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mercoledì 20 novembre 2019

Gualazzi, Maionchi e PFM: partenza col botto per il Campus della Musica

08-09-2014

Raphael Gualazzi, Mara Maionchi, PFM, Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Questi gli ospiti della prima giornata del Campus della Musica, che si è svolta sabato 5 settembre al Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze.
L'evento si rivolge ai musicisti, in particolare ai giovani, proponendo una serie di incontri e discussioni con i big della musica italiana che, raccontando le loro esperienze e il loro percorso, possono dare consigli utili a chi intende cimentarsi in quest'attività. Il tutto è caratterizzato da un'attenzione particolare allo show business: il programma "Genius", infatti, permette ai ragazzi di farsi assistere da un team di esperti -nel look, nel make-up, nell'alimentazione- al fine di creare degli artisti a tutto tondo.

Ad aprire la prima giornata del Campus è stato il cantante e pianista Raphael Gualazzi, che nella Cavea del Teatro ha raccontato la sua esperienza musicale. "Mi sono innamorato del pianoforte all'età di 8 anni", ha detto al pubblico, "e da allora non ho smesso di suonare anche grazie al sostegno di mio padre. A 14 anni sono entrato al conservatorio e poi ho iniziato a esibirmi come solista e con un gruppo di coetanei. È stato difficile coltivare la mia passione per il jazz in un ambiente chiuso e tradizionalista, imperneato sulla musica classica, come quello del conservatorio. Però ho tenuto duro e, non senza sacrifici e difficoltà, sono arrivato fin qui". Il giovane talento ha poi parlato del processo di scrittura e produzione dei suoi due dischi prima di ritirarsi negli interni per un colloquio privato con i partecipanti.

A seguire l'incontro con Mara Maionchi, produttrice discografica nota al grande pubblico per la partecipazione a X factor e altri talent show che, con la grinta e il suo tipico atteggiamento sopra le righe, ha intrattenuto gli ascoltatori con piccoli gossip su alcuni dei cantanti che ha scoperto e lanciato. Dai problemi col metronomo di Gianna Nannini alle difficoltà nella scrittura dei testi di Tiziano Ferro, la Maionchi ha regalato perle di saggezza all'audience: "Dovete essere determinati e sicuri di voi stessi, perché in questo mondo nessuno vi regala niente. E se rimarrete fedeli a voi stessi i vostri sforzi verranno ripagati". Non sono mancate, naturalmente, le stoccate alla scena musicale italiana "ormai stagnante e in declino inarrestabile, basti pensare al caso Moreno" (ride) e al mondo discografico "impegnato a produrre canzoni piuttosto che artisti", così come la discussione sui talent: "in Italia c'è un odio quasi viscerale verso questo format. In realtà bisogna distinguere la visibilità dal successo: i talent permettono a chi accede di avere i suoi cinque minuti di gloria e far piangere la mamma davanti alla TV, ma la maggior parte dei partecipanti se non quel quid non prosegue e sparisce nel nulla. Nella musica ciò che serve è bravura, capacità, portamento, carattere, bellezza: questo è il 10%. Il resto è culo".

Nel primo pomeriggio è intervenuto un colosso della musica italiana e internazionale: la PFM. Reduce da un'esperienza quarantennale, la band -composta da Franco Mussida, Franz Di Cioccio e Patrick Djivas- ha tenuto un discorso centrato sull'essere una band e sui rischi del mestiere, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera. "Una band è come una famiglia, con la differenza che i componenti non li scegli tu", ha detto Di Cioccio. "In una famiglia puoi avere un cugino o uno zio che non sopporti e con cui non hai rapporti, in una band funziona diversamente: sei legato agli altri da qualcosa di profondo, quasi spirituale. E, qualunque cosa tu faccia, non puoi separarti da loro. Come in una famiglia non mancheranno le occasioni di litigare e discutere, ma se il legame è autentico non si romperà".
"La principale trappola da evitare è la leaderizzazione", ha continuato Djivas, "Band ed ego sono due opposti, non possono funzionare insieme. Perché un gruppo funzioni è necessario che ogni membro sia un leader, che ognuno abbia delle responsabilità e che ci sia affiatamento". In chiusura, Mussida ha fatto una panoramica del progressive rock, genere di cui la PFM è tra i massimi esponenti mondiali: "La nostra idea è sempre stata quella di fare qualcosa di innovativo. Gli anni '70 sono stati estremamente prolifici per il prog internazionale e italiano: King Crimson, Genesis, Yes, Jethro Tull, Banco del Mutuo Soccorso, Area, Le Orme, Museo Rosenbach, Il Balletto di Bronzo. Noi abbiamo cercato di fondere la musica classica con il rock e gli elementi folkloristici italiani, creando un sound originale. E ci siamo sempre distinti dal prog tradizionale per lo spazio dato all'improvvisazione: mentre per gli altri il marchio di fabbrica era l'esecuzione impeccabile, a macchinetta, di quanto riprodotto su disco per noi era importante improvvisare, cambiare gli arrangiamenti e stupire ogni volta il pubblico. Il nostro concetto di musica si può riassumere nel motto: mai un album o un live uguale al precedente".

La band si esibirà il 29 novembre all'Obihall, eseguendo per intero "L'isola di niente" a 40 anni dalla pubblicazione.
Tra uno speech e l'altro c'è stato spazio per il cibo, con i vari chioschi disposti nei giardini del Teatro, e per la musica dal vivo con le esibizioni unplugged di band locali e della Fantomatik Orchestra che si è lanciata in una rivisitazione del capolavoro "È festa" della PFM.
Il prossimo appuntamento è il 30 novembre per la seconda gioranta del Campus. Tra gli ospiti: Claudio Baglioni, Fauso Donato, Mara Maionchi e Giorgio Assumma.
Info su www.campusdellamusica.com

Daniele Mu