimento, quella sicurezza a cui tutti si aggrappano nei momenti più duri. La continua alternanza tra Migliaccio e Romulo testimonia quanto Montella sia in difficoltà nel trovargli un degno sostituto. Con quest’ultimi due in campo si palesano nettamente i problemi della Fiorentina nella circolazione della palla. Non potrebbe essere altrimenti. Giocatori entrambi che hanno nella quantità, nella cattiveria agonistica e nella corsa, soprattutto il brasiliano, le loro doti migliori. Più portati alla distruzione che alla costruzione del gioco con il primo addirittura schierato più di una volta come difensore centrale durante la sua lunga permanenza a Palermo. Quasi sempre con risultati lodevoli.
Nota conclusiva, ma non per importanza: Jovetic. Il montenegrino ha deluso ancora una volta. Non una giocata, non un guizzo. Il giocatore che più degli altri dovrebbe aiutare la propria squadra nel salto di qualità sta fallendo tutti gli appuntamenti ormai da tre settimane. Nel frattempo i mugugni dei sostenitori si moltiplicano. Nel tabellino della partita contro il Napoli si registrano zero tiri in porta per il numero otto. Quello che più preoccupa non è tanto la mancanza del gol, che ci può stare per un calciatore, quanto piuttosto le eccessive difficoltà nel rendersi pericoloso. Da lui tutti si aspettano di più, specialmente il patron Andrea Della Valle che per trattenere il suo “campioncino” a Firenze ha respinto, l’estate scorsa, le continue avances della Juventus. Otto gol in sedici presenze sono un ottimo bottino per un fantasista non certo per un attaccante del calibro di Jovetic. Dal mercato difficilmente arriverà qualcuno in grado di infiammare gli animi dei tifosi, vedi alla voce Lisandro Lopez. In attesa che arrivi il 31 gennaio per vedere come andranno a finire le trattative è fondamentale che
JoJo ritrovi quell’incisività che lo ha portato a segnare ben quattro gol nelle prime tre partite di campionato. E con lui tutta la Fiorentina che in quattro gare è riuscita a timbrare il cartellino solo grazie a un autogol di Brkic e a un gollonzo d’altri tempi di Roncaglia.

Stefano Niccoli