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sabato 14 dicembre 2019

Vecino: ''In Italia per lasciare il segno, non sono di passaggio''

11-09-2013

Finalmente Matias Vecino. A nove mesi dal suo arrivo (fisico) a Firenze e un’estate tormentata per via di un passaporto comunitario che non arrivava mai, il centrocampista uruguayano si racconta davanti a telecamere e taccuini, in attesa dell’esordio in campionato. Queste le sue parole dalla sala stampa "Manuela Righini" dello stadio Artemio Franchi di Firenze:

"Quando sono arrivato a gennaio sapevo che potevano esserci problemi col passaporto, ma ho sfruttato questo tempo per conoscere la squadra.
Il mio ruolo? Sono un centrocampista più offensivo che difensivo, e mi piace molto giocare senza palla. Il numero 18? Mi piace l’otto, ma non c’era. Paura di non essere acquistato? Sono sempre stato ottimista, vedevo che c’erano tanti giocatori forti ma mi sono sempre impegnato in allenamento.
Il passaporto? Manca solo un’udienza, ci sono stati degli errori nei documenti, ma spero di ottenere il passaporto a gennaio.
L’esordio? Lo aspetto e spero di sfruttarlo al massimo. Questa settimana eravamo in meno a Firenze per via delle nazionali, ma ci siamo comunque impegnati al massimo. Sono felice di incontrare Cabrera contro il Cagliari, era un mio compagno in Uruguay”.
“I compagni sudamericani? Sapevo  che ne avrei trovati tanti e sono stati utili per ambientarmi.
A chi mi ispiro? Un po’ a tutti i compagni, cerco di prendere il meglio da chiunque. La concorrenza? Mi alleno al massimo per mostrare di essere pronto, spero di ritagliarmi più spazio possibile. A chi mi ispiravo da piccolo? A Zidane, ma sarà difficilissimo diventare come lui. Dei sudamericani in Italia apprezzavo particolarmente Veron. Il calcio italiano è molto più tattico di quello uruguayano, anche perché è più alto il tasso tecnico, e quindi anche il ritmo.
Montella? E’ un allenatore molto esigente e gli piace il pressing, questo ho notato.
L’esclusione dalla lista UEFA? Mi sembra normale, abbiamo una rosa importante e c’erano solo 25 posti, ma proverò a ritagliarmi uno spazio. Spero di lasciare il segno in Italia, non sono qui di passaggio
".

di Stefano Niccoli